Le spine miracolose della corona di Gesù: l’adorazione delle reliquie a Napoli

Annunziata Buggio
Le spine miracolose della corona di Gesù: l’adorazione delle reliquie a Napoli
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Le spine della corona di Gesù, simboleggiano l’estrema Passione di Cristo, fonte di adorazione dalle peculiarità miracolose. La Napoli angioina vanta l’esistenza di queste reliquie leggendarie

 

A Napoli, la religione è qualcosa di sovrannaturale: basti pensare a quel legame di sangue legittimato del nostro Santo Patrono Gennaro sulla città con a seguito i santi e i beati della tradizione, senza trascurare quel trasporto trascendentale che abbiamo con il culto dei morti e con la sfera dell’aldilà; un canale diretto, confidenziale fuori dal comune.

 

Un altro privilegio non trascurabile che Napoli ha con la Cristianità, è l’intrinseco legame con la storia delle Sacre Spine della corona di Gesù Cristo provenienti dall’antica Gerusalemme, passando per Parigi per giungere in Italia. Un viaggio lontano dall’Oriente all’Occidente basato per lo più su tradizioni medievali che hanno alimentato nel tempo e nella storia, un susseguirsi di vicende leggendarie, risvegliando la famosa «caccia alle reliquie cristiane» degli echi Templari.

 

Nella «Legenda aurea di Jacopo da Varagine» si narra che la croce sulla quale morì Gesù Cristo, come pure la corona di spine ed alcuni oggetti simboli della Passione, furono raccolti e nascosti fedelmente da alcuni discepoli, finché di queste reliquie, non si persero le tracce.
Solo nel 320 d.C. a Gerusalemme, Elena, la madre dell’imperatore Costantino, diede disposizione di pulire le macerie che si erano ammassate intorno al Golgota, la famosa collina della Crocifissione e casualmente fra i detriti, furono rinvenute le sacre reliquie della Passione; sempre secondo il testo, Elena avrebbe portato da Gerusalemme a Roma nel 323 d.C, una parte della vera croce, più un chiodo, una spina della corona e un frammento dell’iscrizione che Pilato aveva fatto inserire sulla croce.

 

Le prime notizie certe risalgono all’anno Mille: si narra che nel 1063 la corona di Gesù Cristo fu portata a Costantinopoli e rimase esattamente lì fino al 1237, fin quando secondo le cronache, l’imperatore di Costantinopoli Baldovino II la consegnò nelle mani di alcuni mercanti veneziani, al fine di ottenere un prestito alquanto consistente (una fonte cita 13.134 monete d’oro).
Alla scadenza del prestito e per riscattare la reliquia, Baldovino II sollecitò re Luigi IX di Francia detto «Il Santo» per l’acquisto della corona che giunse a Parigi e fu custodita temporaneamente a Palazzo Reale nell’attesa che terminassero i lavori in Sainte Chapelle; inaugurata solennemente nel 1248, la cappella poté accogliere con devozione la più potente reliquia cristiana.

 

Durante la Rivoluzione francese, gran parte del tesoro della Sainte Chapelle fu distrutto e disperso e per cui oggi possiamo notare la corona privata di quasi di tutte le spine.

Si racconta che durante il viaggio a Parigi la maggior parte delle spine furono distaccate e donate dai sovrani francesi ad altrettanti regnanti ed ecclesiastici a favore di chiese, basiliche e santuari degne di considerazioni meritorie; in particolare furono offerte in segno di amicizia. Non è un caso che numerose località francesi e in parte alcune cittadine italiane, vantano di brandire e possedere una o più sacre spine della corona di Cristo, dalle proprietà taumaturgiche.

La “Sacra Spina” della regina Giovanna I

Come giunsero fin qui, le sacre spine della corona di Cristo?
Per la cronaca, fu Carlo I d’Angiò, figlio del re di Francia Luigi VIII che portò alcune spine della corona in Italia. Sono poco le notizie certe e documentate circa l’esistenza delle reliquie, ma sono rintracciabili nel regno angioino e sotto la guida della prima regina di Napoli Giovanna I.

