Le tradizioni della Madonna dell’Arco

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Le tradizioni della Madonna dell’Arco
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La passione e la venerazione della Madonna dell’Arco sono note a me  fin da quando,  bambino,  abitando a pochi chilometri dal Santuario, vedevo passare quasi tutte le domeniche di primavera quelli che chiamano “e vattient“ battenti o fujenti.

Questi ultimi sono uomini,donne e bambini, vestono di bianco, con una fascia rossa e blu a tracolla e hanno vessilli e bandiere. Organizzano pellegrinaggi, di solito il lunedì dell’Angelo, che partendo dai vari luoghi dove hanno sede, portano dei simulacri a spalla abbastanza grandi da impiegare trenta, quaranta uomini e sempre tutti a piedi e a volta di corsa, percorrono molti chilometri per convergere al Santuario, molti sono a piedi nudi; lungo la strada si raccolgono offerte per il Santuario, cosa che fanno già  da un paio di mesi prima, girando a gruppi con bandiere, banda musicale e vestiti devozionali per i rioni, quartieri e strade di città  e paesi. Li sentivo quando passavano sotto casa mia, preceduti da grida che attiravano l’attenzione della gente, che dava loro offerte da portare alla Vergine. Una volta giunti in Chiesa, molti si trascinano sulle ginocchia e invocano commossi la grazia o ringraziano per una guarigione ricevuta.

L’inizio del culto è legato ad un episodio avvenuto verso la metà  del XV secolo. Era un lunedì di Pasqua, il giorno della cosiddetta “Pasquetta’, cioè la famosa gita fuori porta di una volta e nei pressi di Pomigliano d’Arco, alcuni giovani stavano giocando in un campetto ad un gioco simile a quello che oggi noi chiamiamo  bocce. Ai margini del campetto sorgeva un’edicola sulla quale era dipinta una immagine della Madonna con il Bambino Gesù, ma più propriamente era dipinta sotto un arco di acquedotto; da questi archi vengono i nomi di Madonna dell’Arco e Pomigliano d’Arco.

Nello svolgersi del gioco, la palla finiva contro un vecchio tiglio, i cui rami ricoprivano in parte il muro affrescato, il giocatore che aveva sbagliato il colpo, in pratica perse la gara; al colmo dell’ira il giovane riprese la palla e bestemmiando la scagliava violentemente contro l’immagine sacra, colpendola sulla guancia che prese a sanguinare.

La notizia del miracolo si diffuse nella zona, arrivando fino al conte di Sarno, un nobile del luogo, con il compito di “giustiziere’; dietro il furore del popolo, il conte imbastì un processo contro il giovane bestemmiatore, condannandolo all’impiccagione.

La sentenza fu subito eseguita e il giovane venne impiccato al tiglio vicino all’edicola, che però due ore dopo ancora con il corpo penzolante, rinsecchì sotto lo sguardo della folla sbigottita.
Questo episodio miracoloso suscitò il culto alla Madonna dell’Arco, che si sparse subito in tutta l’Italia Meridionale; folle di fedeli accorsero verso il luogo del prodigio, per cui fu necessario costruire con le offerte dei fedeli, una cappella per proteggere la sacra immagine dalle intemperie.

Un secolo dopo il 2 aprile 1589, avvenne un secondo episodio prodigioso, era anche questa volta un lunedì dopo Pasqua, ormai consacrato alla festa della Madonna dell’Arco e una donna certa Aurelia Del Prete, che dalla vicina S. Anastasia, si stava recando alla cappella per ringraziare la Madonna, sciogliendo così un voto fatto dal marito, guarito da una grave malattia agli occhi.

Mentre avanzava lentamente nella folla dei fedeli, le scappò di mano un porcellino che aveva acquistato alla fiera, nel cercare di prenderlo, sfuggente fra le gambe della gente, ebbe una reazione inconsulta, giunta davanti alla chiesetta, gettò a terra l’ex voto del marito, lo calpestò maledicendo la sacra immagine, chi l’aveva dipinta e chi la venerava.

La folla inorridì, il marito cercò invano di fermarla, minacciandole la caduta dei piedi, con i quali aveva profanato il voto alla Madonna; le sue parole furono profetiche, la sventurata cominciò ad avere dolori atroci ai piedi che si gonfiavano e annerivano a vista d’occhio.

Nella notte tra il 20 e 21 aprile 1590, notte di venerdì santo, “˜senza più dolore e senza una goccia di sangue’ si staccò di netto un piede e durante il giorno anche l’altro. I piedi furono esposti in una gabbietta di ferro e ancora oggi sono visibili nel Santuario, perchè la grande risonanza dell’avvenimento, fece affluire una grande folla di pellegrini, devoti, curiosi, che volevano vederli; con loro arrivarono le offerte, si rese necessario costruire una grande chiesa.

Il 1° maggio 1593 fu posta la prima pietra dell’attuale Santuario e già  dall’anno seguente subentrarono a gestirlo e lo sono tuttora, i padri Domenicani.

Il Santuario raccoglie nelle sue sale e sulle pareti, migliaia di ex voto d’argento,di ciocche di capelli e oggetti appartenuti a chi ha ricevuto una grazia, ricordiamo a tal proposito i guantoni appartenenti a Patrizio Oliva quando diventò campione del mondo. Ci sono inoltre migliaia di tavolette votive dipinte, rappresentanti i miracoli ricevuti dagli offerenti.

Il Santuario della Madonna dell’Arco è il secondo santuario più frequentato della Campania dopo quello di Pompei e addirittura il più antico.


Articolo scritto da Ciro Arno



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