Menù di Natale a Napoli: tradizione o innovazione?

Il rito del cibo a Natale come tradizione, ma c'è anche chi insegue nuove idee. Andiamo a scoprire il menù della tradizione e quello innovativo.

Cucina
Articolo di , 16 Dic 2022
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A Napoli, il Natale non è soltanto una festa religiosa, ma una vera e propria riscoperta della famiglia, con riunioni numerose e cibo in quantità.

La spesa, persino in tempi difficili come questi, è soprattutto per la cena della Vigilia di Natale, per la quale sono attese in genere dalle otto alle dieci, forse quasi fino alle venti persone, a seconda dello spazio disponibile.

Napoli è una grande guardiana delle tradizioni, anche se negli ultimi anni, il menù di Natale ha subito diverse variazioni, forse per moda o per salvaguardare la salute o semplicemente per dare un tocco di modernità alla tavola! Andiamo a scoprire le differenze!

Cenone classico Napoletano della Vigilia e del giorno di Natale

 

Foto da archivio

Immancabile, nel menù tradizionale a Napoli la presenza del pesce, soprattutto per la cena della Vigilia. Le pescherie vengono prese d’assalto giorni prima. Per salvaguardare l’economia familiare, molti napoletani si anticipano nell’acquisto del pesce fresco, per poi riporlo in ghiacciaia. Di solito, la cena comprende una serie di sfiziosi antipasti: tartine al caviale – poco perché caro, ma buono! – pizzelle di baccalà o di alghe o anche semplici. I primi della Vigilia comprendono spaghetti o linguine ai frutti di mare o, per chi vuole spendere un po’di più, anche con l’astice per poi proseguire con capitone, frittura mista e l’immancabile insalata di rinforzo,  un’antichissima ricetta con cavolo bollito e condito con acciughe, peperoni sotto aceto (detti papaccelle), olive e altre prelibatezze.

A’ Menesta mmaretata, una ricetta antica di calore e amore.

 

Foto da Archivio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giorno di Natale, il menù a Napoli comprende di solito la carne. Che sia bianca o rossa, maiale, manzo o pollo, è l’elemento essenziale alla base per un buon brodo in cui le mamme e le nonne, instancabili cuoche animate dall’amore verso la famiglia, cuociono le verdure del mazzetto e aggiungono la classica Menesta Mmaretata. Nata come un piatto povero, oggi questa ricetta ha diverse varianti e sembra incredibile, ma cambiano  di quartiere in quartiere! Se carne e verdure raggiungono il perfetto equilibrio nella pentola e poi nel piatto, allora si usa dire che il matrimonio è riuscito, da qui, s’è mmaretata! Tutti attendono il momento in cui questo piatto entra nel corpo intirizzito dal freddo e riscalda anche l’anima!

Per chi ha voglia di cambiare

 

Foto da Pexels

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli ultimi anni, sia la cena che il pranzo di Natale stanno vivendo delle piccole variazioni sul tema. Tutti amano la tradizione del menù classico napoletano, eppure col tempo molti regimi alimentari sono cambiati, vuoi per motivi di salute o per condurre una più sana o anche per dare un tocco di creatività in più, la leggerezza ha conquistato le tavole italiane e qualche tavola napoletana.

Ed ecco che sulle tavole compaiono antipasti dal grande impatto visivo e dal numero ridotto di calorie o semplici ma d’impatto. Si può comnciare con antipasti sfiziosi come le girelle di pasta sfoglia o pasta per pizza farcite con verdure o alberelli fatti con di tramezzini al salmone o al formaggio. I primi classici di pasta vengono sostituiti spesso dalle crespelle al forno, soffici e leggere. I secondi qualche volta, prendono una direzione quasi internazionale  propendendo per un gran bel tacchino farcito, per una cena o un pranzo di Natale alla maniera americana!

Pandoro o panettone? Questo è il dilemma!

Al momento del dessert, quando tutti hanno la pancia piena ma non abbastanza da rinunciare ad un buon dolce, la tradizione del menù napoletano prevede ricette soffici e molto zuccherose come la cassata e i cannoli – a Napoli la pasticceria siciliana è molto presente sulla tavola di Natale – e dolci duri ma buoni e inevitabili… come certi parenti! Struffoli, roccocò e mostaccioli mettono a dura prova denti e dentiere, ma sono sempre graditi.

Eppure il dilemma ancestrale, quello che divide le famiglie da decenni è: pandoro o panettone? A questo, la popolazione si divide a metà. C’è chi preferisce la classica ricetta milanese nata dalla leggenda del fornaio che aggiunse zucchero, uvetta e canditi al suo pane per non presentarsi dalla sua innamorata a mani vuote.  E ‘è chi invece preferisce quella veronese del pandoro, con la sua consistenza soffice da nuvoletta e l’immancabile spolverata di zucchero a velo che imbianca la tavola, i vestiti e i nasini dei bambini. Entrambi i dolci, pur non essendo originari di Napoli, hanno grande successo presso i partenopei!

In realtà, ciò che conta davvero non è se rispettiamo in pieno il menù della tradizione napoletana o se ci buttiamo sull’innovazione, se preferiamo il capitone o il sushi, il brodo di carne o quello vegetale. Onnivori o vegetariani, vegani o fruttariani a Natale abbiamo tutti un buon motivo per stare insieme alle persone a cui teniamo di più.

L’unione a tavola è la più grande tradizione, un vero rituale di unione familiare, senza dimenticare chi è meno fortunato di noi. A Napoli, una porzione in più ci sarà sempre ed è sufficiente per fare un’opera di bene e donarla a chi non ne ha nemmeno mezza: un gesto che apre il cuore di chi dà e chi riceve, nel vero spirito della Natività.

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