Napoli Pride 2026, tra partecipazione e momenti di tensione: cosa è successo
A più di una settimana dall’evento, la ricostruzione dei fatti del 30esimo anniversario del Napoli Pride: un'edizione segnata da una forte partecipazione ma anche da momenti di tensione lungo il corteo e nel backstage.
A più di una settimana dalla conclusione del Napoli Pride 2026, è possibile tracciare un bilancio più articolato di un’edizione particolarmente significativa. Quella di quest’anno ha infatti celebrato il trentennale del primo Pride del Sud Italia, svoltosi a Napoli nel 1996, confermandosi come uno degli appuntamenti più partecipati della città. Il corteo, partito da Porta Capuana e conclusosi in Piazza Dante, ha attraversato alcune delle principali arterie cittadine, raccogliendo una partecipazione molto ampia nonostante le temperature elevate. Un percorso più lungo del consueto, che ha toccato quartieri come Forcella, il Rettifilo e via Toledo, accompagnato – come da tradizione – dall’accoglienza calorosa della città.
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L’edizione 2026 si è distinta anche per il suo spessore culturale e politico: dieci giorni di iniziative, con il Pride Park al Real Albergo dei Poveri, che hanno offerto momenti di riflessione sulla memoria del movimento LGBTQIA+ e sulle principali tematiche contemporanee. Centrale, in questo senso, la piattaforma programmatica, scritta anche in lingua napoletana e ispirata ai valori costituzionali di libertà, pace e giustizia sociale.
Altrettanto significativa è stata la scelta delle madrine e dei padrini, che ha unito generazioni e sensibilità diverse: da Leo Gassmann e BigMama, figure di grande presa sui giovani e attente all’attualità, alla partecipazione di Maria Grazia Cucinotta, in dialogo con il claim dell’edizione di quest’anno del Napoli Pride, “Ricomincio da TREnta”, fino alla presenza della Tarantina, novantenne e simbolo storico dei femminielli napoletani.
Accanto alla dimensione celebrativa, però, la giornata del corteo è stata segnata da alcuni momenti di tensione che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e che hanno acceso il dibattito anche nei giorni successivi. Per provare a ricostruire quanto accaduto, abbiamo raccolto le testimonianze di tre attivisti del Napoli Pride, ovvero Tanya Di Martino, Nausica Federico e Vincenzo Capuano, dichiarazioni che permettono di approfondire tre specifiche fasi critiche che hanno segnato l’evento.
Il blocco del corteo a pochi metri da Piazza Dante
Il primo episodio critico si è verificato nella fase finale della sfilata, poco prima dell’arrivo in Piazza Dante, quando il corteo è stato improvvisamente interrotto.
A ricostruire la dinamica è Tanya Di Martino, attivista del Napoli Pride:
“Quella che doveva essere una giornata di sola festa e diritti per l’orgoglio LGBTQIA+ ha vissuto momenti di forte tensione e paura a pochi metri dall’arrivo a Piazza Dante. Il corteo, che stava sfilando pacificamente, è stato improvvisamente interrotto dalla presenza di un gruppo di contestatori. Una ventina di persone si sono palesate all’improvviso in mezzo alla carreggiata, piazzandosi direttamente davanti al secondo carro, uno dei fulcri della sfilata. I manifestanti si sono interposti a pochissimi centimetri dal mezzo in movimento, costringendo il conducente a una frenata estremamente brusca, che ha rischiato di trasformarsi in tragedia: l’arresto anomalo del veicolo ha messo in pericolo sia gli stessi contestatori a terra, sia le persone a bordo del carro e quelle posizionate subito dietro, esposte al rischio di cadute violente e schiacciamenti nella calca.
Temendo il peggio, sono intervenuta in prima persona sia come responsabile del carro che dell’intera parata. Sono scesa dal carro e ho provato a mediare e ripristinare l’ordine. Purtroppo,
compresa l’impossibilità di comunicare e il livello di ostilità crescente, la priorità è diventata la tutela delle persone presenti e ho allertato le forze dell’ordine, richiedendo un intervento d’urgenza per gestire l’ordine pubblico. L’arrivo degli agenti ha permesso di isolare il gruppo di contestatori e di mettere in sicurezza l’area, consentendo al carro e ai partecipanti di completare il percorso. Di tutto quanto accaduto, mi resta l’amarezza per un episodio di intolleranza che ha violato lo spirito pacifico dell’evento.”
Tensioni nel backstage
Una seconda fase critica si è verificata successivamente nell’area del palco e del backstage, in vista dello Star Show serale. Secondo quanto riferito dall’attivista Nausica Federico, i disordini sarebbero stati collegati alle tensioni già emerse durante il corteo:
“I disordini nel backstage non sono nati durante il concerto in sé, ma sono stati la prosecuzione delle tensioni emerse già durante il corteo. Il punto di partenza è stata la contestazione rivolta ai ragazzi di Keshet, associazione ebraica LGBTQIA+, che aveva formalmente aderito alla piattaforma del Napoli Pride, in effetti condannando il genocidio e la condotta del governo Netanyahu. I ragazzi non esponevano bandiere nazionali né simboli politici di Stato, ma indossavano una kippah con i colori dell’arcobaleno.
