La vecchia della Quaresima. L’usanza del segnatempo per la Pasqua

Annunziata Buggio

La vecchia della Quaresima era un fantoccio artigianale fatto sospendere ai balconi o alle finestre, utilizzato come segnatempo pasquale dopo il Mercoledì delle Ceneri.
In Campania, diversi usanze e rituali popolari rimandano al concetto della «Vedova del Carnevale».

 

La Vecchia della Quaresima o la Vedova del Carnevale rientra nel baule delle perdute tradizioni popolari della Campania, di quelle storie che pian piano sono state accantonate o sono del tutto scomparse con l’evoluzione dei costumi.
L’origine di questa singolare pratica religiosa, potrebbe derivare da culti più antichi del Mediterraneo o derivare da un tipo di scultura romana che veniva appesa agli alberi come dono votivo, ovvero le ”Oscillum” dal latino ‘osculum‘ e dalla radice «os» che sta per volto.

 

Per Vecchia della Quaresima si intendeva un fantoccio fatto a mano e appeso all’esterno della propria abitazione, impiegato come particolare segnatempo che scandiva un periodo di quaranta giorni: iniziava dal Mercoledì delle Ceneri che apre l’ingresso della Quaresima, fino al giorno di Pasqua.
Interpretata con le sembianze di un’anziana vedova, si diceva addio all’abbondanza e agli eccessi del Carnevale per entrare in un periodo di magro e di penitenza rappresentato dalla Quaresima, fino a raggiungere simbolicamente la liberazione dalle privazioni, concessa dalla Pasqua.

 

Questo feticcio chiamato“ La Vecchia della Quaresima” o “La Vedova del Carnevale” o ancora, “Quaravesima appesa” a secondo dei paesi, dei quartieri o degli stessi rioni, simboleggiava appunto la vedova del Carnevale rimasta a lutto dopo il suo funerale, celebrato tra la notte del Martedì Grasso e il giorno del Mercoledì delle Ceneri, quando si entra ufficialmente nel periodo che meglio esprime l’astinenza dalla carne, la privazione, il digiuno, la redenzione e la preghiera per giungere verso la fase della liberazione e della rinascita a nuova vita: la Pasqua. Simbolicamente indica i quaranta giorni di digiuno di Cristo nel deserto.
Così come il ciclo naturale della terra passa dal rigore dell’Inverno ai primi tepori della Primavera.

 

La Vecchia della Quaresima ha sempre avuto delle caratteristiche ben precise per poter essere realizzata che si modificava di poco a secondo delle esigenze o delle proprietà agricole del territorio.
La caratteristica fondamentale era quella di dover rappresentare un vecchia, alquanto brutta, triste e vestita di stracci neri, talvolta con un copricapo scuro per poter fasciare i pochi capelli bianchi. Il corpo solitamente era realizzato con due palline di carta sovrapposte e incollate o cucite tra loro: una più grande per il busto e l’altra più piccola per la testa che venivano rivestite di pezze o di stracci per identificare sia il viso raggrinzito che il vestito logoro.

Successivamente si passava alla scelta dell’ortaggio o della frutta, spesso patata, carota o anche l’arancio; il tubero, una volta sistemato sotto la gonna con una porzione che sporgeva verso l’esterno, serviva per conficcare e reggere le famose sette piume (di gallina, di pavone o di oca) le quali indicavano le altrettante settimane di Quaresima.
Per legare il tutto, si preferiva trapassare con un fil di ferro abbastanza morbido, tutti gli elementi (l’ortaggio e le palline di carta) fino a raggiungere la testolina, dove si chiudeva in un piccolo cappio.

 

Dopo la preparazione, la vecchia veniva appesa all’esterno della propria casa e ogni settimana si procedeva a staccava una piuma e ciò contribuiva a farne un singolare segnatempo che scandiva le rispettive domeniche quaresimali, fino al giorno di Pasqua.
Era un gioco che piaceva a molti bambini perché fungeva anche da lezione per memorizzare i concetti delle festività cristiane.

 

 

In alcune zone del nostro Paese, il fantoccio può essere identificato simbolicamente in un tronco di quercia, per cui la povera vedova, la vecchia, viene segata «sega la vecchia» spaccata in due, oppure arsa in un falò, venti giorni prima della Pasqua, atta a simboleggiare la redenzione, in una sorta di antico un rituale magico per poter scacciare via la tristezza dell’inverno invocando l’arrivo e la gioia della primavera; il passaggio fondamentale che sancisce la ritualità del mondo agricolo.
Ne troviamo testimonianza nei fantocci appesi ad Alife, la cittadina in provincia di Caserta, dove questo rito si celebra il giovedì che precede la penultima domenica di Quaresima.

 

In Campania esistono ancora reminiscenze di questa curiosa usanza soprattutto nei luoghi a vocazione rurale, dove ogni tanto si vedono affiorare dai balconi o dalle finestre, dei fantocci ciondolanti con il volto di una vecchietta.
Se ne trovano ancora nel Cilento di bamboline impagliate, vestite e cucite a mano con l’unica differenza: alla base della veste o su quest’ultima, viene posizionata l’arancia in sostituzione alla classica patata, col fine di poter sorreggere tante piume quante sono le settimane della Quaresima.

 

In alcuni quartieri del centro storico di Napoli, si rammentano i ricordi di questa popolare usanza, praticata più o meno fino al 1960, rispolverati grazie ad alcuni scatti fotografici o racconti familiari legati alle usanze del Carnevale napoletano.
Secondo testimonianze locali, «La vecchia della Quaresima» era popolare nel quartiere della Sanità, fatta penzolare fuori i balconi o le finestre dove si vedevano le sette piume di gallina, probabilmente sei nere per le domeniche della Quaresima e una bianca da staccare nel giorno di Pasqua.

Altre testimonianze si riscontrano nei quartieri periferici a Nord di Napoli, dove nelle vecchie masseria si usava appendere «’a quaravesima appesa» che andava «spennata» realizzandone anche una sola per tutti, accolta come oggetto simbolico da condividere con tutto il rione.

 

Fonte web: ecampania.it

Fonte dirette di testimonianze familiari



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