Liberato canta (ancora) per i napoletani, perché "O core nun tene padrone" eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Liberato canta (ancora) per i napoletani, perché “O core nun tene padrone”
Grandenapoli
10 Mag 2023 - 15:04

Liberato canta (ancora) per i napoletani, perché “O core nun tene padrone”

9 maggio, ore 19:26. Non c'è niente di casuale, forse perché in amore nulla è lasciato al caso.

9 maggio 2023 – 5 giorni dopo lo scudetto del Napoli – alle ore 19:26, Liberato pubblica “‘O core nun tene padrone“. Una data e un orario decisamente poco casuali: il 1926 è l’anno della fondazione del calcio Napoli e il 9 maggio, beh, è il 9 maggio.

Effettivamente, in amore nulla è lasciato al caso. Casuale, però, è il luogo in cui si nasce. Come diceva il gigante Luciano De Crescenzo “Quando si nasce, veniamo sorteggiati. Potevamo nascere in un punto qualsiasi della terra, ma alcuni di noi sono stati fortunati a nascere addirittura a Napoli“. Ecco, probabilmente è tutto casuale, ma quella casualità poi diventa radice, ed il caso, quell’incognita che dà senso a tutto, diviene punto di partenza.

La storia di Liberato, di questo straordinario artista, è per lo più ignota, ed onestamente è bello così. Se fosse nato altrove però, probabilmente non avrebbe avuto ugual animo da “Liberare” e far cantare ma, fortunatamente, è Uno di noi.

Napoli e Liberato

Io ero come sempre allo stadio durante Napoli – Fiorentina e Liberato, semplicemente accompagnando con voce e pianoforte quello che noi urliamo dalla curva, ha fatto venire i brividi facendo calare, solo per quei pochi minuti, il Maradona in un silenzio ammirato. Lo ha fatto col pieno sentimento di ognuno di noi, toccando in modo adeguato corde simili, che uniscono un popolo che sta mostrando al mondo cos’è la felicità.

Forse neppure io conosco il significato di felicità, ma di dolore si, forse ne è semplicemente il contraltare. E non additateci come Esagerati, no. Come diceva sempre il sacro vate De Crescenzo, “la parola esagerazione non esiste nel vocabolario dell’ Amore, e noi siamo un popolo d’amore”, dove tutto è piacevolmente vorticoso, ma naturalmente ed incessantemente scalpitante.

Non parliamo del solito riscatto sociale, perché quanti di noi hanno sbagliato, sono caduti nel fango, hanno avuto pallonate in faccia, hanno avuto sostenitori occasionali, pronti ad idolatrarti alle prodezze e a fischiarti se sbagli un rigore o un tiro a giro, o una parola o un azione.  Quanti sono rimasti ai fallimenti, e quanti invece sono andati via? Quanti, malgrado i buchi e gli strappi sulla maglia, hanno cercato comunque di portare e portarsi alla vittoria o almeno al fischio finale con fatica e solo per dignità, e quanti invece l’hanno tolta per vestirne una nuova e più bella solo per opportunità o comodità? Senza coerenza e mentalità.

E allora sì, che pe tutt chest vale ‘a pena e vivere e suffrì“, per citare anche il grande Pino Daniele. Guardiamoci in faccia, gioiosi e in festa, che – come dice il campione del mondo Fulvio Collovati – “Napoli sta insegnando al mondo come di festeggia.  Ccà cchiù bell e l’azzurro ‘do cielo e ‘do mare nun ce sta niente. Cchiù bell ‘de parole ‘de poesie e ‘de canzon, nun ce sta nient.

Perchè cchiù bello ‘do sanghe, pur e chello c’amm ittato, nun ce sta niente.

Abbiamo plausi dal mondo intero, da Sidney a Buenos Aires, dal parlamento europeo ai piloti d’aeroplani. Ci sono voluti sacrifici e dolore per arrivare dove siamo, abbiamo condiviso gioie, tristezza e sudore. Noi siamo di Napoli, e la passione la mettiamo ovunque, nelle sconfitte e nelle vittorie. Abbiamo avuto Diego, che ci ha insegnato la bellezza dell’imperfezione.

Senza sbagli e senza amore non siamo niente. Nel calcio, come nella vita.

Grazie Liberato per avermi emozionato, spesso anche a me piacerebbe andare in giro mascherato per sentirmi – come ci sentiamo oggi tutti noi – un napoletano liberato.

Napoli non sarà mai sola.

Articolo di OltreAceto

 

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