Mannaggia Sacripante: significato e origine dell’espressione napoletana

Giovanna Iengo

 

Napoli è una città ricca di inventiva e sicuramente molto colorita. Fa grande sfoggio della sua originalità e sa come riuscirci grazie alla lingua napoletana, così versatile e florida. Per non scadere nella blasfemia, senza però eliminare espressioni catartiche, ha inventato delle imprecazioni che non sfiorano l’ambito religioso. Tra queste la più nota è sicuramente “Mannaggia ô Pataturco”, ma ad andare per la maggiore è anche “Mannaggia Sacripante”.

La diffusione dell’imprecazione

“Mannaggia Sacripante” ha un numero di utilizzatori vasto in Campania, ma l’espressione non si limita soltanto alla regione. Viene infatti usata un po’ in tutto lo Stivale. E ovunque col medesimo significato.

Mannaggia

La parola che apre il modo di dire, “Mannaggia”, deriva da “male ne aggia”, dal significato poco carino di “possa accadergli qualcosa di negativo”. Il termine fa da apripista ad un’infinità di imprecazioni, tra cui, appunto, quella su Sacripante. Di conseguenza questa in particolare è una speranza che qualche dannosità accada al fantomatico Sacripante.

Sacripante

Quest’ultimo è un personaggio vago, presente anche in letteratura. Sacripante appare, infatti, anche nell’Orlando innamorato scritto dal Boiardo.
Ci si riferisce al suddetto quando si parla di un soggetto non proprio delicato, elegante e piacevole. Sacripante risulta essere un ceffo grosso, dalla stazza considerevole e spaventosa. La forza derivante dalla massa corporea è usata dal soggetto nei modi meno degni. L’aspetto fisico del suddetto è del tutto indicativo della sua personalità. Il Sacripante è un individuo borioso e arrogante. È tracotante e decisamente guascone. La furbizia è di certo una dote che gli si addice, così come la destrezza.



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