Neologismi della lingua napoletana: eccone 5 che avete sicuramente usato
Guai a pensare al napoletano come una lingua vecchia, anzi: è in continua evoluzione! Ecco 5 neologismi che avete sicuramente sentito (e usato).
Il napoletano è una lingua in costante evoluzione. Ha una storia secolare, colleziona vocaboli antichissimi e, nelle sue espressioni più poetiche, riesce ad evocare con successo il fascino antico della città millenaria che la utilizza.
Ma guai a pensare al napoletano come ad una lingua “vecchia” o, addirittura morta, come il latino. Essa è più viva che mai e, infatti, presenta sempre neologismi.
Insieme a termini arcaici, in disuso, obsoleti e magari in sostituzione agli stessi, il popolo napoletano inventa, trasforma e costruisce sempre nuove parole, nuovi significati e significanti. Per un popolo costantemente in movimento, che deve sempre arrangiarsi perché fin troppo spesso tiene la fame agli occhi e deve mettere insieme il pranzo con la cena, ci vuole lingua altrettanto veloce, scattante, flessibile.
Questo paraustiello per presentare cosa? Un elenco assolutamente non esaustivo dei 5 vocaboli di neologismo napoletano che sicuramente avrete già sentito:
1) Azzeccare
L’origine della parola azzeccare potrebbe essere addirittura tedesca ossia dal medio alto ted. zecken «menare un colpo» (Treccani). Quindi il primo significato utile per la parola è proprio quella di colpire, di afferrare un colpo. Da qui la trasformazione alla “sovrapposizione” fra due cose e di conseguenza ad un avvicinamento diretto fino al contatto continuato.
Proprio in questo antro si inserisce il napoletano, che col termine “azzeccato” o anche “azzeccuso” intende quindi una persona eccessivamente ossessionato da qualcuno o da qualcosa. E quindi “fra, te stai azzeccanno” vorrà dire “mi lasci il mio spazio vitale, gentile signore“.
2) Appiccicare
Soprattutto in relazione al punto 1), il verbo appiccicare e i suoi aggettivi derivati sono straordinari nel loro essere profondamente bastian contrari rispetto al corrispettivo italiano. Se appiccicare in italiano si traduce proprio con azzeccare, due persone appiccicate stanno sempre assieme, in napoletano due “ca se so’ appiccicati” non lascia spazio ad equivoci: quei due si odiano, non si possono vedere, hanno litigato.
Furbo e un po’ bastardo, il napoletano mette zizzania e crea scompiglio. Dove l’italiano crea, Pulecenella va e fa i dispetti. Da cosa deriva questa diversità? Probabilmente dal fatto che, si sa, dalla troppa vicinanza si genera il conflitto. Il problema dei rapporti è la convivenza, no? E allora due persone che si sono avvicinate troppo, finiscono a volte per scontrarsi. Si appiccicano.
3) Pariare
Molto in voga negli ultimi decenni fra i giovani (o i fu giovani). “Stammo parianno”. Significa divertirsi, fare baldoria. Spesso l’utilizzo, proprio perché molto diffuso fra i giovani, ha anche un sottile sotto significato di ostentazione del divertimento. Noi ci stiamo divertendo a differenza tua. Il popolo napoletano non è nuovo a questo tipo di manifestazione di leggera cazzimma nei confronti del prossimo.
Questa accezione viene confermata e si colora di perfidia ancora più marcata quando il divertimento viene suscitato dal prendere in giro qualcuno. In quel caso la locuzione si trasforma in “pariare ‘ncuollo a qualcuno“, “te stammo parianno ‘ncuollo“. Questo è uno dei neologismi più usati.
4) Allattarsi
Che splendido collegamento semantico! Una delle azioni più dolci e naturali della vita umana, quella della nutrizione del piccolo neonato attraverso il seno della mamma, in napoletano trova un’altra veste. L’immagine poetica del bambino che si nutre del latte materno diventa quindi un neologismo che indica la massima sensazione di piacere provata nella giornata, nella settimana, nel mese o addirittura nella vita.
“Me so’ proprio allattato” significherà mi sono consolato. È spesso utilizzato in ambito gastronomico. Dunque un’utilizzo corretto è dopo un lauto pasto. Nulla vieta di utilizzarlo anche dopo una notte di fuoco con il proprio partner: “M’è fatto proprio allattà!“Anche se, in questo caso, ci esponiamo a possibili ed ovvi equivoci, nella contestualizzazione intima della camera da letto.
Lasciamo a voi la responsabilità di utilizzare i neologismi presentati nella maniera più adeguata.
5) Lota!
Rigorosamente con punto esclamativo, sebbene utilizzato come insulto, la parola lota ha origini nobili. Latine, per l’esattezza. Deriva da lutum, il fango. Attenzione a non confonderla con il simile “Lutamma”, che invece deriva da letame.
Utilizzato come gentile (ma non troppo) sostituto di escremento, indica scarso apprezzamento per la persone cui si rivolge questo improperio. Sei una lota, sei cattivo, sei una persona inaffidabile, meschina.
Ecco la prima top 5 neologismi della lingua napoletana. La lista non è neanche lontanamente esaustiva. Se il contenuto vi è piaciuto, provvederemo a stilare altre liste simili.
Non vi azzeccate, non vi appiccicate, pariate, allattatevi e non fate le l…!

