Una napoletana a Little Italy

Una napoletana a Little Italy
Vota questo articolo

“Welcome to Little Italy” è l’insegna di benvenuto che accoglie tutti coloro che mettono piede per la prima volta a Mulberry Street, la celebre via dove si susseguono ristoranti, bar e negozi gestiti dagli italo-americani che a partire dalla metà del XX secolo si sono trasferiti nella Grande Mela.

Passeggiando per il quartiere nel mese di agosto si respira un’aria allegra e gioiosa, che rispetta in pieno la visione (a volte stereotipata) che gli stranieri hanno dell’Italia come il Bel Paese del buon cibo e del buon umore. Lungo la strada si incontrano i ristoranti “Grotta Azzurra”, “Lunella”, “La Mela”, “La bella vita”, la pasticceria “Caffè Palermo” che sostiene di avere “The Best Cannoli on Planet Earth”, ovvero i migliori cannoli del pianeta (una scettica arricciata di naso è d’obbligo) e il nostrano “Caffè Napoli” dove si spera che i turisti possano finalmente gustare un vero espresso e non una sua mal riuscita imitazione. Non mancano all’appello le decine di negozi di souvenir dove è possibile acquistare a prezzi più economici oggetti-ricordo di New York e di Little Italy da venditori di nazionalità non Italiana.

Little Italy sta scomparendo?

A tal proposito, pochi italiani risiedono ancora a Little Italy, quartiere che si è trasformato in un vero e proprio melting pot (letteralmente “calderone di razze”) e che sta diventando sempre più piccolo a causa dello sconfinamento dei quartieri circostanti (Chinatown a nord e Soho a ovest). In un articolo del New York Magazine del 2004 intitolato “Arrivederci Little Italy”, Bill Tonelli scriveva che «Una volta Little Italy era come un villaggio napoletano ricreato su questo lato dell’oceano, con la sua lingua, le sue abitudini e i suoi istituti culturali e finanziari», e infatti tra i molti Italiani che giunsero nella Grande Mela i Napoletani si stabilirono principalmente in Mulberry Street, i Siciliani in Elizabeth Street e i Calabresi e i Pugliesi in Mott Street. Dal momento in cui gli Italiani hanno iniziato a trasferirsi nelle zone più tranquille del Queens o del New Jersey, la “Piccola Italia” è stata man mano conquistata dalle insegne cinesi, per cui oggi, nonostante i 700 mila italo-americani censiti in tutta la città, sono oramai del tutto scomparsi gli Italiani nati in Italia.

Facendo un passo indietro, com’è iniziata l’emigrazione dei Napoletani?

Perché i Napoletani cominciano ad emigrare?

La maggior parte dell’emigrazione napoletana ebbe inizio con l’avvento dell’Unita d’Italia. Il Regno delle Due Sicilie fu invaso nel 1860 ed occupato militarmente dal regno piemontese dei Savoia, cui fecero seguito dieci anni di guerra civile durante la quale furono assassinati circa un milione tra Napoletani e Siciliani. Le casse del Regno furono quasi del tutto saccheggiate e perfino i macchinari delle fabbriche napoletane furono portati al Nord dove in seguito sorsero le industrie del Piemonte, della Lombardia e della Liguria (il cosiddetto “triangolo industriale”). Se si tiene conto che a tutto ciò si aggiunse anche la depressione economica causata dalla politica colonizzatrice dell’Italia Unita è facile comprendere che per molti Napoletani e Siciliani l’emigrazione era la sola speranza di salvezza.

Nonostante tutte le innumerevoli difficoltà che i nostri conterranei hanno dovuto affrontare per farsi strada in un paese straniero e spesso inospitale, è grazie al loro lavoro e alla loro forte intraprendenza che oggi il nostro paese è apprezzato in tutto il mondo. Per non parlare della vera e propria mania per le delizie culinarie napoletane, tra cui l’amatissimo espresso, il babà, la mozzarella e l’unica ed inimitabile pizza, che oggi è possibile gustare anche da Sorbillo Nuova York in Times Square e presto da Ripieni York in Union Square!

IMG_5720     IMG_5726

IMG_5721     IMG_5722



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu