L’affascinante storia dell’antico duello della “Zompata”
Un duello antico, tanto efferato quanto elegante che arrivò a diventare una pratica sociale diffusa in ogni ceto partenopeo: In quest'articolo, la storia della zompata.
Il patrimonio culturale partenopeo nasconde gemme caratteristiche di folklore suggestivo. Ciò che maggiormente stupisce quando si visita Napoli è la possibilità che offre di respirare l’atmosfera della città che fu grazie ai suoi scorci più suggestivi e alle realtà quotidiane che si mischiano perfettamente con una tradizione inestimabile. I racconti provenienti dal passato della città della Sirena continuano ad affascinare persone di ogni età, che si tratti di studiosi o semplici curiosi. Sono molte le usanze e i modi di fare che, nel corso dei decenni, si sono persi. Tra questi, occorre citare la pratica della “zompata”, un caratteristico e antico duello utilizzato dagli uomini di malaffare partenopei per regolare i propri conti in sospeso.
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La storia dell’antico duello della Zompata
La pratica della zompata affonda le radici in secoli di storia. I delinquenti partenopei erano particolarmente avvezzi a tale pratica che, sostanzialmente, consisteva in una letale danza in cui i duellanti dovevano saltellare sulle punte fino a scagliarsi contro l’avversario per ferirlo a morte utilizzando un coltello. Gli uomini di malaffare napoletani erano soliti portare con sé una sfarziglia; corpo contundente la cui forma rimanda quella di uno spadino a serramanico. La sfarziglia era l’arma prediletta dai briganti per la sua comodità nel trasporto, insieme al cosiddetto zumpafuosso. La sfarziglia presentava una lunghezza compresa tra i 30 e i 50 cm, con apertura a molla. I delinquenti solevano nasconderli sotto terra o nascosti nei pavimenti. Per questo, ad oggi ne sono pervenuti pochissimi esemplari.
Col passare del tempo, l’antico duello della zompata non divenne una pratica attribuibile solo al mondo criminale. Il violento rituale si estese ben presto al ceto cittadino, diventando un vero e proprio problema sociale, profondamente radicato nella cultura partenopea del tempo. Per quanto antica sia, la zompata non fu la prima forma di duello napoletana. Inizialmente, per regolare i conti tra fazioni opposte, i criminali partenopei si lanciavano in aggressive petriate, che consistevano nel lancio reciproco di pietre tra schieramenti. Solitamente, questo tipo di conflitto aveva luogo nelle zone dove oggi sorge il quartiere Arenaccia, un tempo zona paludosa e disabitata.
Un conflitto tecnico e misterioso
A dispetto dei suoi deprecabili scopi e delle intenzioni di chi lo praticava, l’antico duello della zompata presentava una serie di regole particolarmente rigide che, nel momento in cui non venivano rispettate, portavano gravi conseguenze per il baro. Le mosse della zompata erano decise, sicure, agili e ben definite; svolte con grande maestria dai due sfidanti che potevano pagare ogni passo falso con la morte. Il decesso per duello venne definito come un omicidio non intenzionale, data la natura casuale della pratica.
La zompata veniva chiamata in modi diversi in funzione delle zone dove i due avversari intendevano colpirsi. Il duello poteva concludersi soltanto dopo la resa o la morte di uno dei due sfidanti e, infine, ad ogni ferita inferta la danza andava fermata per permettere al contuso di farsi medicare. Per fortuna, oggi della zompata rimangono solo testimonianze scritte in prosa o in versi e caratteristiche litografie. In ogni caso, l’efferata pratica arcaica desta ancora molta attenzione sul fronte culturale; venendo talvolta rappresentata nel corso di manifestazioni ed eventi di stampo storico.

