Mafalda Cicinelli. Una tragedia d’amore raccontata sul presepe napoletano

Annunziata Buggio
Mafalda Cicinelli. Una tragedia d’amore raccontata sul presepe napoletano
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Mafalda Cicinelli, fu una nobildonna napoletana, monaca per costrizione che non rinunciò al vero amore. La sua tragedia fu consumata sul Ponte della Maddalena durante la notte di Natale e rievocata sul presepe napoletano.

 

Mafalda Cicinelli è stata una principessa del XVII secolo che visse un’intensa storia d’amore (in stile manzoniano su modello shakespeariano) divenuta tragedia e che merita di essere raccontata. La sua vicenda sentimentale e il suo personaggio così singolare, non è sfuggito alla letteratura e soprattutto all’uso simbolico del presepe napoletano.

 

Siamo intorno al 1600 e Mafalda Cicinelli apparteneva a una delle più antiche famiglie napoletane: i Cicinello o Ciciniello, Cicinella, Cicinelli, originaria di Napoli, iscritta al Seggio di Montagna; fu uno dei massimi casati nobiliari, eccellenti sia nelle armi che nella letteratura e imparentati con gli illustri Carafa, Sanseverino, Pignatelli, Mormile.
Il loro stemma, un cigno bianco (originario argento) su fondo rosso con bordo dentato oro, fu inserito sull’antico Palazzo D’Angiò quello dei famosi portici angioini presente in Via Tribunali che passò in seguito ai Cicinelli, su cui sono evidenti i vuoti lasciati dallo stemma a scudo.

 

La nobile famiglia, provvide come era consuetudine al rango a sistemare i propri eredi tra matrimoni combinati e cariche ecclesiastiche, al fine di accrescere il proprio patrimonio. Ai figli maggiori spettava il matrimonio d’interesse con altrettanto nobili famiglie o la carriera militare mentre ai figli minori era concessa la carriera ecclesiastica e quella monacale, ovviamente del tutto forzata.

 

Il destino volle che la giovane Mafalda essendo una delle figlie minori, fu obbligata dal padre a prendere i voti intraprendendo una vita monacale e rassegnata accettò suo malgrado la scelta.
L’atto di disubbidienza ai doveri patriarcali, avvenne quando Mafalda si innamorò perdutamente di un giovane paggio al servizio della sua famiglia.
I due giovani si innamorarono a prima vista, intrecciando una segreta relazione amorosa che non passò inosservata; come ci rammenta Manzoni nel ritratto di Gertrude, la Monaca di Monza.

 

L’idillio amoroso proseguì per pochi incontri, fin quando il padre di Mafalda scoprì la “tresca peccaminosa” e in segreto ordì una terribile vendetta ai danni del giovane paggio con l’intento di punire il comportamento indecoroso della figlia.
Saputo il giorno e il luogo dell’appuntamento fissato dai due amanti, ovvero la notte di Natale sul Ponte della Maddalena, il nobiluomo si mise sulle tracce del giovane paggio per tendergli un agguato. Si nascose e quando il giovane sostò sul luogo, lo trafisse crudelmente con una pugnalata e con la stessa efferatezza, lo decapitò. Consumata la sua vendetta, abbandonò l’arma del delitto a terra e ripartì. L’orrore si era materializzato in tutta la sua ferocia.

Quando giunse sul Ponte della Maddalena l’ignara Mafalda, vide l’orribile e sanguinoso delitto e si fece prendere dalla disperazione. Ripose la testa dell’amato in una bisaccia e nel farlo, notò a terra il pugnale con lo stemma della sua famiglia e intuì immediatamente il colpevole: suo padre.
In preda al dolore e con estremo coraggio, prese il pugnale e si trafisse il cuore, morendo insieme al suo amato nella notte di Natale. Il tragico epilogo ebbe un’eco altisonante nelle cronache nazionali, tanto da suscitare racconti, romanzi e generi letterari oltre il regno.

