L’Obelisco di Portosalvo: storia di una diatriba tra Santi

L’Obelisco di Portosalvo: storia di una diatriba tra Santi
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L’obelisco di Portosalvo è uno dei monumenti simbolo del potere borbonico.

 

Napoli si propone come una città dalla duplice identità. Da una parte ricca di monumenti storici, luoghi sacri,  che raccontano le vicende passate  fatte di conquiste, ribellioni, di domini, dall’altra propone un volto moderno, una città cosmopolita che punta sull’eccellenza nei trasporti come la spettacolare metro di Toledo o il suggestivo, complesso di N’Albero eretto lo  scorso natale. Insomma, questa città ha la capacità di creare un perfetto un connubio tra passato e presente, dove monumenti antichi e nuove costruzioni coesistono in modo armonico e  integrato.

 

Molto spesso però alcuni di questi monumenti storici, considerati minori, rispetto ad altri la cui attenzione è sempre molto alta, vengono lasciati nel dimenticatoio e in un conseguente stato di degrado. Proprio per arginare questo fenomeno, lo scorso anno si è deciso di restaurare circa ventisette monumenti che purtroppo da tempo vivevano in una condizione di abbandono.

 

Il progetto  chiamato “Monumentando” voluto fortemente dalla giunta comunale di De Magistris, ha visto la riqualificazione di diversi monumenti tra cui uno, simbolo della potenza borbonica, che grazie ad una massiccia opera di  restauro è stato riportato agli antichi splendori, stiamo parlando dell’Obelisco di Portosalvo. Rimasto ingabbiato, da transenne di ferro a partire dal 2004, per un restauro mai avvenuto, questo splendido monumento è passato inosservato per diversi anni, fino al 2016 quando finalmente è stato restituito alla città.

Un pò di storia

La storia della sua costruzione risale al 1799 in onore della restaurazione del potere borbonico, fu eretto  proprio nella piazza di Portosalvo, da cui prende il nome, fu costruito in risposta al potere della Santa Fede e dei Borboni che tornarono a controllare la città dopo le insurrezioni dei giacobini.

 

L’obelisco è caratterizzato da alcune effigi dove è possibile notare la presenza di San Gennaro e Sant’Antonio, che furono i protagonisti nel periodo repubblicano di una vicenda tra il politico e il religioso veramente molto curiosa.

 

I francesi e i giacobini napoletani per cercare legittimazione del loro potere,  presso il popolo, utilizzarono il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro, e consacrarono questo santo martire come protettore della loro causa,  mentre l’esercito della Santa Fede si affidava alla protezione di  Sant’Antonio, come nuovo patrono della città ormai sotto assedio giacobino.

 

Il 13 giugno, festività di Sant’Antonio da Padova, l’esercito della Santa Fede entrò a Napoli, sconfiggendo i giacobini e sancendo la fine dell’esperienza  rivoluzionaria napoletana.  Tale episodio sancì ancor di più il legame con il “nuovo” Santo.

 

I reali dei Borbone però, nonostante la vittoria, non riuscirono a rinunciare alla figura di San Gennaro, a cui erano sempre stati molto devoti,  pertanto continuarono a considerarlo ancora una volta come il  patrono e protettore  della città,  senza  però trascurare Sant’Antonio ed ecco perchè giustificata  la doppia effige dei due santi sull’obelisco di Portosalvo.

 



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