Napoli esoterica tra occulto, misteri e leggende

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Donatella Guetta

A Napoli tanti sono i luoghi considerati esoterici: dai palazzi alle chiese fino alle piazze.
Magia ed alchimia si fondono in un avvolgente alone di mistero e leggenda.
Tutta la cultura partenopea è intrisa di credenze e superstizioni che hanno origini molto antiche.

 

Napoli è una città profondamente intrisa, nel suo tessuto urbano dalla storia millenaria, di simboli e richiami esoterici.

Leggende, alchimia, magia sono strettamente legati all’architettura di chiese, palazzi e piazze che celano storie avvolte dal mistero e dall’esoterismo.

Il fascino del centro storico vibra tra esoterismo e mistero

 

Passeggiando per le vie del centro storico e curiosando tra le storie dei siti storici e artistici che si incontrano, ci si accorge che molti di questi sono testimoni di occultismo e vicende ricche di mistero, talune anche terrificanti e spaventose.

Se le forme architettoniche, le pietre e finanche i materiali utilizzati per le costruzioni nascondono spesso anche scelte dipese dalla volontà di rispondere a rituali esoterici, anche gli usi, i costumi e, più in generale, tutta la cultura partenopea sono permeati da superstizioni e leggende.

 

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Le credenze e le superstizioni sono intrise nello spirito dei napoletani

 

Il napoletano, nel suo approccio alla vita di tutti i giorni, nella sua modalità di affrontare i problemi e gli ostacoli che gli si presentano, nel suo colorito linguaggio e nella sua propensione a gesticolare, lascia trapelare tradizioni e superstizioni che affondano le loro origini in alcune credenze che si sono tramandate nel corso dei secoli.

Alcuni oggetti hanno simbologie profonde solo se ti vengono donate da chi ti augura del bene. Il  cornicello, re indiscusso dei portafortuna, assolve al suo compito di recare buon auspicio solo se regalato ed è buon segno se prima o poi rompe la sua punta.

Il mondo dell’aldilà è al centro della cultura partenopea

 

Proverbi, detti, modi di dire, che costituiscono una vera e propria filosofia di vita con annessi insegnamenti e moniti al corretto agire, richiamano il naturale e spontaneo rapporto dei partenopei col mondo dei morti. Essi non sono guardati con timore e distanza ma, nel caso di spiriti e anime buone, sono ben accetti e accompagnano la vita quotidiana.

Spiritelli che amano gli scherzi, monacielli che popolano le case, anime del purgatorio che aleggiano tra i palazzi popolano liberamente il mondo dei vivi, convivendo in armonia e sintonia purché trattati con rispetto.

 

Il monaciello è così chiamato perché, secondo la testimonianza di chi avrebbe avuto occasione di vederlo, è piccolo e porta un cappuccio. E’ uno spirito che può comportarsi bene se trattato con rispetto e simpatia, giocherellone, infatti ama nascondere le cose della casa e se prende in simpatia il padrone dell’abitazione può anche lasciare qualche simpatico regalino. L’importante sarà non rivelare mai di averlo visto. Ma se non benvoluto e rispettato i suoi scherzi saranno allora nefasti per il malcapitato. Guai a non ossequiarlo!

 

Quanto accade a Napoli potrebbe apparire “antico” in tante altre parti del mondo ma le motivazioni irrazionali che spingono al culto di questi spiriti e al legame verso le tradizioni sono profondamente e, oserei dire, gioiosamente radicate nel popolo napoletano. Tutto ciò è racchiuso e risolto nella famosa espressione “Non è vero, ma ci credo”.

Seppur consapevoli dei fondamenti non certo scientifici di alcuni gesti scaramantici e alcuni rituali benaugurali, il napoletano, di qualsiasi livello culturale si tratti e a qualsiasi ceto sociale appartenga, sembra non avere alcuna voglia di prendere le distanze da alcune convinzioni e tradizioni che, anzi, rispetta con fierezza.

 

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Fede e superstizione si fondono nel culto delle anime pezzentelle

 

A testimonianza, ancora, del rapporto particolare tra il popolo napoletano e il mondo dell’aldilà, vi è il culto delle anime pezzentelle. Le anime pezzentelle sono quelle anime che sono state abbandonate, ignorate, sono morte in solitudine e sepolte in fosse comuni e quindi non hanno ricevuto neanche il rito di compianto riservato a tutti i morti.

Sin dal 1600 a Napoli si stabilì un’usanza secondo la quale si usava adottare un teschio o meglio una capuzzella appartenente a queste anime, alleviando così il suo senso di abbandono. In cambio alle anime si chiedevano grazia e protezione.

 

Ancora oggi i teschi posizionati all’esterno della Chiesa del purgatorio ad Arco sono accarezzati da tutti i napoletani passanti che si guardano bene dal tirare dritto negando una carezza all’anima pezzentella.

Questa consuetudine si è consolidata nel tempo ed è la testimonianza di come spesso si fondano fede e superstizione.

Misteri che vengono da molto lontano brillano di fascino e suggestione

 

I misteri, le tradizioni, i proverbi e le usanze napoletane sono tantissimi e così interessanti perché non solo nascondono, come già detto, una vera e propria filosofia di vita ma anche perché spesso hanno origini così lontane nel tempo da risalire a culti pagani e a popolazioni che anticamente hanno popolato la nostra città lasciando tracce indelebili poi mescolatesi alla cultura locale.

 

Scoprire tutte le curiosità legate a Napoli e ai suoi simboli esoterici, addentrarsi nel vivo della sue tradizioni e superstizioni, è una vera e propria avventura per chi non la conosce e che, ci voglia credere o meno, sarà inevitabilmente affascinato e travolto dalla suggestione dei misteri sottesi a tanti aspetti di tutta la città.

 

 



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