Fiamme sul Vesuvio, gli abitanti al lavoro con le pale per spegnere l’incendio

Giusy Di Bonito
Fiamme sul Vesuvio, gli abitanti al lavoro con le pale per spegnere l’incendio
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Un gruppo di 50 persone ha dimostrato che lo Stato è stato assente anche in situazioni così di emergenza, dando un’ennesima prova di aggregazione. Ogni persona ha difeso con i denti le proprie case, strappandole al fuoco che le voleva ingoiarle.

Le fiamme che da giorni stanno divorando letteralmente il Vesuvio si stanno ora propagando anche verso le abitazioni a causa del forte vento. L’incendio, inizialmente divampato nella zona compresa fra Ottaviano e Terzigno, si è, poi, spostato, trascinando le fiamme fino alla fascia litoranea.

Le misure di emergenza sono scattate subito, bloccando tutte le vie di accesso al vulcano di Napoli ed evacuando i ristoranti e le abitazioni nei comuni di Ercolano e di Torre del Greco.

Ieri sono state contrastate, in qualche modo, dai cittadini di Torre del Greco.

Un gruppo di 50 persone ha dimostrato che lo Stato è stato assente anche in situazioni così di emergenza, dando un’ennesima prova di aggregazione. Ogni persona ha difeso con i denti le proprie case, strappandole al fuoco che le voleva ingoiarle.

Gli abitanti di Torre del Greco, nel momento in cui si sono resi conto che i soccorsi non sarebbero arrivati in tempo perché impiegati altrove, si sono armati di pale, vanghe e rastrelliera ed hanno cominciato a scavare trincee tagliafuoco.

Il racconto drammatico di un abitante pubblicato su Il Mattino: «Sono a casa dopo 7 ore di lotta contro il fuoco. Oggi la gente di via Resina Nuova – ha detto – si è fatta Stato e ha difeso con i denti le proprie case strappandole al fuoco che le voleva ingoiare. Alle 12 quando ci siamo resi conto che i soccorsi non sarebbero arrivati perché impiegati altrove, in cinquanta abitanti di questa strada ci siamo armati di pale, vanghe e rastrelliera e abbiamo cominciato a scavare trincee tagliafuoco. Ci sono stati momenti in cui lo fermavamo in un punto e ripartiva subito in altri posti. L’inferno».

 



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