O' Buvero, storia e tradizioni dell'antico rione di Napoli eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
O’ Buvero, storia e tradizioni dell’antico rione di Napoli
A. Ciancio
Foto I luoghi del cuore FAI

O’ Buvero, storia e tradizioni dell’antico rione di Napoli

Uno dei più antichi rioni di Napoli, custode di molte tradizioni: il Borgo di Sant'Antonio Abate, detto anche 'o Buvero.

Una delle particolarità che ha sempre caratterizzato Napoli è quella di riuscire a mantenere intatte molte tradizioni. Gli edifici e i quartieri storici non fanno eccezione e diventano parte degli itinerari turistici. I nomi dei santi a cui sono dedicati e alla loro storia aggiungono un tocco di misticismo. Per citare Sophia Loren in La Baia di Napoli: “A Napoli ogni giorno è la festa di un santo!” Il quartiere noto come O’ Buvero, nel rione Sant’Antonio Abate, mantiene l’aspetto e le tradizioni 400 anni fa. Andiamo a scoprirne le origini!

‘O Buvero, un po’ di storia

La storia del rione O’ Buvero, il cui significato è Borgo, affonda le radici agli inizi del XIII secolo. Durante l’epoca del regno degli Angioini, iniziò un’ opera di ricostruzione di abitazioni per i commercianti e gli agricoltori il cui profitto si basava sul  commercio mercantile e sull’agricoltura in diverse zone di Napoli, fino ad allore prettamente rurali. Tra questi, nacque il Borgo di Sant’Antonio Abate. Il rione si trova lungo un rettilineo di circa 800 metri che collega Porta Capuana a Piazza Carlo Terzo. Deve il suo nome all’abbazia dedicata al monaco eremita di origini egiziane fatta costruire da Giovanna d’Angiò allo scopo di ospitare i monaci ospedalieri del Tau. La struttura comprendeva infatti anche un ospedale costruito in seguito dai frati stessi, allo scopo di aiutare la popolazione a guarire dall’Herpes Zoster, comunemente nota come “Fuoco di Sant’Antonio”.

Un rito importante, tra sacro e… pagano!

Sant’Antonio Abate era ed è tutt’ora noto a Napoli come “Ntuono” – per distinguerlo dal santo omonimo che apparteneva all’ordine francescano – e passò alla storia per il suo rimedio a base di salice, alloro e grasso di maiale. I monaci confezionavano l’unguento in un foglio su cui veniva riprodotta la sua immagine. L’esito della cura aveva del miracoloso e non ci volle molto ai napoletani a trasformarlo col tempo nel santo protettore degli animali, degli allevatori e del focolare domestico. Il suo culto sostituì le divinità pagane a cui venivano rivolte le preghiere di abbondanza e prosperità.

Tuttavia, la tradizione pagana ha fuso le sue origini nella celebrazione della Festa del Santo. La sera del 17 gennaio è tradizione allestire una spettacolare pira – il cosiddetto Cippo – in cui tutti bruciano oggetti vecchi per buon augurio come da antichi rituali, aggiungendo la supplica “Sant’Antuono, pigliate o’ viecchio e dance o’ nuovo!”

Dal borgo al mercato

Il rione termina a Porta Capuana, con la cappella dedicata a San Sebastiano, il santo martire per eccellenza. Si dice che, grazie alle preghiere del popolo, il santo risparmiò gli abitanti nel borgo, alla Peste, nel 1530. Col passare del tempo, il rettilineo che anticamente si presentava come un percorso rurale, divenne un vero e proprio percorso cittadino. Lungo il percorso, è possibile visitare la splendida chiesa gotica di San Giovanni a Carbonara, con il suo spettacolare mausoleo di marmo dedicato alla famiglia reale e in particolare alla Regina Giovanna. La parola Borgo venne sostituita con il termine napoletano O’Buvero e il rione divenne un vero e proprio centro di scambi commerciali.

L’attitudine commerciale tipica dei napoletani, ha fatto sì che gli scambi diventassero una vera e propria abitudine, che si è protratta fino ad arrivare ai giorni nostri, con il caratteristico mercato, tutto da visitare per vivere nel pieno l’atmosfera dell’allegria e del folklore napoletano!

 

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