Nuova scoperta a Pompei: gli schiavi si nutrivano meglio degli uomini liberi eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Nuova scoperta a Pompei: gli schiavi si nutrivano meglio degli uomini liberi
A. Silvestri
5 Dic 2025 - 12:10
Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico Pompei

Nuova scoperta a Pompei: gli schiavi si nutrivano meglio degli uomini liberi

Alcuni lavoratori schiavizzati della villa godevano di una nutrizione migliore rispetto ai "liberi", grazie a fave e frutta. Le nuove scoperte archeologiche gettano luce su una realtà complessa e spesso sottovalutata.

Un’importante scoperta archeologica nel quartiere servile della Villa di Civita Giuliana, a Pompei, sta facendo luce su un aspetto della vita degli schiavi romani che sorprende e affascina: la qualità della loro alimentazione.

In uno degli ambienti del primo piano della villa, sono stati trovati resti di fave e un cesto contenente frutta, tra cui pere e mele. Questi alimenti, ricchi di proteine e vitamine, non solo integravano la dieta dei lavoratori schiavizzati, ma suggeriscono anche che, paradossalmente, alcuni schiavi godevano di una nutrizione migliore rispetto a molti liberi, che vivevano in condizioni di povertà.

La scoperta è stata possibile grazie a un finanziamento di 140mila Euro, parte della “Campagna nazionale di scavi a Pompei e in altri parchi nazionali” finanziata dalla Legge di Bilancio 2024 su proposta del Ministero della Cultura. Questi ritrovamenti sono stati pubblicati nell‘E-Journal degli Scavi di Pompei, offrendo una visione più profonda della vita quotidiana degli schiavi e delle politiche di alimentazione adottate dai loro padroni.

Una vita difficile, ma ben nutrita

Gli schiavi della Villa di Civita Giuliana vivevano in celle di 16 metri quadrati, in condizioni dure, spesso senza pavimenti e con spazi ristretti. Tuttavia, la recente scoperta suggerisce che, in un contesto di schiavitù, il padrone della villa aveva pensato di integrare la loro dieta di base, che consisteva principalmente di grano, con alimenti più nutrienti. Le fave fornivano proteine, mentre la frutta come le pere e le mele offriva vitamine essenziali. Questo tipo di alimentazione era cruciale per mantenere in buona salute i “lavoratori schiavizzati”, o instrumentum vocale, così come venivano definiti dai Romani, per evitare la malnutrizione e garantire una produttività elevata.

Un aspetto interessante della conservazione di questi alimenti al primo piano della villa è che, probabilmente, serviva a proteggerli da parassiti come topi e ratti. I resti di roditori rinvenuti nelle celle al piano terra suggeriscono che la zona servile fosse particolarmente vulnerabile alla proliferazione di parassiti. Inoltre, la posizione degli alimenti al primo piano potrebbe aver avuto anche una funzione di razionamento, con un controllo più rigoroso su quanto ciascun schiavo potesse consumare, in base alla mansione, all’età e al sesso.

Il sistema schiavistico romano: tra umanità e crudeltà

Gabriel Zuchtriegel, Direttore degli Scavi di Pompei e co-autore dello studio sul quartiere servile, ha sottolineato come questa scoperta metta in evidenza la contraddizione del sistema schiavistico romano. “Essere trattati come macchine, come strumenti di produzione, ma nonostante tutto, ricevere una dieta che può essere migliore di quella di molti liberi“, ha dichiarato Zuchtriegel. Questo strano paradosso, in cui gli schiavi potevano essere nutriti meglio dei cosiddetti “liberi”, rende ancora più evidente la crudeltà del sistema schiavistico, che vedeva gli esseri umani ridotti a strumenti di lavoro.

Scavi in corso e nuove prospettive

Le indagini archeologiche nel quartiere servile di Civita Giuliana non si fermano qui. Attualmente, è in corso il progetto di demolizione e scavo finanziato dal Parco Archeologico di Pompei, che mira a valorizzare l’intera area. Gli scavi, iniziati nel 2017, stanno portando alla luce dettagli significativi su come fosse strutturata la villa e sul funzionamento del quartiere servile. Questo nuovo progetto consentirà di ottenere una visione ancora più completa dell’organizzazione della villa e dei suoi servitori.

Nel frattempo, le scoperte recenti hanno rivelato anche altri elementi, come calchi di porte e attrezzi agricoli, che arricchiscono la comprensione del contesto in cui vivevano gli schiavi. Un’area interposta tra il quartiere residenziale e il quartiere servile è stata oggetto di scavo, per confermare la veridicità delle informazioni ottenute dalle indagini precedenti.

Queste nuove scoperte a Pompei offrono una prospettiva inedita sulla vita degli schiavi romani e sulla complessa organizzazione della villa di Civita Giuliana.

© 2026 Grandenapoli.it – Riproduzione riservata – Questo contenuto originale è di Grandenapoli.it e pertanto protetto da copyright.
Whatsapp Canale Whatsapp Canale