La storia di Napoli tra i nomi delle sue stradine: il Vico dei Sospiri

Carmen Notaro

Una passeggiata tra le origini del nome di uno dei vicoletti più suggestivi di Napoli: il Vico dei Sospiri. Oggi luogo di ritrovo della movida napoletana, ieri passaggio obbligato per i condannati a morte diretti al patibolo.

 

Camminare tra i vicoletti del centro di Napoli è sempre un’esperienza che investe più sfere sensoriali. Non si tratta mai di una semplice passeggiata, c’è sempre un dettaglio che fa la differenza. I panni stesi tra un balcone e l’altro. I bambini che giocano a pallone per strada. Il profumo del caffè che borbotta “Buongiorno” o del ragù della domenica che ribolle per ore nella pentola. Le urla dei venditori ambulanti. La storia e la tradizione che si rivelano in ogni angolo anche in quelli più reconditi. I nomi delle strade, sempre originali, mai banali che raccontano pagine di un passato ormai lontano. Questo è il caso del Vico dei Sospiri, un nome romantico per celare un passato che con il romanticismo ha proprio poco a che vedere.

 

Tra le strade più in voga della movida napoletana, il Vico dei Sospiri si trova nel quartiere di Chiaia ed è ricco di locali e discoteche alla moda. In realtà questo odonimo ha origini molto più drammatiche. Il nome originale nel 1800 era infatti Vico sospira bisi dal napoletano “suspiri ‘e ‘mpise”, ovvero sospiri degli impiccati. Secondo alcuni, infatti, questa strada faceva parte del percorso che i condannati a morte seguivano per raggiungere Piazza Mercato, dove il boia allestiva il patibolo. Ad accompagnare i condannati non solo le guardie, ma anche le imprecazioni e gli insulti della gente che assisteva al tragico corteo. Uno spettacolo montato ad hoc come deterrente per la plebe, per mostrare le irreparabili conseguenze del commettere un reato.

 

Intriso di tutti gli ultimi sospiri che ha udito nel corso di quel tempo andato, il vico ne conserva, ormai soltanto nel nome, la disperazione per la condanna a morte e la rassegnazione per una sorte che niente e nessuno poteva cambiare. Tra le personalità illustri che hanno sospirato alla vita che stava per sfuggire inesorabilmente, Eleonora Pimentel Fonseca, figura di spicco della Repubblica Napoletana e decapitata il 20 agosto 1799 in piazza Mercato, tradita da quella città per cui aveva dato se stessa.

 

La situazione sembra essersi completamente ribaltata oggi. L’eco di quei tristi sospiri che si confondevano con i sospiri d’amore del Vico Belledonne, poco distante, hanno lasciato il posto a sospiri di gioia e condivisione, una rivincita per questo suggestivo vicoletto che invece di sospirare malinconia, sospira allegria.



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