Lamont Young: l'architetto visionario che voleva fare di Napoli un'autentica capitale moderna eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Lamont Young: l’architetto visionario che voleva fare di Napoli un’autentica capitale moderna
A. Genova
Castello Aselmeyer, Napoli. Foto di Armando Mancini, via Flickr/Wikimedia Commons Licenza: CC BY-SA 2.0

Lamont Young: l’architetto visionario che voleva fare di Napoli un’autentica capitale moderna

Architetto e urbanista anglonapoletano, Lamont Young - il progettista del Castello Aselmeyer - immaginò una città moderna, tra metropolitana, quartieri sull'acqua e ascensori urbani.

Le idee dell’architetto e urbanista anglonapoletano Lamont Young, a suo tempo considerate utopiche, anticiparono soluzioni oggi diventate concrete. Un pensiero lucido, il suo, che vedeva in Napoli un’autentica capitale moderna.

Lamont Young , sogno e tecnica

Figlio di un funzionario britannico e di una donna inglese nata in India, Lamont Young crebbe tra la collina del Vomero e i collegi svizzeri, per poi completare gli studi in Inghilterra. Eppure visse e operò interamente a Napoli, dove fu architetto, urbanista e ingegnere, una figura eccentrica e pragmatica che immaginava una Napoli capace di coniugare modernità e identità, allineandosi alle grandi capitali d’Europa.

In un contesto urbano afflitto da sovrappopolazione e degrado, Young propose – già nella seconda metà dell’Ottocento – una metropolitana, rete ferroviaria capace di collegare il centro storico con le aree collinari, alleggerendo la pressione urbana e facilitando gli spostamenti.

Il progetto, ambizioso e articolato, prevedeva tratti sotterranei, esterni e sopraelevati, uniti da un innovativo ascensore urbano incastonato nella collina tufacea. Le cabine, suddivise in classi, avrebbero superato un dislivello di oltre 160 metri, collegando i villaggi del Vomero al cuore della città bassa.

Il suo progetto non trovò il sostegno adeguato, ma la visione tracciata dall’architetto anglonapoletano ha lasciato comunque un segno; la rete metropolitana contemporanea di Napoli ricalca infatti alcune delle intuizioni più lungimiranti del suo piano, confermando l’attualità del suo pensiero urbanistico. La rete metropolitana ideata da Young era parte di una visione più ampia, che prevedeva anche la trasformazione dell’area di Posillipo. Qui immaginò un quartiere chiamato “Rione Venezia”, attraversato da canali navigabili e collegato a Bagnoli attraverso una galleria sotto la collina.

Anche i Campi Flegrei rientravano nei suoi piani, reinterpretati come spazio turistico e residenziale. Young vi progettò un palazzo delle scienze in vetro e ferro, stabilimenti balneari e termali, oltre ad alberghi immersi in pinete.

Capace di immaginare una città funzionale ma rispettosa della sua identità storica, Young perciò credeva che proprio attraverso le infrastrutture fosse possibile migliorare non solo l’organizzazione della città, ma anche la qualità della vita dei suoi abitanti.

L’architettura tra nostalgia e modernità

Parallelamente alla sua attività da urbanista, Lamont Young si affermò come architetto privato dallo stile riconoscibile. Influenzato dal gotico inglese e dal gusto neorinascimentale, progettò numerosi edifici nella zona collinare di Napoli, in particolare tra Parco Grifeo e corso Vittorio Emanuele.

Edifici come Villa Curcio (già Castello Grifeo, un tempo anche casa di Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao), la Palazzina Grifeo, la sede dell’Istituto Grenoble e, soprattutto, il famoso Castello Aselmeyer, sono la prova del suo approccio architettonico visionario.

Il Castello Aselmeyer, completato nel 1902 e ceduto nel 1904 alla famiglia di banchieri tedeschi da cui prende il nome, è un esempio interessante di eclettismo architettonico. Torrette, merlature, bugnato in pietra lavica, giardini pensili e rimandi allo stile elisabettiano rendono l’edificio particolare nel contesto napoletano, tanto che l’architettura sembra più una narrazione, tra paesaggio e immaginazione.

Opere come lo chalet svizzero nel giardino di Villa Lucia o il progetto incompiuto del Grand Peninsular Hotel, testimoniano invece la sua visione di Napoli come città turistica internazionale, e la sua intenzione di restituire a Napoli la centralità europea che le spettava per bellezza e posizione geografica.

Villa Ebe, la sua ultima opera, sorge sul Monte Echia e fu pensata come residenza personale e per i soci della famiglia Astarita. Lo stile riprende quello del Castello Aselmeyer, con influenze neogotiche, elementi decorativi particolari e una scenografica vista sul golfo.

Dopo il suicidio di Young nel 1929, la villa visse una storia travagliata fatta di abbandoni, bombardamenti e infine un incendio doloso nel 2000. Oggi aspettiamo che iniziative adeguate restituiscano dignità a questo luogo simbolico.

Considerato troppo visionario, Lamont Young – in definitiva – non fu mai pienamente compreso dal suo tempo. Eppure Napoli conserva alcune sue tracce: nei quartieri collinari e nelle intuizioni infrastrutturali che oggi sembrano all’ordine del giorno ma che allora erano rivoluzionarie.

Questo architetto e urbanista anglonapoletano ha perciò immaginato una Napoli più vivibile, più europea, più aperta, capace di rispondere ai bisogni del suo tempo con soluzioni nuove ma coerenti alla sua storia. La visione di Young rimase in disparte, ma questo non le ha impedito di contribuire a tracciare la città che conosciamo oggi.

© 2026 Grandenapoli.it – Riproduzione riservata – Questo contenuto originale è di Grandenapoli.it e pertanto protetto da copyright.
Whatsapp Canale Whatsapp Canale