Napoli e Caravaggio: tra vicoli, palazzi e tre capolavori

Valentina Cosentino

Napoli e Caravaggio, una storia complicata, fatta di assiduo lavoro, di grandi capolavori, ma anche di vicende oscure che ne segnarono profondamente gli ultimi anni di vita.

Caravaggio, sempre Caravaggio, non si fa che parlare di lui, dell’eccelso maestro, di una vita troppo presto sottratta al mondo dell’arte, dei suoi immensi capolavori, della luce dei suoi dipinti, dell’enorme rivoluzione artistica da lui introdotta. Insomma se ne parla quasi fosse l’unico artista sulla terra, ovunque c’è sempre e solo Caravaggio!

Si perchè Michelangelo Merrisi da Caravaggio, per tutti solo e soltanto il Caravaggio, è sicuramente uno dei personaggi più intriganti della storia dell’arte. Sarà per la sua rocambolesca vita, sarà per l’anima inquieta che lo destinò ad una morte prematura, sarà per l’indole errabonda e collerica che lo portò più di una volta ad avere guai con la legge, sarà per la sua storia ancora densa di mistero, o sarà solo per le sue incredibili opere, fatto sta che Caravaggio attrae: ha il fascino oscuro del “cattivo ragazzo“, l’anima nera che sa restituire meraviglie ed alla quale in nome dell’arte sembra potersi perdonare ogni cosa.

Caravaggio ebbe con la città un legame speciale, fu due volte a Napoli nella sua errabonda e complicata vita. Ma qui non è il caso di parlare delle oscure vicende legali che segnarono le sue peregrinazioni, e neppure dei suoi capolavori. Della sua tecnica pittorica che rivoluzionò il modo di guardare al mondo, si è già scritto tantissimo, vogliamo invece raccontare Caravaggio attraverso i luoghi in cui visse in città.

Il suo “periodo napoletano” ha inizio a causa di alcuni guai con la legge che lo portarono a fuggire da Roma. Arriva a Napoli il 28 maggio del 1606, dopo una rocambolesca fuga da Roma. La città partenopea lo accoglie con gli onori che la sua fama richiedeva, e sì, perché era già un pittore famoso, anche se questo non lo mise nè al riparo dalla legge, nè gli risparmierà più tardi una misera morte.

Durante questo primo periodo a Napoli visse lavorando alacremente a numerose commesse, alloggiando in un non ben identificato posto dei Quartieri Spagnoli. Qui Caravaggio dipingeva non ciò che immaginava, ma ciò che vedeva. Tutti i temi, soprattutto religiosi, che erano oggetto dei suoi quadri si rivestivano della tragica umanità che osservava nei vicoli di Napoli. Figure vive, reali diventavano protagonisti dei suoi dipinti nei panni di una santo o una santa o dello stesso Gesù o di un angelo. I suoi modelli, il popolo che abitava alla porta accanto.

Un’opera resta a Napoli di questo suo soggiorno, tutti gli altri capolavori qui dipinti sono finiti nelle collezioni dei musei di mezzo mondo e la fantasia ci fa sognare e ci fa immaginare che forse proprio uno degli abitanti di quei bassi che ancora caratterizzano i Quartieri Spagnoli da uno di quei quadri esposti in qualche parte del mondo, nei panni magari di un santo, ci guardi  sorridendo della sua sorte.

Ma torniamo a Napoli, dicevamo dell’opera più significativa di questo periodo: le  Sette opere di Misericordia, il suggestivo quadro, commissionato dal  Pio Monte della Misericordia. Basta una passeggiata per la storica Via Tribunali per poterlo ammirare ancora oggi.

Ma, non finisce qui, la presenza di un maestro come Caravaggio a Napoli non può lasciar indifferente il panorama artistico vivace che anima la città e molti sono i pittori che contemplando le sue opere e incontrandolo e vivendo a stretto contatto con lui ne prendono esempio,  sperimentano i suoi insegnamenti in termini di luci e colori dando vita ad una scuola pittorica senza pari.

Da Napoli Caravaggio si spostò in altre città, ma tornò in città  e qui trascorse quello che poi sarebbe stato il suo ultimo anno di vita.

Tra il 20 ottobre 1609 e il 18 luglio 1610, fu ospite della marchesa Costanza Colonna, appartente ad un ramo della nobile famiglia napoletana dei Carafa, ma erede anche di quei Colonna di Roma da cui lo stesso Caravaggio era protetto. Non scelse più i Quartieri Spagnoli, ma la nobiliare residenza della famiglia a Chiaia, il famoso Palazzo Cellammare. Il pittore dalle ariose stanze affacciate sullo splendido panorama che doveva godersi dai suoi terrazzi e nella sicurezza dell’ incantevole giardino continuò alacremente a lavorare per varie commesse tra cui i quadri che portò con sè nel suo ultimo viaggio verso Roma. Ma sopratutto dipinse le tre magnifiche tele per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, perdute a causa del terremoto del 1805 ed il quadro rimasto incompiuto: il Martirio di Sant’Orsola, commissionato dal genovese Marcantonio Doria ma oggi tornato a Napoli e conservato presso la Galleria di Palazzo Zevallos in via Toledo.

Tuttavia la protezione della marchesa non lo salvaguardarono da una vita sempre al limite e fu proprio in questo periodo che si trovò coinvolto in un agguato ordito ai suoi danni che si tramanda avvenuto nella oggi scomparsa  Locanda del Cerriglio, nei pressi di Via Sedile di Porto, durante la quale rimase gravemente sfigurato tanto che in città si diffuse la notizia che avesse addirittura perso al vita. E’ la notte del 24 ottobre 1609, qualcuno dice.

Caravaggio, in un’ariosa giornata di Luglio, favorevole la marea ed il vento, si mise in viaggio alla volta di Roma con la speranza del perdono e di vedere finalmente la fine del suo travagliato esilio  dove tuttavia non giungerà mai lasciando come immensa eredità un’opera giudicata senza pari già dai contemporanei ed oggi oggetto di una vera e propria venerazione in mezzo modo.

In breve: l’itinerario attraverso i luoghi e le opere di Caravaggio a Napoli

  • Quartieri Spagnoli
  • Taverna del Cerriglio – Via Sedile di Porto
  • Palazzo di Costanza Colonna a Chiaia (Pallazzo Cellamare)- via Chiaia
  • Martirio di Sant’Orsola – Galleria di Palazzo Zevallos, Via Toledo
  • Sette opere di Misericordia- Pio Monte di Misericordia, Via Tribunali
  • Flagellazione di Cristo – Museo di Capodimonte


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