Le Monde, il quotidiano francese parla di Napoli: "Snaturata dal turismo come Barcellona" eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Le Monde, il quotidiano francese parla di Napoli: “Snaturata dal turismo come Barcellona”
S. Di Palma
19 Lug 2023 - 15:22
Foto Giovanni Spione

Le Monde, il quotidiano francese parla di Napoli: “Snaturata dal turismo come Barcellona”

La città di Napoli sulla copertina del quotidiano francese Le Monde, parte il paragone con Barcellona.

La città di Napoli è al centro del giornalismo internazionale: la fama della città cresce esponenzialmente, così come i flussi turistici che la vedono protagonista assoluta del settore dal 2022. La popolarità del capoluogo campano cresce talmente tanto da diventare un vero e proprio fenomeno culturale, trattato dai titoloni di quotidiani francesi del calibro di Le Monde.

Un articolo su Napoli scandaglia le ragioni dietro l’amore per la città, paragonando il fenomeno turistico a quello che ha coinvolto una sua parente spagnola (alla quale viene spesso paragonata): Barcellona.

Le Monde parla di Napoli: “Teme di diventare come Barcellona”

Un estratto dell’articolo di Le Monde, riportato da Il Mattino, indaga le ragioni dietro l’ondata di turismo che ha coinvolto Napoli nell’ultimo anno, parlandone in modo controverso e sfumato in varie declinazioni.

L’esplosione del turismo con un numero di visitatori annuali passato da 3,2 milioni nel 2017 a 12 milioni nel 2022, per 3 milioni di abitanti, viene percepita, malgrado i rischi che comporta, come un rinascimento”. 

Nei Quartieri Spagnoli, enclave popolare situata vicino al porto della città, stanno spuntando insegne di bed and breakfast dove regnavano prostituzione, contrabbando e traffici vari qualche anno fa. Sasi Visone, 47 anni, era un semplice parrucchiere, un parrucchiere in italiano, quando i turisti si affacciavano lungo i vicoli stretti e rettilinei dei Quartieri Spagnoli dove è cresciuto e che i visitatori stranieri evitavano accuratamente qualche anno prima. Man mano che altri commercianti si rivolgevano allo street food, la planimetria a scacchiera di questa popolare enclave del centro di Napoli, redatta nel XVI secolo, cominciò a essere ricoperta, su Google Maps, di punte di spillo rosa che indicavano stanze e appartamenti in affitto offerti anche per la prenotazione su Airbnb.

Precipitate dopo la pandemia di Covid-19, ma già iniziate qualche anno prima, queste rapide trasformazioni hanno aperto un “periodo d’oro” per i 15.000 abitanti dei Quartieri Spagnoli, secondo Visone. Ricorda di aver sentito il vento cambiare direzione quando gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana vennero nel suo quartiere per festeggiare, a Napoli, i trent’anni di esistenza della loro casa con l’appoggio dell’allora sindaco, Luigi De Magistris. La tre giorni di festa data in questa occasione ha preannunciato un cambiamento radicale nell’immagine di Napoli e del suo centro storico ancora popolare, in Italia e all’estero.

Sulle pareti lebbrose dai palinsesti pastello che, nella memoria degli abitanti, risuonano ancora dei colpi sparati durante gli occasionali regolamenti di conti, il parrucchiere Sasi Visone vedeva i suoi vicini affiggere alla catena e all’attenzione dei visitatori stranieri, sempre più numerosi, ritratti di Sophia Loren pizzaiola, come nel film L’oro di Napoli, di Vittorio De Sica (1954), e ritratti alla gloria di Diego Armando Maradona. Il mitico calciatore argentino, che offrì al popolo napoletano i suoi primi due scudetti italiani nel 1987 e nel 1990, si veste dell’aureola dorata di un santo. Dal dopoguerra l’economia dei Quartieri Spagnoli, a ridosso del porto, è stata dominata dalla prostituzione, dal contrabbando e da traffici di vario genere, tra criminalità organizzata e microcriminalità. Le sue strade, nella parte bassa, sono ora sovrastate da insegne di bed and breakfast e fiancheggiate da pizzerie con terrazze invadenti e sonore. I loro piccoli caffè di quartiere hanno iniziato a servire Aperol spritz to go, un cocktail dell’estremo nord di Venezia, paracadutato a Napoli e che unisce l’Italia attraverso i desideri espressi dai suoi visitatori stranieri. Sasi Visone, originario dei Quartieri Spagnoli, figlio di cameriere, ritenne opportuno accompagnare il movimento. Accanto al suo preesistente salone di parrucchiere, ha avuto anche l’idea di aprire un bar, accorpando poi le sue due attività sotto un unico marchio: Barruchiere Hair Studio 76″.  

Napoli, forse vista come “snaturata” da questo articolo francese, resta la città preferita dei francofoni, partendo dal loro presidente Emmanuel Macron. 

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