Lucrezia D’Alagno, l’intensa e affascinante storia della Dama del Re

Claudio Pezzella

Tra le storie d’amore più intense e struggenti consumatesi all’ombra del Vesuvio, quella tra Lucrezia d’Alagno e Alfonso D’Aragona è, di sicuro, una delle più appassionanti.

“Intorno al 1448, a leggere i documenti che avanzano della corte aragonese, si avverte che qualcosa di nuovo era entrato nella vita del conquistatore di Napoli, del re Alfonso d’Aragona. Qualcosa di radioso e affascinante, di dolce e voluttuoso, che s’insinua dappertutto, e determina il mutato costume del sovrano. Che si mostra chiaro nelle sue predilezioni per certe dimore campestri e solitarie, nelle sue sollecitudini verso i vari componenti di una medesima famiglia”. È con queste parole, eloquenti e ricche di profondo significato che Benedetto Croce presenta ai posteri l’affascinante e struggente storia di Lucrezia D’Alagno; passata alla storia come la Dama del Re. Di seguito, approfondiremo i tratti fondamentali di una figura enigmatica, intelligente, maliziosa ed ammaliante che riuscì ad avere ai suoi piedi il glorioso regno di Napoli, negli anni in cui il trono è appartenuto ad Alfonso d’Aragona.

L’incontro tra Lucrezia D’Alagno e Alfondo d’Aragona

Lucrezia D’Alagno nacque nel 1430. Figlia di Cola D’Alagno e Covella Toraldo, il suo nome è finito sui libri di storia per l’intreccio d’amore, tragedia e passione che, in giovane età e per molti anni, consumò con il re di Napoli, Alfonso il Magnanimo. I passi dell’avvenente ragazza, all’epoca dei fatti appena diciottenne, e del potente sovrano, si incrociarono nel 1448 (secondo gli scritti del Croce e i documenti rinvenuti) durante le celebrazioni per la festa di Giovanni Battista. Lunghi cortei e colorate manifestazioni avevano luogo nei pressi del Mercato angioino napoletano; in un tripudio di allegria, tra cristianità e paganesimo. La festa di Giovanni Battista cadeva il 24 giugno. Tradizione voleva che le celebrazioni terminassero con un bagno notturno al mare. Di giorno, ai pomposi banchetti cittadini indetti dal re, era affiancata la ricerca delle fanciulle di uomini da prendere come mariti.

Le donne porgevano agli uomini piccole piante d’orzo. Qualora l’interesse fosse reciproco, questi ultimi avrebbero risposto con un regalo. Il 24 giugno del 1448, quindi, la giovanissima Lucrezia, appena diciottenne all’epoca dei fatti, si avvicino a re Alfonso con la caratteristica pianta in dono, a cui il sovrano rispose con del denaro. L’amore tra i due fu intenso, travolgente e intriso di spontanea complicità. In pochissimo tempo, con il suo spiccatissimo savoir faire e fascino disarmante, la giovane D’Alagno ebbe modo di esercitare lo stesso potere di una regina.

Il triste epilogo della Dama del Re

Lucrezia D’Alagno fu signora di Caiazzo, Ischia, Somma e Venosa. La donna ebbe dalla sua, per molti anni, l’austero legame che teneva uniti con grande rammarico Alfonso d’Aragona e sua moglie Maria di Trastamara; rimasta in Spagna. Quando Lucrezia tentò di avvicinarsi al trono della regina, però, le sue aspettative furono prontamente disilluse da papa Callisto III che, a dispetto della parentela con cui si caratterizzava il suo rapporto con Lucrezia, non cedette alle sue lusinghe, rimanendo fedele alla sovrana.

Lucrezia fu una regina senza corona che trascorse gli ultimi anni della sua vita in miseria e solitudine. La donna, spinta dalle pressioni incessanti della corte d’Aragona e da una feroce guerra in cui perse i suoi possedimenti ischitani, si rifugiò a Roma. Accolta dalla sorella, la donna morì nel 1479, spogliata delle terre e dei gioielli che ne avevano oscurato la decadenza del corpo e dell’anima e che, probabilmente, era arrivata ad amare più di sé stessa e del sovrano che le aveva regalato non solo ricchezza e potere, ma soprattutto anima e cuore.

Fonte: Storie e leggende napoletane (Benedetto Croce)



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu