La storia delle Tre Torri di Fuorigrotta

Maddalena Sorbino

Da sempre il quartiere di Fuorigrotta è punto di riferimento della città, tant’è vero che esso è noto principalmente come “quartiere dello sport“, soprattutto perché è sede dello Stadio San Paolo e della Mostra D’oltremare. Entrambe le strutture simboleggiano l’eccellenza che avrebbe dovuto rappresentare questo quartiere di periferia, grazie al quale sono immediatamente collegate Napoli centro e Pozzuoli.

 

Negli anni, si è provato a dare sempre più rilievo alle bellezze e alle potenzialità di Fuorigrotta, ma la storia di molte sue caratteristiche sono andate perdute.

 

È il caso delle Tre Torri di Piazzale Tecchio. Per raccontarvi la loro storia, dobbiamo partire da un’epoca poco distante dalla nostra. Infatti, dopo l’assegnazione dei mondiali 1990 all’Italia, il tavolo pubblico del Comune di Napoli diede inizio ad un considerevole progetto di ristrutturazione della città, di cui faceva parte anche il quartiere di Fuorigrotta, immutato sin dai tempi del fascismo.

Alla fine degli anni ottanta lo studio Pica Ciamarra presentò il progetto di quella che sarebbe stata, secondo le idee dei progettisti, la nuova Piazzale Tecchio, da trasformare, più precisamente, “da piazzale in piazza“. Tale progetto riguardò anche la costruzione delle Tre Torri dal significato emblematico, che rappresentavano i vertici della nuova piazza: il presente, il passato e il futuro, e il richiamo ai tre aspetti della vita, ossia informazione, natura e memoria.

 

La prima è in legno, materiale che rivela in sé quel concetto di passato. È La Torre del tempo e dei fluidi. Fa senz’altro da protagonista, essendo situata frontalmente all’ingresso della Mostra. Essa rappresenta il senso del movimento della natura, mentre la scala al suo interno sta a significare il senso della mutazione e dell’avanzamento del tempo.

 

Ma la vela al centro? Ebbene, essa è prima di tutto una meridiana, ma è anche un dispositivo che, una volta attivatosi con il vento, avrebbe riprodotto dei suoni.

 

La Torre della memoria, invece, doveva simboleggiare il presente e, poiché rappresenta un grande periscopio, avrebbe dovuto mostrare a chi vi si metteva sotto, lo splendido mare di Bagnoli e la città storica.

Ma l’ultima, la Torre dell’Informazione, è forse la più umiliata delle tre, a causa sia dei pilastri arrugginiti dal tempo che scorre ma anche dai numerosi graffiti. Essa rappresenta l’elemento futurista con le sue antenne paraboliche e quel grosso schermo in alto che avrebbe dovuto proiettare partite e notizie ad esse relative. Dà sicuramente uno sguardo a ciò che poi effettivamente è il nostro presente, un richiamo alla tecnologia e alla realtà informatica costantemente presente nel nostro quotidiano.

 

Purtroppo, ad oggi, le torri, non rispecchiano il grande progetto che fu. Forse a causa dell’incuria dei cittadini, o forse per il troppo tempo trascorso nell’abbandono, nonostante, lo spazio in cui sono situate, sia stato pensato come la “porta Ovest” della città.

 



Comments to La storia delle Tre Torri di Fuorigrotta

  • Io ho vissuto quel 90 sin dalla ideazione, e la torre dell’informazione e soprattutto quella della memoria sono sin dall’inizio solo il fantasma del concept che hai descritto. Purtroppo niente specchi (ma 3 telecamere e 3 monitor), niente laser e lo schermo gigante che ha funzionato un paio d’anni. E penso che anche quello fu un ripiego visto che erano alcuni piccoli schermi affiancati.
    Insomma, probabilmente fondi tagliati o “intascati”. Storia di un triste passato… Presente.

    Avatar Fabio 21 Dicembre 2020 14:34 Rispondi
  • Ma cosa ci entra l’ incuria dei cittadini? Le tre torri hanno funzionato solo per pochi giorni durante Italia 90, dopodiché non hanno funzionato più. E stato semplicemente tutto un disegni per dare soldi a qualcuno assieme alla costruzione delle fermate del metrò sempre in quella zona e sempre per italia90 ma rimaste chiuse e inutilizzate a tutti oggi

    Avatar Antonio 21 Dicembre 2020 16:37 Rispondi

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