Da quel momento la situazione è progressivamente degenerata, prima con insulti molto gravi rivolti nei loro confronti e poi, nel backstage, con lo strappo della kippah a uno dei ragazzi di Keshet. Successivamente, mentre il comitato stava cercando di gestire quanto accaduto, alcune persone si sono posizionate nei pressi degli accessi dell’area backstage e hanno lanciato palloncini d’acqua e utilizzato pistole ad acqua contenenti un liquido viscoso, probabilmente urticante. A farne le spese sono stati quindi, da un lato, i ragazzi di Keshet, colpiti verbalmente e simbolicamente nella loro identità ebraica; dall’altro, alcune persone presenti nel backstage, tra comitato organizzatore, artisti e staff, raggiunte dal subbuglio generale.
Il Pride è uno spazio di dissenso, di libertà e di presa di posizione anche radicale, ma non può diventare uno spazio in cui la critica a un governo si traduce in ostilità verso un’identità. Si può e si deve condannare con fermezza il genocidio, la sofferenza del popolo palestinese e le responsabilità politiche del governo Netanyahu, ma questo non può mai giustificare insulti antisemiti o gesti violenti verso persone ebree, soprattutto quando parliamo di un’associazione LGBTQIA+ che aveva aderito alla stessa piattaforma pacifista del Pride.”
Le reazioni e il dibattito nei giorni successivi
Le tensioni registrate durante la giornata hanno avuto ripercussioni anche nelle ore e nei giorni successivi, soprattutto sul piano comunicativo e politico. A commentare questa fase è Vincenzo Capuano, attivista storico del movimento lgbt italiano e tra gli organizzatori del primo Napoli Pride del 1996:
“I rischi non riguardano solo la serenità del Pride. Di certo viene il sospetto che qualche scaltro figuro voglia mettere le mani per interposta persona su quella che oggi è la più grande manifestazione di piazza nella nostra città e nel nostro Paese. Ma il ripudio di una narrazione complessa, la semplificazione e “sloganizzazione” del linguaggio, per arrivare direttamente alla pancia delle persone, la rinuncia alla responsabilità istituzionale, la spinta centrifuga alla polarizzazione, sia da destra che da certa sinistra, costituiscono un fenomeno mondiale.
Il terreno privilegiato di scontro sono per lo più i cosiddetti social, dietro i quali si nascondono i leoni da tastiera, la loro post-verità, i loro insulti e, soprattutto, i loro manovratori, ma non sono rare, come nel caso del Pride, le ricadute analogiche e ideologiche sul terreno di un situazionismo, più o meno organizzato, di gruppetti violenti.
Sono le logiche con cui a piccoli passi, prima, e a grandi passi, ora, si è fatta strada l’onda nera mondiale. Il meccanismo è sempre lo stesso: partire da un’istanza anche giusta, da una paura diffusa, identificare un capro espiatorio dalla forte valenza simbolica, in quel momento ritenuto come più debole, e distruggerlo per occupare spazi politici, per conquistare un facile, irrazionale consenso. Si chiama populismo, ha tante declinazioni.”
E ancora, sul legame tra temi internazionali e manifestazioni come il Pride:
“Le due questioni non sono slegate, anche se la questione palestinese non deve far passare in secondo piano il fatto che molti diritti LGBT vanno ancora conquistati e quelli già in essere non sono garantiti in eterno, ma vanno difesi; soprattutto visto il clima politico internazionale. La questione palestinese rappresenta per la mia generazione un simbolo di lotta democratica a favore di un popolo oppresso, ma, più in generale, in favore dei più deboli, e stavolta ogni segno è stato passato con l’oscena reazione ai danni di Gaza e della Cisgiordania da parte del criminale Netanyahu. Di fronte all’orrore di Gaza è necessaria la più ferma condanna, dobbiamo pretenderlo soprattutto dal governo italiano. Anche il movimento LGBT, che per ragioni storiche evidenti ha forti matrici occidentaliste, su questo non deve coltivare incertezze.
Dall’altro lato, si è passato il segno della strumentalizzazione, tanto da far sinceramente dubitare che al centro di certe azioni squadriste ci sia realmente l’interesse per la Palestina. Questa gara ad accreditarsi, con strumenti sempre più violenti, come i più puri sostenitori proPal, imbavagliando ogni tipo di analisi, che pure le vicende storiche e politiche richiederebbero nell’interesse di una soluzione pacifica, non convince.
Imbarcarsi, inoltre, in narrazioni populiste e complottiste, per cui il Comitato Pride di Napoli e i suoi aderenti rappresentano la longa manus del governo Netanyahu o la quinta colonna delle operazioni di pinkwashing delle multinazionali americane è tanto inverosimile quanto in mala fede. È inaccettabile che un gruppo di persone LGBT di religione ebraica non possa intervenire sul palco del Pride, sia minacciato e insultato, perché si deve dare per scontato che, in quanto costituito da ebrei, sia emissario di un mostro criminale.”
Un’edizione storica tra partecipazione e complessità
Il Napoli Pride 2026 resta, nei numeri e nella partecipazione, una delle manifestazioni più rilevanti del panorama cittadino e nazionale. Allo stesso tempo, gli episodi che si sono verificati durante il corteo e nelle fasi successive aprono una riflessione sul rapporto tra partecipazione, dissenso e gestione di temi complessi all’interno di grandi eventi pubblici. Una riflessione che, a distanza di giorni, prova a restituire una lettura di quanto accaduto, al di là delle reazioni immediate e delle polemiche a caldo.

