O cocco ammunnato e buono: il significato nascosto dell’espressione napoletana

Giovanna Iengo

Tra gli svariati e infiniti modi di dire partenopei ce n’è uno molto noto: “O cocco ammunnato e buono”. Approfondiamolo insieme.

 

La lingua napoletana consta di un’infinità di termini, tutti particolareggiati e assurdamente diversi. Questi ultimi poi si uniscono creando altrettanti modi di dire e altrettante espressioni. La loro natura è davvero disparata. Nascono dalla storia passata partenopea, dalla cultura racimolata nei secoli, dall’attualità, da avvenimenti singoli resi universali e da peculiarità momentanee. Ma nella loro totalità hanno un elemento in comune: tutti promanano dall’amore per la città.
I modi di dire vengono tramandati nei secoli poiché vengono pronunciati dagli abitanti nelle loro conversazioni con i concittadini. In questo modo finiscono per essere appresi, incamerati, assorbiti e quindi tramandati.

O cocco ammunnato e buono

“Vulé o cocco ammunnato e buono” è classificabile come espressione pregna di napoletanità. Letteralmente significa “Volere il cocco sbucciato e pronto per essere consumato”. Sottolinea perciò il desiderio di ottenere un oggetto utilizzabile nell’immediato, senza dover impegnarsi per godere del massimo frutto.
Pare però che la natura partenopea del modo di dire sottintenda in realtà ben altro. Una parte della città infatti era solita – e in alcuni casi lo è ancora – utilizzare il nomignolo “cocco” non per la noce estiva difficile da aprire, ma per l’uovo di gallina. E ciò perché il nomignolo risulta un’onomatopea del verso dell’animale, il classico “coccodè”. I genitori lo utilizzavano e lo utilizzano quindi per coinvolgere i bambini e convincerli a nutrirsi del cibo in questione. Di conseguenza volere l’uovo sbucciato e pronto significa desiderare il piatto servito come si fa coi bambini, senza doversi occupare della sua preparazione.

Il risvolto a luci rosse

Negli anni postbellici la simpatica espressione vide l’apparizione di un’utilizzazione aggiuntiva. L’avvenimento era dovuto proprio ai tempi di guerra. All’epoca infatti gli alleati anglo americani apparivano in città e consegnavano alle napoletane generi di prima necessità e qualche moneta. Ciò spesso avveniva in cambio di prestazioni sessuali. Ma i rapporti divenivano continuativi al punto tale che le partenopee si riscoprivano lascive con statunitensi e britannici anche senza corrispettivo e spesso senza protezioni. Poiché il membro maschile nella loro lingua corrisponde alla parola cock, fu di facile traslazione il modo di dire “vulé o cocc ammunnato e buono”.

L’utilizzo

Tutt’oggi la frase viene utilizzata per riferirsi all’atteggiamento di un individuo in generale o in relazione a un singolo avvenimento. Chi vuole il “cocco” pronto null’altro è se non un lavativo scansafatiche, il quale non ha interesse nell’ottenere con soddisfazione un qualcosa dopo un duro lavoro, ma brama un risultato senza il minimo impegno, sperando che gli altri se ne occupino al suo posto.



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