“Mammamia, che tarantella!”: storia dell’espressione napoletana

Sveva Di Palma

L’espressione “Che tarantella!” viene utilizzata spesso dai giovani, ma ha origini antiche, residenti in una danza ancestrale, curativa ma anche culturale.

 

“Mammamia che tarantella!”, commentano spesso i napoletani, chiacchierando amichevolmente o nel pieno di una discussione accesa. Questa espressione è parte integrante del gergo quotidiano ed è utilizzata in qualsiasi tipo di contesto. Si chiama “Tarantelle” anche un disco del famoso cantante napoletano Clementino.  L’importanza storica e culturale di questa espressione è dunque legata alla identità napoletana. La gioventù la riconosce come codice e la utilizza per comunicare attivamente.

 

“Fare le tarantelle”: significato ed origine

Ma come nasce e come si implementa questo modo di dire allegro, colorito? La risposta è: nella danza. La tarantella è una danza popolare tipica del Sud Italia, declinata anche con altri tempi e nomi. Ne è un esempio la altrettanto famosa pizzica pugliese. L’etimologia della parola “tarantella” è bizzarra, incredibile, affonda le sue radici nella tradizione più antica. La danza, la musica, il ritmo sono elementi essenziali dello spirito napoletano, del suo essere caldo, verace.

 

La “tarantella” nasce dalla “taranta“, ovvero dalla tarantola. Proprio lei, il ragno velenoso diffuso nel Sud Europa. Ma come può un ragno dal morso letale dar vita ad una danza? Perché nella nostra cultura, come in molte culture profondamente musicali, legate a riti e miti antichi, la danza è una terapia. Ballando a ritmo di taranta, con un accompagnamento coreutico-musicale fortemente popolare, la vittima del morso riusciva a guarire. Nella ritualità napoletana , il morso della tarantola o taranta porta vari sintomi: malinconia, convulsioni, un esagerato dinamismo. Questo stato di esagitazione necessita di una terapia altrettanto forte, ed è per questo che i ritmi della tarantella sono serrati, velocissimi, così che possano accompagnare il corpo.

 

Il senso di questa agitazione, ansia, ha donato al termine “tarantella” il suo significato più ampio. Ovvero, quello di un vero casino. Sincopato come il ritmo della tarantella, l’animo del napoletano turbato balla veloce. E dunque, davanti ad un problema di dimensioni enormi, l’espressione “Mammamia che tarantella!” sembra abbastanza adeguata.

 

Un termine simile, che serve ad indicare una situazione aggrovigliata, problematica è “Jacovella“.



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