Marianna Scagliola: “La mia Napoli, l’ironia e il coraggio di dire l’indicibile”
Con “Il Francese, Biancaneve e i Settebello” l’autrice napoletana affronta il tema degli abusi sui minori, tra denuncia sociale e leggerezza narrativa. Perché il dolore ha bisogno di parole vere, ma non necessariamente tragiche.
“Il Francese, Biancaneve e i Settebello” è un romanzo necessario, nato a Napoli e scritto per tutti. C’è una voce a Napoli che riesce a trattare temi scomodi con la leggerezza intelligente dell’ironia. È quella di Marianna Scagliola, scrittrice, fondatrice dell’associazione “Napoletanamente” e anima creativa che ha fatto della parola scritta uno strumento di impegno e consapevolezza.
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Il suo ultimo romanzo, Il Francese, Biancaneve e i Settebello, non ha paura di affrontare l’abisso: gli abusi sessuali sui minori. E lo fa con una scelta narrativa coraggiosa e insolita, quella del black humor. Napoli, in questo, non è solo uno sfondo: è un personaggio, un’ispirazione, una grammatica dell’anima. Abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con lei.
«Ho scritto per creare consapevolezza»
D: “Il Francese, Biancaneve e i Settebello” è un libro che affronta un tema delicatissimo come gli abusi sui minori. Com’è nata l’idea?
R: Tutto è cominciato scrivendo poesie in vernacolo, una passione che mi ha trasmesso mio nonno. Poi, frequentando corsi di scrittura creativa e conoscendo personalità come Maurizio De Giovanni e Pino Imperatore, del quale ho seguito un corso, ho scoperto la forza della letteratura umoristica. Il primo capitolo del mio primo romanzo è nato proprio così, da un racconto umoristico scritto quasi per esigenza terapeutica, per riflettere sul deficit comunicativo delle famiglie. Pian piano ho capito che la mia scrittura poteva servire a qualcosa di più grande. Così ho scelto l’ironia per affrontare tematiche forti.
Per scrivere “Il Francese, Biancaneve e i Settebello” ho studiato, mi sono documentata, e ho costruito due storie parallele: da un lato, una denuncia cruda e realistica del mondo dei pedofili; dall’altro, la vicenda di due gemelli di Scampia che, trasferitisi abusivamente in una scuola del Vomero, diventano testimoni inconsapevoli degli abusi. Il libro sfata diversi luoghi comuni, come quello che gli abusi accadano solo in contesti degradati. Non è così.
«È stato un percorso doloroso ma necessario»
D: Quanto è stato impegnativo per te affrontare un tema del genere?
R: Doloroso, senza dubbio. Ma necessario. Ho parlato con persone, ascoltato storie vere. Ho anche coinvolto esperti, come il neuropsichiatra infantile che ha curato la prefazione del libro, Francesco Villa, a conferma del valore sociale del progetto. Il problema è che di pedofilia si parla troppo poco. Si finge che non esista, come con la camorra. Ma il silenzio non risolve nulla. E soprattutto, bisogna chiarire: la pedofilia non è una malattia. È un crimine.
«L’ironia è un linguaggio partenopeo e io lo parlo con orgoglio»
D: Usi l’ironia anche per raccontare l’orrore. Quanto ti aiuta la tua napoletanità?
R: Essere napoletana mi aiuta moltissimo. L’ironia fa parte della nostra lingua, del nostro modo di stare al mondo. Ma attenzione: leggerezza non significa superficialità. È un modo per arrivare più in profondità, per spiazzare. La nostra parlata, la nostra gestualità, la nostra capacità di usare immagini forti e semplici allo stesso tempo… sono strumenti potentissimi di comunicazione.
D: Napoli ritorna spesso nei tuoi racconti, anche nel linguaggio e nei riferimenti.
R: Napoli è il mio universo. Nel secondo libro ho voluto omaggiare Troisi e Ferdinando Russo, proprio per dire quanto la letteratura possa essere salvifica. Nei miei libri ci sono la cucina, il dialetto, il paesaggio. Ma anche le sue contraddizioni. Napoli è il mondo: il dolore e la speranza, il degrado e la bellezza. E poi c’è il mare. Io non potrei vivere senza mare. Ti dà la sensazione dell’infinito, la libertà, la possibilità.
«Con “Napoletanamente” promuovo la lettura come forma di benessere»
D: Hai fondato l’associazione “Napoletanamente”: di cosa si occupa?
R: È un’associazione che promuove la lettura come forma di divertimento, benessere e crescita personale. Oggi i giovani pensano che il divertimento sia solo sballo. Noi vogliamo dimostrare che ci si può anche divertire leggendo. La lettura può essere un’alternativa felice.
«Il mio futuro? Continuare a scrivere per chi non ha voce»
D: Quali sono i tuoi prossimi progetti?
R: Sto lavorando al seguito del mio primo libro, Una famiglia allargata, cane compreso. Ma soprattutto voglio continuare a scrivere su due binari: da una parte, il filone umoristico; dall’altra, quello del black humor. Mi interessa trattare temi tabù, quelli di cui nessuno parla. Voglio usare la mia voce per chi non ce l’ha.
Il Francese, Biancaneve e i Settebello è disponibile online su Amazon e su richiesta tramite i canali social dell’autrice, Marianna Scagliola.


