Napoli – New York, nel nuovo film di Gabriele Salvatores si parla napoletano

Nel nuovo film di Gabriele Salvatores si parlerà in napoletano senza sottotitoli: per il regista una vera e propria sperimentazione personale e artistica.

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Articolo di , 27 Nov 2023
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Gabriele Salvatores è un regista molto amato dal popolo italiano e napoletano. Con le sue atmosfere rarefatte e una predisposizione per raccontare l’assurdità dell’umano, ha messo a nudo le parti fragili dell’ italiano medio, ma anche dell’umanità intera.

La sua prossima fatica, intitolata Napoli-New York, è anche il primo film della sua lunga carriera in lingua napoletana. In una recente intervista per La Repubblica, il regista ha espresso tutta la sua emozione riguardo questa scelta artistica, vivendola come una impresa emozionante ed emozionale, definendola quasi una terapia. Nelle sue parole tanta voglia di sperimentare ed esprimersi.

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Gabriele Salvatores e il primo film in napoletano: Napoli-New York quasi una terapia

Il regista ha spiegato a Repubblica quanto questo film, il primo napoletano della sua carriera, significhi molto sia a livello artistico che personale.

L’artista ha asserito: “Nel mio film si parla napoletano stretto, non metterò i sottotitoli: non è un dialetto, è una lingua. Chi capisce capisce, e chi non capisce, intuisce. Questo è il mio primo film napoletano, pensato a Napoli. Mi sono ispirato alla memoria della mia famiglia, le pizzelle al ragù e, come diceva Eduardo, quella sensazione di addormentarsi sentendo il suono degli ziti spezzati da mia madre”. Uno studio, nonché un viaggio, nella napoletanità personalissima di un artista che conosce il capoluogo campano con le sue tradizioni e rituali, profondamente radicati in un popolo così meticolosamente spirituale e religioso (anche se non sempre secondo i dettami canonici).

La sinossi ufficiale di Napoli-New York recita: “Nell’immediato dopoguerra, tra le macerie di una Napoli piegata dalla fame, dalla povertà e della miseria, i piccoli Carmine e Celestina tentano di sopravvivere come possono, aiutandosi a vicenda. Una notte, però, s’imbarcano come clandestini su una nave diretta a New York, per andare a vivere con la sorella di Celestina emigrata diversi anni prima. I due bambini si uniscono dunque ai tanti emigranti italiani in cerca di fortuna in America e, così facendo, sbarcano in una metropoli sconosciuta, che dopo numerose e difficili peripezie, impareranno a chiamare casa”.

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