“Napoli non è quella di Sal Da Vinci”: la replica di Cazzullo
Dopo la bufera social per le critiche a “Per sempre sì”, il giornalista del Corriere della Sera chiarisce la sua posizione e difende la grande tradizione musicale napoletana.
Dopo le polemiche scoppiate nelle ultime ora, Aldo Cazzullo torna a parlare delle critiche rivolte alla canzone “Per sempre sì”, con cui Sal Da Vinci ha vinto il Festival di Sanremo 2026.Il vicedirettore del Corriere della Sera ha voluto chiarire il senso delle sue parole e respingere le accuse di avere espresso un giudizio contro Napoli o contro il Sud. «Io amo Napoli e i napoletani», ha spiegato. «Sal Da Vinci è la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano. Siccome io la amo, non mi piace Sal Da Vinci».
Cazzullo ha dichiarato di apprezzare profondamente la grande tradizione musicale partenopea, citando artisti come Pino Daniele, James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e la Nuova Compagnia di Canto Popolare. «Artisti che affondano profondamente le loro radici nella Napoli popolare, ma che hanno saputo parlare a tutti», ha aggiunto, ricordando anche l’emozione provata da ragazzo ascoltando “Quanno chiove” di Pino Daniele.
Secondo il giornalista, la musica napoletana ha prodotto nel tempo opere capaci di restare nella storia, mentre ha espresso dubbi sul fatto che “Per sempre sì” possa avere la stessa fortuna: «Ho qualche dubbio che rimarrà. La Napoli di Sal Da Vinci oggi, come la Napoli di Mario Merola ieri, rappresenta uno stereotipo che con la cultura napoletana non ha molto a che fare. È un’attitudine strappacore, enfatica, consolatoria: l’amore per sempre, ti prometto davanti a Dio… Mi sembra un passo indietro».
Le parole che hanno acceso la polemica
Le dichiarazioni di Cazzullo arrivano dopo la forte discussione nata nelle scorse ora a partire da un suo commento pubblicato nella rubrica delle lettere del Corriere della Sera. Rispondendo a un lettore, il giornalista aveva definito “Per sempre sì” addirittura “la canzone più brutta della storia del Festival di Sanremo”. Ma non solo. Nel suo intervento, aveva anche scritto che il brano potrebbe essere “la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone”, parole che hanno immediatamente scatenato un acceso dibattito sui social. Molti utenti hanno criticato in particolare l’accostamento con la camorra, considerato offensivo e legato a stereotipi sulla città e sul Sud.
Altri hanno invece difeso la libertà di critica, ricordando che la discussione sul valore artistico di una canzone fa parte del normale dibattito culturale.
Intanto, il cantante napoletano si prepara a ricevere un nuovo riconoscimento: mercoledì 11 marzo il sindaco Gaetano Manfredi gli consegnerà la Medaglia della Città di Napoli.

