Napoli, la villa del boss diventa fattoria sociale e comunità energetica
Il bene confiscato a Michele Zaza si trasforma in un ecosistema di opportunità con orti, fattoria didattica e comunità energetica.
A Napoli, la villa confiscata al boss della camorra Michele Zaza continua la sua trasformazione e guarda al futuro: diventerà una comunità energetica e sociale, ampliando le attività già avviate con Casa GLO.
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Da bene confiscato a spazio di comunità
La struttura, conosciuta come La Gloriette, è stata confiscata e trasformata nel 2010 in un servizio diurno per persone vulnerabili con difficoltà di autonomia. Oggi, il Comune di Napoli ha affidato nuovi spazi alla cooperativa L’Orsa Maggiore, ampliando il progetto con i piani sottostanti della villa e un terreno agricolo di 11mila metri quadrati. L’obiettivo è quello di creare un luogo capace di generare opportunità reali, raddoppiando il numero dei partecipanti alle attività.
Un’oasi di biodiversità tra orti e fattoria didattica
Il cuore del progetto sarà il terreno agricolo, che diventerà una vera e propria oasi della biodiversità. Qui nasceranno orti coltivati, attività di agricoltura sociale e una fattoria didattica aperta alla comunità. I partecipanti saranno coinvolti direttamente nella cura degli spazi, degli animali e nella produzione di prodotti a chilometro zero.
Inclusione e autonomia al centro
Casa GLO si rivolge a persone tra i 25 e i 30 anni con fragilità, ma nel tempo ha visto crescere anche la richiesta da parte di adulti e over 40. Ogni attività è pensata per sviluppare competenze, autonomia e protagonismo, creando un ambiente in cui ciascuno possa trovare il proprio spazio e costruire un percorso di vita.
Il progetto mette insieme realtà diverse ma complementari: il lavoro sociale de L’Orsa Maggiore, l’agricoltura sostenibile della Tenuta Melofioccolo, la ricerca sui diritti e il supporto educativo di altre associazioni del territorio. Un modello integrato che punta a trasformare il bene confiscato in un punto di riferimento stabile per la comunità.
La restituzione alla città
«La sottrazione del bene ritorna alla collettività», è stato sottolineato durante la presentazione del progetto. Casa GLO rappresenta infatti più di un intervento sociale: è un messaggio forte, che dimostra come i beni confiscati possano diventare strumenti concreti di riscatto, inclusione e sviluppo.

