"Metamorfosi - Ciò che resta diventa musica", una mostra diffusa a Napoli: il percorso che unisce sei luoghi della città
“Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica”, una mostra diffusa a Napoli: il percorso che unisce sei luoghi della città
A. Silvestri
29 Set 2026 - 11:18
Ph. Vincenzo Antonucci - MUDD - Museo Diocesano Diffuso Napoli

“Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica”, una mostra diffusa a Napoli: il percorso che unisce sei luoghi della città

Dal 17 settembre al 30 novembre 2026, una mostra diffusa attraversa alcuni dei luoghi più suggestivi della città.

A Napoli il racconto del Mediterraneo cambia prospettiva: dal dolore nasce una nuova possibilità di incontro, attraverso l’arte, la musica e la memoria. È questo il cuore di “Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica”, la mostra diffusa in programma in città dal 17 settembre al 30 novembre 2026. L’iniziativa nasce da un progetto della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti in collaborazione con la Fondazione San Gennaro e coinvolge diversi luoghi simbolo di Napoli, creando un percorso dedicato alla trasformazione e alla rinascita. Al centro del progetto c’è il legno recuperato dalle imbarcazioni utilizzate dai migranti e recuperate a Lampedusa, affidato ai laboratori di liuteria delle case di reclusione di Milano Opera e Napoli Secondigliano. I materiali legati a storie di viaggio e sofferenza vengono trasformati in strumenti musicali.

Un percorso tra arte e memoria

La mostra invita a riflettere sul Mediterraneo come spazio di dialogo tra culture, persone e storie diverse. L’arte diventa così uno strumento capace di trasformare ciò che resta in una nuova forma di espressione.

Il cuore dell’esposizione è il Complesso Monumentale di Donnaregina, formato dalle chiese di Donnaregina Vecchia e Donnaregina Nuova, che torna protagonista della vita culturale cittadina con un percorso che mette in relazione luoghi storici e opere contemporanee.

Sul sagrato di Donnaregina Nuova accoglie i visitatori “Sheltering” (Rifugio), la scultura in bronzo a grandezza naturale dell’artista canadese Timothy Schmalz, dedicata all’accoglienza e alla solidarietà verso gli ultimi. La scalinata della chiesa viene invece reinterpretata attraverso i simboli di pace dell’artista OBEY, trasformando il percorso verso l’ingresso in un’esperienza visiva e simbolica.

All’interno di Donnaregina Vecchia è ospitata la mostra fotografica di Barbara Cardini e Leandro Ianniello, che racconta il viaggio del legno dal mare ai laboratori carcerari. Nello stesso spazio trova posto il violino trasformato di Jannis Kounellis, racchiuso in una cassa con corde di filo spinato, opera che richiama il rapporto tra limite, prigionia e libertà.

Il percorso prosegue nella Basilica di Santa Restituta, dove le sculture di Emanuele Scuotto dedicate alle anime purganti dialogano con una tela di Luca Giordano, offrendo una riflessione sul tema dell’esilio e della rinascita attraverso la metafora del Mediterraneo.

Nel Chiostro Rinascimentale di San Giovanni a Carbonara trovano spazio opere dei grandi maestri del Novecento, tra cui De Chirico, Levi, Guttuso e Matisse, insieme al grande murale realizzato dagli artisti Mono Gonzalez e Tono Cruz.

A Sant’Aniello a Caponapoli sarà possibile ammirare “Integrazione” di Jago, opera che racconta il valore della trasformazione attraverso una scultura restaurata mantenendo visibile la sua frattura, segno della possibilità di rinascere anche dalle ferite.

Ultima tappa del percorso è la Chiesa Blu di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, trasformata in un’opera d’arte immersiva grazie ai murales site-specific di Mono González, Tono Cruz e Giuliana Conte, dedicati ai volti e alla memoria della comunità del quartiere. Qui trova spazio anche un importante progetto di collaborazione tra arte e inclusione: l’arredo liturgico permanente è stato realizzato attraverso la sinergia tra i laboratori di falegnameria della Casa di Reclusione di Secondigliano e il laboratorio del DIARC.

 

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