Il soggiorno napoletano di Boccaccio e la scoperta dei suoi primi amori

Serena Vagnoni
Il soggiorno napoletano di Boccaccio e la scoperta dei suoi primi amori
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Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura…… ah no, scusate ho sbagliato opera.

Cara Fiamma, per cui ’l core ò caldo, que’ che vi manda questa Visione Giovanni è di Boccaccio da Certaldo.

Ok, Adesso va meglio perché,  come avrete capito, la nostra intenzione è proprio quella di fare quattro chiacchiere su Boccaccio.

La storia di Giovanni Boccaccio si intreccia a doppio filo con quella della splendida Napoli Angioina poiché è proprio tra i piaceri raffinati e mondani di questa città che l’autore scopre l’amore per la scrittura e mette a frutto le enormi potenzialità del suo ingegno poetico.

La sua storia, benché lontana nel tempo, è la storia di tutti quelli che ricevono una chiamata dal destino mentre sono occupati a fare altro: Boccaccio, infatti, si reca a Napoli su volere del padre per seguire un apprendistato bancario, e mentre studia per mettere a tacere le sue ambizioni artistiche, subisce il fascino irresistibile della letteratura, protagonista indiscussa del vivace ambiente culturale di corte.

La ricca Biblioteca Reale rappresenta il suo primo grande amore napoletano. Qui si appassiona alle vicende cortesi dei romanzi cavallereschi, legge i versi d’amore della recente tradizione stilnovistica ed entra in contatto con il mondo lontano e spesso vagheggiato dei classici latini. Tra questi apprezza particolarmente Ovidio che fa dell’amore il fulcro centrale della sua poesia. Nel frattempo frequenta i corsi di Cino da Pistoia e si avvicina sempre più alla poesia stilnovistica, che ne segna difatti l’esordio.

Il soggiorno napoletano riveste un ruolo importantissimo nel processo di formazione dello scrittore, poiché è qui che sviluppa un acuto spirito di osservazione e conosce approfonditamente i caratteri e i costumi dei più svariati strati sociali; difatti, proprio il contatto con la realtà concreta e multiforme della nostra città gli fornisce la giusta ispirazione per la creazione del colorato mondo del Decameron.

In questo senso, allora, grande onore e merito va a Napoli che per prima ha scoperto il talento di colui che sarebbe divenuto una delle tre corone fiorentine, capisaldi assoluti di tutta la nostra tradizione letteraria.

Tuttavia, Napoli non è solo la città degli stimoli intellettuali ma anche la capitale della vita mondana, e nel suo clima di festa, Boccaccio vi si immerge a pieno, confondendosi con la raffinata aristocrazia locale. Qui incontra la celebre Fiammetta, a metà strada tra personaggio reale e figura squisitamente letteraria, che diventerà musa ispiratrice di buona parte della sua produzione letteraria.

Boccaccio racconta di averla vista per la prima volta  il sabato santo del 1336 nella chiesa di San Lorenzo Maggiore e di essersene perdutamente innamorato sin dal primo sguardo. Sul conto di questa donna sono state fatte numerose congetture e ancora oggi c’è chi la considera un personaggio reale e chi, invece, ritiene che non sia mai esistita. L’autore per rendere reale la sua figura le ha costruito attorno un’autobiografia ideale, in base alla quale la sua persona sarebbe da identificare con Maria D’Aquino, figlia illegittima del re Roberto D’Angiò e di una nobildonna parigina di alto lignaggio.

Al di là di qualsiasi congettura, la verità è che ogni cuore romantico non può fare a meno di credere che questa storia d’amore sia autentica, così come non può evitare di provare una forte emozione alla vista della chiesa galeotta. E questo, che Fiammetta sia esistita o meno, è forse il regalo più bello che Boccaccio ha lasciato ai napoletani.

Anche la nostra tradizione letteraria deve molto all’immagine di questa donna  perché è lei che ha ispirato le più intense opere d’amore del periodo napoletano. Tra queste ricordiamo il Filostrato e il Filocolo, in cui il tema amoroso è trattato nei suoi risvolti psicologici e presenta l’eco delle vicende sentimentali dello stesso autore; ciò è evidente soprattutto nella seconda opera, nella quale il protagonista incontra a Napoli, nei pressi della tomba di Virgilio, un personaggio di nome Caleone (dietro il quale si cela lo stesso autore) che lo invita ad unirsi ad una nobile brigata di cui fa parte anche Fiammetta.

Il vero capolavoro degli esordi, però, è costituito dal poema Amorosa Visione da cui sono tratti i versi iniziali dell’articolo: si tratta di un’opera in cinquanta canti, scritta in terzine dantesche, che racconta la storia di un sogno in cui il protagonista incontra la bella Fiammetta nel giardino di un castello e inizia un percorso per conquistare il suo cuore. Non sveliamo altro perché non vogliamo togliervi il piacere della lettura.

Quella di cui lui ci parla Boccaccio è dunque una Napoli festosa, città “lieta, pacifica, abbondevole e magnifica” per parafrasare i suoi versi; una Napoli che ci riporta indietro nel tempo ma che, nonostante i secoli che la separano da quella di oggi, conserva ancora quello spirito vario e multiforme che ha lasciato la sua più grande eredità nel Decameron.



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