L’isola scomparsa di San Leonardo a Chiaia. Leggende e misteri alla Rotonda Diaz

Annunziata Buggio

L’ex isola di San Leonardo a Chiaia faceva parte di un gruppo di isolette napoletane scomparse che sorgevano in prossimità dalla terraferma. Nell’Ottocento San Leonardo fu abbattuta ma la sua storia rivela un passato leggendario tutto da scoprire.

 

L’isola di San Leonardo a Chiaia fu un tempo ex isolotto che si ergeva dal mare in via Caracciolo, nel luogo esatto dove oggi si estende la Rotanda Diaz, palcoscenico di eventi e manifestazioni culturali con vista panoramica sul Golfo di Napoli.
Non tutti i napoletani conoscono l’esistenza ormai perduta di questo piccolo isolotto, se non da alcune cartografie del XVII che ritraggono in brevi linee, il profilo di San Leonardo in tutta la sua estensione dal mare alla terraferma.

 

Dell’esistenza dell’isolotto di San Leonardo ce ne parla anche Benedetto Croce nel 1892; per la sua conformazione più che un’isola, San Leonardo si presentava come uno scoglio piatto dove sorse in principio una piccola comunità religiosa con la sua chiesetta dedicata al culto di San Leonardo, patrono dei carcerati, degli agricoltori, del bestiame, dei fabbri e delle partorienti. L’isola fu chiamata localmente San Leonardo in ”insula maris” e la sua leggenda volle che fu un ricco mercante a darle il nome a seguito di un voto religioso.

Dai documenti e dalle fonti storiche si precisa che il ricco mercante castigliano Leonardo d’Orio (o d’Oria) nel 1028 durante il viaggio con le propri merci, scampò a una violenta tempesta e fece voto a San Leonardo (il suo protettore) che in caso di salvezza gli avrebbe edificato un centro di culto, nel luogo di approdo.

La sua imbarcazione trasportava merce preziosa che si stimò di centomila ducati, un tesoro, una vera fortuna considerata l’epoca; ottenuta la salvezza della propria vita, il ricco mercante decise di far costruire sull’isolotto come ex voto una chiesa, affidata in principio ai monaci basiliani e in seguito alle suore domenicane dei Santi Pietro e Sebastiano che traevano sostentamento dalla riscossione di un diritto di pesca. Infatti attorno al luogo di culto sorse anche un piccolo e florido borgo di pescatori.
Alla chiesa di San Leonardo si arrivava direttamente dalla spiaggia, superando un arco sormontato da una grande croce e si proseguiva sul lungo pontile in legno fatto costruire sul mare; questo collegava l’isolotto alla terraferma.

 

Il luogo di culto fruttava bene come flusso di visitatori anche per le piccole attività ristorative nei dintorni tra cui la celebre «Taverna di Florio» rinomata un tempo per la sua cucina marinaresca, paragonabile per fama all’altrettanto leggendaria taverna de «Il Cerriglio» frequentata dall’artista Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

L’isola di San Leonardo è stata spesso citata per alcuni episodi storici legati al regno e ai personaggi politici influenti della città; si narra che nel maggio 1419 il conte Giacomo di Borbone-La Marche re consorte – senza titolo – della regina Giovanna II, fuggì da quest’isolotto verso la Francia poiché esiliato e cacciato dai baroni napoletani, costretto a rinunciare al titolo regio per le pretese al trono di Napoli. Con grande vergogna il conte e duca di Calabria Giacomo di Borbone-La Marche, fuggì da San Leonardo verso Parigi.
Sempre da qui si narra la fuga della principessa Vanella (Giovanella) Gaetani moglie di Antonello Sanseverino principe di Bisignano che fu fatto prigioniera dal re Ferrante I d’Aragona.
Vannella per sfuggire alla insidie e alle minacce vendicative del re e delle sue spie nell’anno della famosa Congiura dei Baroni del 1548, organizzò un piano d’evasione. Si recò a pregare l’8 settembre del 1486 giorno della festività della Madonna di Piedigrotta, nella chiesetta di San Leonardo con i propri figli e con un gruppo di donne fidatissime. Sul calare della sera attraverso una porticina della sagrestia, eluse le guardie e riuscì a raggiungere una barca che la portò insieme al suo gruppo e ai suoi figli su un brigantino diretto per Terracina, verso la salvezza.

 

L’isola di San Leonardo successivamente divenne il covo di naufraghi, ex galeotti, partorienti dai figli illegittimi e di tutti coloro che per un motivo o l’altro, nascondessero un segreto. Negli anni ebbe fama di luogo sinistro e pericoloso e forse solo per allontanare curiosi e amanti che elessero quel luogo come idillio per fughe romantiche.
Intrisa di queste atmosfere gotiche, una leggenda popolare prese forma sull’isolotto; si narrava dell’oscuro fantasma senza testa che si aggirava tra le case abbandonate di San Leonardo nelle notti di luna piena, spaventando a morte i viandanti. Una curiosa leggenda invece, narrava che vi fosse nascosto sull’isola un grande tesoro, frutto di atti pirateschi.
Il covo di San Leonardo con tale fama favorì drasticamente il fenomeno del contrabbando e per arginare la sicurezza pubblica, anche in vista dell’erosione del mare sulla costa, intervennero i Borbone con un nuovo piano. Decisero di abbattere l’intero isolotto, la chiesetta di San Leonardo e le poche case dei pescatori per far posto alla nuova opera borbonica, la Loggetta a Mare costruita tra il 1807 e il 1834 da Stefano Grasse, durante i lavori di ampliamento della Villa Reale voluti da Ferdinando IV di Borbone.
Dove c’era la Loggetta a Mare oggi si apre La Rotonda Diaz, chiamata così per la presenza del monumento equestre dedicato al generale italiano, napoletano, Armando Diaz inaugurato il 29 maggio 1936, su disegno dell’architetto Gino Cancellotti in collaborazione con lo scultore Francesco Nagni.
E dell’isola se ne persero le tracce …

 

Fonti consultate

Le isole di Napoli – Le gemme che coronano il golfo di Napoli -Sergio Zazzera- La Napoli tascabile de Il Mattino – Newton & Compton Editori

  • https://www.ilmattino.it/rubriche/uovo_di_virgilio/uovo_virgilio_vittorio_del_tufo_chiaia-5259707.html
  • http://www.fondalicampania.com/index.php/2015/10/09/lisola-che-non-ce-lisolotto-scomparso-di-san-leonardo/


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