La zizzona di Battipaglia, nata dall’amore di una ninfa per un mortale

Cucina
Articolo di , 14 Set 2018

 

«Vedete, il primo segno che è una mozzarella di qualità è quando, come dicono loro, cacc o latt»

 

Una delle battute più celebri del film “Benvenuti al sud” è sicuramente questa pronunciata da Claudio Bisio a proposito della zizzona di Battipaglia, la grossa mozzarella dal peso variabile (da 1 kg fino a 15 kg) la cui caratteristica peculiare è la forma, che ricorda un prosperoso seno femminile. La zizzona, chiamata anche “mozzata”, è uno dei prodotti caseari tipici di Battipaglia, comune del salernitano, ed è conosciuto in tutta Italia grazie al suo inconfondibile gusto e al suo aspetto invitante. Come riconoscere una mozzata di qualità? Molto semplice: basta tagliarla e vedere la quantità di latte che fuoriesce.

La zizzona di Battipaglia e la sua romantica leggenda

All’origine di questo delizioso prodotto campano c’è un’antica leggenda che racconta la storia d’amore tra la ninfa Baptì-Palìa e il giovane Tusciano. Secondo la leggenda, la zizzona nacque dalle mani della ninfa che, ogni mattina all’alba, mungeva le bufale che pascolavano nelle paludi della pianura di Battipaglia per ricavarne il latte. Dalla filatura della cagliata, grazie ad un segreto procedimento, tagliava delle sfere, chiamate appunto “mozzate”. Questi prodotti venivano poi riposti in cestini di vimini ed insaporiti con ramoscelli di mirto ed aromi vari, per poi essere portati in dono agli Dei.

 

Un giorno, tuttavia, la ninfa si innamora perdutamente di Tusciano, un giovane dall’aspetto etereo ed affascinante, al quale svela come pegno d’amore il segreto della mozzata di bufala. Il giovane però, incapace di mantenere il segreto, lo svela a tutti i comuni mortali, e così facendo provoca l’ira degli Dei, i quali condannano i due innamorati ad amarsi e cercarsi, senza riuscire a trovarsi. Oggi i due amanti si sono trasformati, rispettivamente, nell’attuale Battipaglia e nel fiume Tusciano, che scorre tra la terra come se volesse abbracciare ciò che resta del suo antico amore.

 

Ancora oggi chi lavora la zizzona di Battipaglia si sveglia all’alba per mungere le bufale, dalle quali si ricava il latte per la mozzata. A differenza della mozzarella di bufala, la zizzona non può essere classificata come prodotto D.O.P perché supera la dimensione massima di 800 grammi di peso, ma resta comunque una mozzarella di latte di bufala al 100 %.

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