L’eredità dei francesi a Napoli: dal Castel Nuovo al Borgo Orefici

Fra castelli, chiese e strade, un viaggio nell’eredità dei francesi nel Regno di Napoli.

Arte e Cultura
Articolo di , 23 Gen 2024
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fonte wikipedia commons

La storia di Napoli è ricca di contaminazioni dovute alle varie dominazioni estere: fra Normanni, Svevi e Angioini, non c’è da meravigliarsi se ritroviamo ancora oggi tantissime influenze di chi ha dominato Napoli nel passato. Arte, cultura e architettura, portano ancora impresse queste origini storiche. A seguire esamineremo l’eredità dei francesi a Napoli.

Il napoletano e il francese

In particolare, nel dialetto napoletano, ritroviamo molteplici parole che, appunto, derivano dai dominatori francesi come ad esempio “Ampressa” – dal francese “empresse”, cioè pressare – che in napoletano indica “andare di fretta, sbrigarsi“, o ancora “Arrangià” – dal francese “arranger”, ovvero “aggiustare” sinonimo a Napoli di adattarsi, alla meno peggio, alle condizioni e situazioni che si affrontano.

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Questi sono solo alcuni, dei tantissimi francesismi nella lingua napoletana.

L’architettura francese a Napoli

In circa 3000 anni di storia, troviamo nella città di Napoli innumerevoli testimonianze di chi ha vissuto e regnato la città, e i Francesi non fanno eccezione. Un esempio, in particolare, è il Castel Nuovo, o meglio conosciuto a Napoli, come il Maschio Angioino.

L’inizio della costruzione del castello risale al 1279, ad opera dell’architetto Francese Pierre de Chaulnes, su iniziativa di Carlo I D’Angiò, che salì al trono della città partenopea nel 1266 dopo aver sconfitto gli Svevi. La residenza dei reali di Napoli era stata, fino ad allora, Castel Capuano, ma la vecchia fortezza normanna, fu ritenuta “scomoda e inadeguata” e il re volle quindi, edificare una nuova costruzione nei pressi della costa. Nonostante la mole impressiva della struttura, la sua edificazione terminò in soli 3 anni, un tempo record per le tecniche di costruzione dell’epoca.

Nel corso degli anni, il castello ha visto vari saccheggi, ricostruzioni ed ampliamenti sino a presentarsi come lo conosciamo oggi.

Sempre ad opera di Carlo I D’Angiò e dell’architettura francese, troviamo a Napoli, una delle chiese più antiche della città, ovvero la Basilica di San Lorenzo Maggiore, situata presso piazza San Gaetano. A partire dal 1270, il re sovvenzionò la costruzione della basilica e del convento. Ad opera di architetti francesi si deve l’abside, la prima parte edificata della chiesa, unica nel suo stile in Italia come esempio classico di “gotico francese”.

Le strade francesi nel regno di Napoli

Un mix fra “parole e architettura” si ritrova in alcune strade della città, che non si presentano col tipico nome di “via” ma col nome di “Rua”, storpiatura del termine francese “Rue”, ovvero “via, strada”. Ed ecco che ritroviamo nella città alcune strade, come Rua Catalana, o la Renovella, derivata da la “Rue Nouvelle”.

La “Rua Catalana” prende il suo nome dal fatto che, storicamente, vi erano ospitati i mercanti della catalogna, esperti artigiani della lavorazione dei metalli. All’epoca, infatti, la città fu divisa per mestieri e nazionalità.

L’oro di Napoli

Un’altra importante testimonianza del lascito francese a Napoli è il famoso “Borgo Orefici”.

Situato fra il Corso Umberto e Via Marina, questo quartiere è sempre stato destinato alle attività commerciali, grazie alla sua vicinanza al porto. Fu proprio la Regina Giovanna D’Angiò che portò a Napoli la raffinatissima arte della lavorazione dell’oro, attraendo gli artigiani francesi nella città partenopea.

La maggioranza di arredi sacri di chiese, fra cui quelli del famoso tesoro di San Gennaro, come i gioielli più antichi, sono stati creati e lavorati proprio fra le botteghe del quartiere. Ad oggi, il Borgo Orefici, resta la zona dove si concentrano i massimi esperti artigiani dell’oro, oltre ad ospitare il Museo di Arti Orafe e la prestigiosa scuola di oreficeria “La Bulla“.

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