 

La Chiesa di Santa Maria dell’Incoronata che sorge su Via Medina, un tempo denominato largo delle Carregge, così chiamato per lo svolgimento delle giostre e dei tornei medioevali in prossimità di Castel Nuovo, rappresenta una rara testimonianza di edificio trecentesco napoletano, ben conservato e scampato miracolosamente alla storia.

 

La chiesa di Spina Corona, il cui nome evoca già la storia, ha due tempi di costruzione: la prima parte più antica risponde al nome di re Roberto D’Angiò che deputò questo luogo a Tribunale Regio con l’annessione di un Ospedale per i poveri, come indica la navata d’ingresso e il portico esterno, mentre la seconda costruzione corrisponde all’inserimento della navata minore.
Terminati i lavori nel 1373, la chiesa fu intitolata a Santa Maria Spina Corona per poi mutare in Incoronata, nome che testimonia l’esistenza della famosa reliquia che essa conteneva: una spina della corona di Gesù Cristo dagli attributi miracolosi.

 

La chiesa successivamente passò sotto il controllo dei padri Certosini di San Martino nel 1378, e il luogo fu designato quale centro di celebrazioni e incoronazioni regali. Attualmente è sede per mostre ed eventi locali, dove tra l’altro si ammirano gli affreschi giotteschi di Roberto d’Oderisio

 

Si deve alla regina Giovanna I nel 1352, l’ampliamento della chiesa in ricordo della sua incoronazione con il secondo marito Luigi Ludovico di Taranto, in quanto i due sposarono proprio qui e la regina per l’occasione volle dare maggior prestigio all’evento, donando qualcosa di eccezionale: una spina della corona di Cristo, ricevuta in regalo dal re di Francia Carlo V e provenuta direttamente dalla Sainte Chapelle

 

Intorno alle reliquie pare si sviluppò un interessante e speciale culto devozionale sia popolare che nobiliare, intorno al XIV secolo fino al 1463, data che corrisponde alle ultime notizie certe sull’esistenza della reliquia, fin quando la Certosa di San Martino chiese la restituzione della spina al decano di Aversa, dopo averla ceduta in prestito e riavuta con forte ritardo.

 

Le celebrazioni della Sacra Spina erano davvero solenni, con un calendario ricco di liturgiche proprio durante la Quaresima, dove persino papa Gregorio XIII, il 3 marzo 1370 concesse l’indulgenza in favore dei pellegrini e a tutti coloro che avessero raggiunto la chiesa nel giorno dell’esposizione della reliquia del Venerdì Santo e della Pentecoste.

Usanza del tutto scomparsa anche nella medesima chiesa dell’Incoronata che rimembra soltanto il nome.

E delle reliquie, cosa è accaduto?

La “Sacra Spina” esposta nella Cattedrale di Aversa

In Italia, le sacre spine della corona di Gesù Cristo ritenute prodigiose sono sparse da nord a sud in varie chiese e se ne contano almeno un centinaio; nel napoletano di forte rilevanza è la Sacra Spina di Aversa, mentre altre sono custodite ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino e a Castellammare [http://www.ilcorrierino.com/da-gerusalemme-a-castellammare-la-sacra-spina-portata-in-europa-dai-templari/538.html]

 

Nella celebre Cattedrale di Aversa è custodita la preziosa reliquia della Sacra Spina da cui è verificabile il fenomeno cromatico del rosseggiare sanguigno in occasione della Settimana Santa, e se coincide con il 25 Marzo giorno dell’Annunciazione, si assiste ad un prodigio fuori dal comune, come documentato dal can. Teologo Roberto Vitale nel 1932.

 

Il Venerdì Santo del 1932 accadde che la spina fiorì miracolosamente; varie testimonianze affermarono che all’estremità della spina si poteva vedere un liquido rosso che sembrava sgorgare come una vera goccia di sangue. La venerazione della sacra spina di Aversa avviene ogni anno nella prima Domenica di Quaresima.

 



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