La Torre di San Michele e i messaggi occulti sulla pietra

Annunziata Buggio
La Torre di San Michele e i messaggi occulti sulla pietra
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La Torre di San Michele è ciò che resta dell’antica cinta muraria angioina che da Porta Capuana percorreva buona parte del centro storico per ricongiungersi su Via Cesare Rosaroll. Secondo uno studio, sulle pietre di Piperno sono incisi simboli misteriosi.

 

La Torre di San Michele è miracolosamente scampata all’inglobamento cittadino e all’abuso edilizio; anche se fatiscente ha resistito molto bene all’incuria del tempo, storica testimonianza di ciò che rimane dell’antica cinta muraria di Napoli, ampliata nel corso dei secoli.
Antico, moderno e contemporaneo convivono perennemente tra il suolo e il sottosuolo napoletano, raccontandoci storie straordinarie e ricche di suggestioni e dove oggi sulle pietre sussistono i tag a firma dei writers, un tempo c’è chi vi incideva messaggi occulti destinati alla comprensione di pochi lettori. Un viaggio nella Napoli esoterica.

 

La Torre di San Michele che svetta su Via Cesare Rosaroll e adiacente alla Chiesa di San Gioacchino a Pontenuovo se pur decadente, è ben conservata rispetto alle altre torri che sono cadute in disuso, abbattute o nelle migliori delle ipotesi, inglobate nelle mura dei palazzi a cavallo tra Seicento e Novecento.
Della torre costruita con le robuste pietre di Piperno, si vedono bene le merlature e parte del cerchiaggio protettivo, adoperato per fissare al meglio la porzione superiore, frutto di vari rimaneggiamenti a scopo di tutelare (si spera) la memoria del sito storico.

 

Questa torre di guardia unica superstite rispetto alle altre due torri, quella del Salvatore e quella di San Giovanni inglobate nell’Ex Caserma Garibaldi, ci fa capire come si snodava la cinta muraria di Napoli durante il periodo angioino che da Via Carbonara (dove sorge l’omonima Chiesa di San Giovanni a Carbonara) si estendeva su Porta San Gennaro per risalire su Caponapoli, scendendo su Via Costantinopoli, lambendo San Pietro a Maiella e Largo Mercatello, Piazza del Gesù, Monteoliveto fino a Porta Petruccia (demolita) adiacente alla Chiesa di Santa Maria La Nova, per ricongiungersi nuovamente sul versante orientale con Porta Capuana.

 

In epoca vicereale proprio di fianco alla torre di San Michele fu aperta una porta che conduceva all’esterno delle mura, tramite un ponte detto Pontenuovo (attuale denominazione della via) strutturato a quattro arcate che consentiva di superare il fossato della cinta; infatti questa zona detta Via dei Fossi ha mantenuto intatta la sua denominazione fino alla metà dell’Ottocento, fin quando il fossato fu colmato con l’asfalto per consentire l’apertura di Via Cesare Rosaroll. Immaginiamo di camminare sospesi sopra il fossato …
La città che si sviluppava all’interno della cinta muraria crescendo in verticale ed era detta intra-moenia mentre le aree cittadine che si svilupparono fuori le mura e oltre il fossato, erano dette extra-moenia come ad esempio il Borgo Sant’Antonio Abate, i cui abitanti prima del ponte, potevano entrare in città’ solo attraverso Porta Capuana o Porta San Gennaro.

 

La Torre di San Michele è una struttura di grande rilevanza storica e prende nome dal culto dell’Arcangelo Michele, una delle figure più simboliche del mondo cristiano pre rinascimentale; il culto di derivazione nordica fu molto sentito fra i paesi del centro-sud, tanto da dedicargli abbazie, chiese e cappelle devozionali. Il suo ruolo ben definito e centralizzato, lo pone sempre come protagonista nella lotta contro il Drago-Serpente Demonio.
E proprio come egli incarna il primo guerriero della Milizia Celeste a difesa del Regno dei Cieli, anche la nostra bella torre sorvegliava l’ingresso dei nemici del regno ed era pronta a difendere la città sul versante orientale.

I messaggi occulti della torre

Un recente studio a cura del medico professionale Lucio Paolo Ranieri, appassionato di storia e ricerche napoletane e che ha condotto una serie di indagini sulle mura medioevali della città, ha rivelato che vi è un legame del tutto simbolico fra la torre e alcuni simboli che vi sono impressi sopra le pietre di Piperno, pronunciando una lettura esoterica in corrispondenza dei segni che sono incisi sul Bugnato del Gesù Nuovo.

 

Da fonti storiche sappiamo che le pietre utilizzate per la cinta muraria risalente al 1484 sono opere di maestranze di Cava ‘de Tirreni che utilizzavano il Piperno proveniente dalle cave di Soccavo. Non è un mistero che le prime maestranze di intagliatori di pietre, ovvero i «Maestri pipernieri» oltre ad essere abili esperti nella lavorazione della dura pietra, facevano parte di una segreta corporazione che sotto giuramento si trasmettevano l’antica arte di «caricare» di energia positiva la pietra e di erigere costruzioni basate sul modello di architettura esoterica franco-templare.
Questi misteriosi «costruttori ermetici» operavano proprio a Napoli nel tardo Medioevo e primo Rinascimento, offrendoci preziose testimonianze architettoniche durante i domini Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi.

 

L’intuizione del medico Lucio Paolo Ranieri intenzionato a svelare il messaggio posto sulle pietre di Piperno, avvenne per puro caso, quando il riflesso di uno specchio provocato da una strana luce estiva gli fece scorgere fra le pietre scure della Torre di San Michele, alcuni segni riconducibili alle iscrizioni sulle pietre del Bugnato del Gesù Nuovo, e fra questi evidenziò il simbolo della croce uncinata, alcune lettere provenienti da alfabeti diversi, simboli astrologici e altri segni che richiamano la Massoneria e l’Alchimia medioevale di logge segrete dei fratelli muratori.
Alcuni segni e simboli sono già ben noti agli esperti della Napoli esoterica, come per esempio quelli riconducibili ai segni lapicidi, marchi di fabbrica dei cavatori, segni di posta e di allestimento che servivano agli operai per organizzare e numerare al meglio il lavoro; altri sono ignoti e su quelli si sta insistendo per decifrarne una lettura attendibile.

 

Per la sua indagine, Lucio Paolo Ranieri si è avvalso di due gli elementi indispensabili: il taccuino per appuntare ogni particolare e fornire una relazione dettagliata e la macchina fotografica per immortalare gli strani segni sulle mura e sulle vecchie torri che da Via Marina si estendono fino a Via Foria.
Nella sua ricerca molto appassionata, intento a sviscerare la verità e penetrare l’indecifrabile, il medico ha fornito una scrupolosa relazione in merito ai segni individuati sulle mura medioevali, percorrendo tutta la cinta dall’alto in basso; oltre ad alcuni segni poco rilevanti sul versante orientale, la sua attenzione si è concentrata su una grafia poco chiara posta alla base della Torre della Fede o Cara Fè di Porta Nolana, restringendo il focus sui simboli incisi sulle pietre di Piperno concludendo che il mistero a cui si tenterà di dare risposta nei prossimi mesi è quello riguardante l’antico «linguaggio degli operai» un’alfabeto composto da simboli, numeri e lettere che messe insieme danno vita ad un codice probabilmente segreto, quello della pietra parlante.
Nell’attesa di risposte, godiamoci la bellezza segreta dei nostri monumenti e ascoltiamo il silenzio eterno delle pietre parlanti …

 

Fonte consultata Identitàinsorgenti.com



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