Napoli: ritrovato coccodrillo antico nel sottosuolo, potrebbe essere quello della leggenda

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Articolo di , 04 Giu 2018

 

I volontari della Galleria Borbonica hanno ritrovato durante gli scavi dei denti aguzzi e delle ossa, e hanno così subito fermato le operazioni di scavo.

 

Giunto sul posto, Gianluca Minin, il deus ex machina del percorso ipogeo di Chiaia, ha personalmente recuperato tutte le ossa e si è messo all’opera per effettuare le dovute verifiche dichiarando: «Ho subito pensato che fossero i resti di un coccodrillo. Anche se il ritrovamento è avvenuto nelle viscere di Pizzofalcone, la mente è immediatamente volata alla leggenda del mostro del Maschio Angioino che divorava i prigionieri. Però ho resistito alla tentazione della rivelazione immediata del ritrovamento».

 

Infatti la scoperta risale circa a quaranta giorni fa, il tempo è servito per sottoporre le ossa a una datazione certa e per capire che tipi di animale fosse. La datazione è stata effettuata con il carbonio 14 dal Circe, Centro di ricerche isotopiche per i beni culturali e ambientali dove il metodo della spettrometria di massa con acceleratore ha accertato che quelle ossa risalgono a un periodo compreso tra il 1643 e il 1666.

I reperti sono stati affidati al professor Raffaele Sardella del dipartimento di Scienze della terra della Sapienza, a Roma. Il professore, con l’aiuto Dawid Adam Iurino, ha rimesso assieme tutti i resti e ha eseguito studi molto accurati sulle caratteristiche dell’animale, giungendo così alla conclusione che: si tratta di un coccodrillo del Nilo, proprio come quello della leggenda, anche se il professore ci tiene a precisare che l’attribuzione della provenienza del coccodrillo è certa «solo» al 95 per cento. C’è quindi un 5 per cento di possibilità che quel coccodrillo non sia giunto a Napoli direttamente dall’Egitto.

 

Il reperto è stato riportato a Napoli, dove Gianluca Minin vorrebbe esporlo all’interno del percorso della Galleria Borbonica. “Vorremmo realizzare una teca con la ricostruzione totale dell’animale, che superava i due metri di lunghezza» ha affermato.

 

Ci sono, però, pressanti richieste di poter esporre il reperto da parte dell’Associazione «Vivere Napoli» che si occupa delle visite al Maschio Angioino. I visitatori vengono condotti proprio all’interno delle prigioni dove la leggenda vuole che il coccodrillo andasse a cibarsi dei detenuti.

(Fonte il Mattino.it)

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