L’origine del Tozzabancone: un pretesto per mandare via gli incomodi

Mai andati a prendere un kg di tozzabancone? Buon per voi, significa che siete sfuggiti a questa presa in giro napoletana.

Tradizioni e Curiosità
Articolo di , 30 Mag 2023
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Un caposaldo dell’arte di prendere in giro grandi e piccini. Un grande classico della presa per culo, con decenza parlando. Oggi parliamo di tozzabancone.

“Vammi a prendere nu chilo ‘e tozzabancone”

"Chi l'ha acciso 'o pava": alla scoperta di un modo di dire che si distacca dall'omicidio

“Me vulisse je a piglià ‘nu poco e tozzabancone e pepe?” ( Variante piccante della presa in giro)

“A chillo ‘o stanno mannando a piglià ‘o tozzabancone”.

Queste le espressioni più comuni in cui è facile rinvenire la parola di cui parliamo oggi.

Cosa significa Tozzabancone e perché si dice così?

Mandare qualcuno ad acquistare questa preziosa materia prima significa mandarlo via con una scusa per fargli perdere tempo o per prendersi gioco della sua buona fede. Questo è tutto.

Un gioco davvero malvagio. Qualcuno dice che l’origine fosse di natura coniugale. Quando moglie e marito desideravano un po’ di intimità, la casa era piccola (a Napoli famiglie di 8 persone vivevano in pochissimo spazio e succede ancora oggi) e… i bollenti spiriti cominciavano a farsi sentire, la mamma oppure il papà, per concedersi un po’ di tempo da soli, erano soliti chiedere ai figli di andare a comprare un po’ di tozzabancone dal salumiere. 

Il salumiere, capita l’antifona, avrebbe accolto i bambini intrattenendoli, facendo loro mangiare qualche sfizio e permettendo agli amanti di consumare un po’ di passione.

Da cosa deriva Tozzabancone?

Si presume che la parola Tozzabancone stia ad indicare qualche prodotto (anche se inventato) che orbiti attorno alla salumeria. La parola tozzo in napoletano sta ad indicare “un pezzetto”, il bancone potrebbe stare ad indicare il tagliere. Secondo un’interpretazione un po’ estensiva, dunque, il tozzabancone sarebbe la rimasuglia di salumi avanzati, non più vendibili alla clientela che pagava con moneta sonante e quindi diventava materiale di scarto o comunque non più oggetto di vendita.

Se non altro, un modo per permettere a mamma e papà di godersi un po’ di tempo in pace.

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