Lutto ad Acerra, la città si prepara per l’estremo saluto a Don Antonio Riboldi

Grande Napoli
Lutto ad Acerra, la città si prepara per l’estremo saluto a Don Antonio Riboldi
Vota questo articolo

Una grande folla di persone si sta recando in queste ore presso la camera ardente allestita nella cattedrale di Acerra fino alle 15 di domani, quando verranno celebrati da monsignor Antonio Di Donna i funerali. Don Riboldi verrà poi tumulato sotto l’altare laterale sinistro della chiesa patronale. Porte aperte già da oggi, a partire dalle 16 fino alle 21 per i fedeli che vorranno salutare per l’ultima volta il loro vescovo emerito. E gli omaggi alle spoglie del don di tutte le battaglie contro il malaffare e a favore di quelli che definiva, con profonda amarezza, «senzatutto» potranno proseguire anche domani dalle 8,30 alle 12,30.Si fece voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche. Fu Pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia. Prete-terremoto, vescovo anticamorra: è morto monsignor Antonio Riboldi, per tutti don Antonio, vescovo emerito di Acerra (Napoli).

 

Il decesso all’alba, a 94 anni, a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. A darne l’annuncio la Curia di Acerra dove è stato vescovo dal ’78 al 2000.  I funerali saranno celebrati nella cattedrale di Acerra (Napoli).

 

La sua lotta alla criminalità organizzata lo portò, negli anni ’80, ad una manifestazione contro la camorra ad Ottaviano, dove guidò migliaia di giovani nella città di Raffaele Cutolo, boss indiscusso della Nco.

Dopo una messa, prevista per martedì, nel convento dei monaci rosminiani a Stresa, dove il presule si è spento in nottata in seguito ad una lunga malattia, la salma di monsignor Riboldi è attesa ad Acerra, ed ancora non è chiaro se la sepoltura avverrà all’interno della cattedrale, così come da desiderio del presule.

 

Nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI, monsignor Antonio Riboldi, che apparteneva all’ordine dei rosminiani, fece il suo ingresso in diocesi il 9 aprile dello stesso anno, occupando una sede vacante da 12 anni. Don Riboldi trovò una situazione non facile, dovendo ”rianimare la vita ecclesiale e sostenere l’intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona”. Ma le sue attenzioni si rivolsero soprattutto al contrasto alla camorra, tanto da essere messo sotto scorta.

 

Fonte Ansa

 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu