Napoli cambia volto: debito ridotto, servizi più efficienti e 2.200 assunzioni in 4 anni
Il “Patto per Napoli” racconta una città che riparte.
Napoli prova a costruire una nuova fase della sua storia. A quattro anni dalla firma del Patto per Napoli, l’accordo tra Comune e Governo che ha evitato il dissesto finanziario, arrivano numeri che raccontano una città diversa: più stabile nei conti, più veloce nei pagamenti e con una macchina amministrativa finalmente rafforzata.
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Meno debiti, più personale e più servizi
Il dato più significativo riguarda il debito del Comune, che è stato ridotto di oltre 800 milioni di euro. Se nel 2021 il disavanzo superava i 2,2 miliardi, oggi si avvicina a quota 1,4 miliardi, segnando un cambio di rotta netto. Ma a fare davvero la differenza, soprattutto per imprese e professionisti, sono i tempi di pagamento: dai 314 giorni del 2020 si è passati a circa 22 giorni nel 2025.
Negli ultimi quattro anni, il Comune ha avviato anche un importante piano di assunzioni, con circa 2.200 nuovi dipendenti inseriti attraverso concorsi pubblici. Un passo fondamentale per rimettere in moto una macchina amministrativa che per anni aveva sofferto il blocco del turnover.
Lotta all’evasione e valorizzazione del patrimonio
Accanto al risanamento dei conti, il Comune ha lavorato anche sul fronte delle entrate. In due anni e mezzo sono state gestite 1,8 milioni di pratiche, con incassi per circa 275 milioni di euro, soprattutto grazie al recupero dell’evasione su TARI e IMU. Parallelamente, si punta a valorizzare il patrimonio immobiliare cittadino e a ridurre gli sprechi, per rendere il sistema più sostenibile nel lungo periodo.
Cosa cambia per i cittadini
Dietro questi numeri c’è un obiettivo concreto: migliorare la qualità della vita in città. Conti più in ordine significano infatti più possibilità di investire in servizi, manutenzione urbana, trasporti e progetti per i giovani. La sfida ora è mantenere questi risultati anche nei prossimi anni, quando i fondi statali inizieranno a diminuire. Dal 2026, infatti, i contributi nazionali saranno ridotti, costringendo il Comune a puntare ancora di più su una gestione autonoma ed efficiente. La direzione è tracciata: consolidare i risultati raggiunti e trasformare il risanamento in una condizione stabile, non più straordinaria.

