‘O pata pata ‘e ll’acqua’: origini e significato del famoso detto napoletano

Sveva Di Palma

In giornate uggiose come queste di dicembre, sentiremo il napoletano medio pronunciare l’espressione “sta facendo ‘o pata pata ‘e ll’acqua“.

 

Ma cosa sta a significare questa espressione buffa, divertente, riferita alla copiosa quantità di pioggia che discende dal cielo? E quali sono le sue origini, la sua storia? Dobbiamo andare a cercare nella lingua napoletana, nelle sue radici e nelle sue mille sfumature per avere una risposta.

 

Le teorie, inoltre, sono molteplici, tutte affascinanti e possibili. Come per tutti i  detti napoletani, certamente, non sono mai banali o scontate. L’origine potrebbe essere nell’antica Grecia. O, almeno, questa è una delle spiegazioni possibili. Pare, infatti, che l‘etimologia si riferisca alla parola greca “parapatto“.  Parapatto significa “spargere tutto intorno“.

 

Ed in questo senso l’espressione sarebbe incredibilmente verosimile: un colorito modo per indicare l’ingente caterva d’acqua che si riversa al suolo. Si sparge, appunto, tutta intorno, senza lasciare asciutto nemmeno un piccolo fazzoletto di terra.

 

Un ulteriore spiegazione potrebbe connettere ‘o pata pata ‘e ll’acqua con la figura ecclesiastica di Padre Abate. Il dialetto napoletano ” Pat’ Abat‘” avrebbe poi, nel tempo, storpiato la pronuncia facendola diventare “pata pata”. Perché includere il Padre Abate nel diluvio?

 

Perché essendo la figura del Padre Abate la più alta del monastero, l’espressione si presta ad indicare un temporale incredibile, superiore agli altri , come a dire: il più grande dei temporali possibili sta per abbattersi su di noi.

Tuttavia, sembra impossibile non prendere in considerazione l‘onomatopea. Il rumore del “pat pat” delle gocce di pioggia che atterrano con violenza al suolo ricorda moltissimo il nostro detto “o pata pata ‘e ll’acqua”. Potrebbe essere una così naturale, semplice e spontanea associazione?

 

Oppure quel “pata pata” evoca il napoletano “pate”, ovvero il “Padre“? Se così fosse,  il “pata pata” sarebbe un acquazzone così potente da essere il padre di tutti gli altri acquazzoni.

In ogni caso, la fantasia e la ricchezza della nostra lingua è sempre sorprendente. Nessun dialetto riesce a dire così bene e con così tanta emozione un concetto. Pensiamo, ad esempio, alla parlesia. In quale altro luogo del mondo può esistere una invenzione così meravigliosa e bizzarra?

 

La fantasia, lo sappiamo bene, di certo non ci manca: la nostra benedizione e forse, al contempo, la nostra maledizione.

Ma simme fatte accussì.

 



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