Le campane di Santa Restituta a Ischia: il suono misterioso in fondo al mare

Annunziata Buggio
Le campane di Santa Restituta a Ischia: il suono misterioso in fondo al mare
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Le campane di Santa Restituta a Ischia, sono parte di una leggenda affascinante: si racconta che suonano in fondo al mare, dove furono gettate dai saraceni durante un’invasione sull’isola.

«A Santa Restituta le fave so arrennute, le quaglie so fernute e li turchi so partute»

Stornello popolare coniato sul finire delle invasioni saracene.

 

In un particolare e suggestivo racconto popolare ischitano, a cavallo tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, si fa riferimento alle splendide campane di Santa Restituta, apprezzate per l’incanto della melodia che producevano e impiegate maggiormente in situazioni di pericolo, come nel dare l’allarme durante le invasioni saracene. Un gioiello d’arte perduto in fondo al mare.

 

Chi è Santa Restituta e perché il suo culto è molto sentito a Ischia?

 

Santa Restituta Vergine e Martire di origine tunisina, fu molto venerata nell’Alto Medioevo: in Italia il suo culto è molto sentito al Sud: a Lacco Ameno, Napoli, Cagliari, Palermo, Montalcino e Oricola.

 

La tradizione cristiana narra che la barca su cui fu torturata e arsa viva la santa, approdò sull’isola Aenaria cioè Ischia, guidata da un misterioso angelo che ella invocò prima di morire. Sull’isola viveva una matrona cristiana di nome Lucina che avvertita in sogno dall’angelo, si recò sulla spiaggia e dall’imbarcazione rovesciata, accolse il corpo illeso dalle fiamme ma privo di vita di Santa Restituta; da allora le sue spoglie miracolose riposano nella bellissima basilica a lei dedicata a Lacco Ameno. 

 

La devozione per questa santa è riconosciuta a Ischia, della quale ne è la patrona: si festeggia il 17 maggio con la processione via mare e ben undici giorni di solennità che vanno dall’8 al 18 maggio nel centro storico. La chiesa a lei dedicata sorge su un’antica basilica paleocristiana, dove sono custodite due preziose statue lignee dorate della santa, mentre nella cappella laterale si possono ammirare le sacre reliquie. Di notevole importanza è il Museo degli Scavi di Santa Restituta, un complesso sotterraneo di epoca romana davvero molto suggestivo.

 

A Napoli il suo culto è presenta nella Cattedrale del Duomo che ingloba al suo interno le antiche basiliche di Santa Restituta e della Stefania.

Le leggendarie campane di Santa Restituta

Il più grande flagello che Ischia potesse temere nel passato, furono certamente le scorribande dei Turchi e le continue incursioni sull’isola verde; il Capaccio, lo storico del ‘500 cita un passo a riguardo: “dalla torre di Monte Vico di Lacco partiva l’allarme e le campane di Santa Restituta fuse in quel tempo suonavano a distesa”.

 

La leggenda delle campane di Santa Restituta, ebbero un’eco esponenziale nei primi del 1600, quando a seguito di un assalto saraceno che gli ischitani non riuscirono a fermare, diedero vita alla storia prodigiosa.

 

Si racconta infatti che durante l’ennesima invasione dei turchi dove gli ischitani furono colti di sorpresa, i saraceni riuscirono ad entrare nel cuore dell’isola, saccheggiando tutto ciò che si opponeva davanti ai loro sguardi; presero di mira la maestosa basilica di Santa Restituta (in cerca di oro e gioielli) fiondandosi nella cappella della santa, dove furono attratti dalla preziosa statua della Vergine martirizzata sulla quale sferrarono duri colpi di scimitarra e ingannati dallo sfavillio dell’oro, si accorsero che si trattava di legno dorato.
Delusi per l’amaro bottino, si precipitarono sul campanile e trafugarono le bellissime campane.

 

Alla vista di quel furto sacrilego, cui gli ischitani dovettero assistere inermi e sprovveduti di un piano di attacco: videro i pirati saraceni caricare in trionfo le campane sulla loro imbarcazione. Intanto, nella disperazione, si lesse un evento inspiegabile: il capitano della galea diede ordine di issare le ancore e al momento di prendere il largo, il cielo improvvisamente si oscurò, un vento impetuoso iniziò a soffiare a tutta forza e il mare cominciò ad ingrossare le onde producendo altezze mastodontiche, per cui la nave fu scaraventata energicamente tra l’abisso e l’elevazione. La tempesta o la collera divina fu messa in atto…

 

I saraceni temendo per le loro vite, buttarono in mare tutti i carichi pesanti tra cui le campane, per alleggerire il peso della nave. Ma anche quel misero tentativo non riuscì a placare l’ira del mare per cui l’imbarcazione fu inghiottita dagli abissi.
Gli abitanti di Ischia, vedendo tale prodigio «punitivo» si raccomandarono di recuperare quanto prima le preziose campane e di restituirle alla Vergine, appena il cielo prometteva di placarsi.

 

Quando il bel tempo tornò a risplendere, i pescatori e gli isolani fecero mille tentativi pur di recuperare le campane in fondo al mare; vani furono gli sforzi per molti anni a seguire. Per secoli, si perpetuò il ricordo delle campane sprofondate sott’acqua ma inutili furono i soccorsi per liberarle dall’abisso.

 

La leggenda vuole che nella notte che va dal 16 al 17 maggio qualcosa di inspiegabile si ode: quelle campane risuonano a festa in fondo al mare; chi si accosta in prossimità della spiaggia resta incantato dal suono melodioso che si ascolta come prodotto da creature magiche simile ad un concerto paradisiaco: ma solo le anime belle e pure possono percepire quella sinfonia divina; si dice siano le armonie della verginità e del martirio.

 

Una curiosità: la leggenda della campane di Santa Restituta, secondo alcuni studiosi, fa pensare ad una correlazione per affinità con la leggenda della città scomparsa di Is in Gran Bretagna. Questa leggenda inglese narra di una città inghiottita dal mare di cui i pescatori locali ne fanno ancora oggi strani racconti; si narra che durante la tempesta si vedono affiorare le guglie delle sue antiche chiese mentre nei giorni di quiete, si sente provenire dalle profondità degli abissi, delle note piacevolissime di campane a festa.

 

Le leggendarie campane di Santa Restituta di Ischia, suonerebbero come le campane misteriose della perduta città di Is, di una possibile Atlantide sommersa?

 

Fonte: Miti e leggende. Rassegna d’Ischia 6-7/2001_documento pdf



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