 

Questa tragedia d’amore, simile a molte altre ha prodotto leggende e aneddoti fantasiosi sul personaggio di Mafalda; a Napoli si raccontava che il suo fantasma appariva nella notte di Natale sul Ponte della Maddalena, in cerca dell’assassino del suo amante implorando vendetta. In provincia di Taranto dove i Cicinelli avevano ottenuto il ducato di Grottaglie, si raccontava dell’apparizione di una monaca dolente che piange accanto al Ponte dei Carmelitani.
In entrambi i racconti, si riscontrano due elementi in comune che legano la Campania e la Puglia: la figura della monaca e quella di un ponte; infatti non è un caso che sono stati inseriti sul presepe napoletano di ispirazione sacra con riferimenti alla tradizione popolare e di alto valore teologico, spirituale, filosofico e iniziatico, dove convivono diverse espressioni, emozioni e ambientazioni.

 

Si deve ai fratelli Scuotto, maestri dell’arte presepiale della celebre bottega “La Scarabattola” la costruzione del personaggio storico di Mafalda Cicinelli elaborata per la prima volta per un evento proprio a Grottaglie, densa di attributi sacri e simbolici. I fratelli Scuotto sono rinomati per i loro pastori che rievocano personaggi storici tratti dal popolo, dalla letteratura, dalle antiche cronache locali e dalle leggende napoletane.
Nella loro versione densa e drammatica, Mafalda è rappresentata nelle vesti di una monaca dolente con il volto disperato, trafitta al cuore da un pugnale e recante fra le mani la testa di un uomo, inserita di solito accanto ad un ponte per riprodurre fedelmente l’ambientazione scenografica, nonché storica. Il Pathos la caratterizza in tutta la sua estensione.

 

Simbologie del Ponte

Nell’uso simbolico del presepe napoletano sacro e profano, il ponte suggerisce il passaggio pericoloso che si compiva negli antichi rituali, nelle mitologie iniziatiche e funerarie; è l’idea dell’iniziazione, della morte, della conoscenza assoluta, della fede, un attraversamento da uno stato ad un altro, un mutamento.
Nella tradizione cristiana il ponte è il simbolo del viaggio, del cammino, del pellegrinaggio verso il mondo dei morti, dell’aldilà. Nell’immaginario medioevale i peccatori che non riuscivano ad attraversare il ponte venivano spediti giù all’Inferno.

 

E del Ponte della Maddalena cosa resta? Resta l’evocazione dell’antico nome corrispondente alla zona occidentale del quartiere di San Giovanni a Teduccio altezza Molo dei Granili, di un ponte che sorgeva sulla foce del leggendario fiume Sebeto (scomparso e dissotterrato) e nei pressi dell’omonima Chiesa della Maddalena del XIV secolo, distrutta durante la seconda guerra mondiale. Un ponte di origine medioevale protagonista di tante storiche vicende, restaurato più volte nei secoli, fino al suo definitivo abbassamento di oltre due metri per evitarne l’abbattimento; fu recuperato lo spazio sottostante per l’inserimento di un tronco ferroviario in collegamento con la Stazione Centrale di Napoli. Un ponte che ha sfidato i secoli di cui hanno memoria le due edicole sacre: quella di San Gennaro Patrono di Napoli e protettore dalla calamità del Vesuvio e quella di San Giovanni Nepomuceno, protettore dalle alluvioni e dei naufraghi.
Oggi è visibile soltanto una porzione ormai inglobata all’urbanistica di cui in origine era costituito da cinque grandi arcate, quella centrale, più ampia rispetto alle altre.

 

 

Fonti web consultate:
https://www.facciamoilpresepe.it/mafalda-cicinelli-chi-era-costei/
https://www.storiacity.it/guide/686-ponte-della-maddalena-a-napoli
Bibliografia:
Il Presepe Napoletano. Storia e Folclore di una grande tradizione. Elena Sica. La Napoli Tascabile de “Il Mattino”. Newton & Compton Editori.



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