La storia del primo miracolo di San Gennaro a Napoli

Martina Guaccio

 

San Gennà, pienzace tu!” Quante volte ci siamo ritrovati a dirlo in prima persona, o abbiamo sentito pronunciarlo da altri? I napoletani, si sa, nei momenti di difficoltà e sconforto usano affidarsi alla fede, alla Madonna, ma soprattutto al Santo patrono della città, San Gennaro. Ma a quando risale questo culto legato al santo e allo scioglimento del sangue?

 

San Gennaro ed il martirio

Gennaro nacque e visse nel III secolo. Vescovo di Benevento, fu protagonista di un martirio che va ad inserirsi tra gli atti criminali delle persecuzioni anti cristiane volute da Diocleziano. Dapprima arrestato insieme a due suoi compagni per essersi posto a difesa del diacono Sosso, ingiustamente incarcerato dal giudice Dragonio, fu poi condannato ad una tragica morte pubblica in pasto agli orsi. Durante i preparativi dell’orrendo spettacolo, i tre suscitarono le simpatie del pubblico e ciò indusse ad un cambiamento di programma: Gennaro e i due compagni furono decapitati il 19 settembre del 305.

 

Il primo miracolo di San Gennaro

Ai tempi dell’imperatore Costantino I, un lungo corteo religioso portò le reliquie di San Gennaro partendo dai campi che oggi identificano il quartiere napoletano del Vomero, fino ad arrivare a Capodimonte. Durante il tragitto, una donna di nome Eusebia raccolse il suo sangue in due ampolle, consegnate successivamente al vescovo di Napoli Severo. Si dice che la nutrice, dopo aver posto un’ampolla vicino alla testa del cadavere, fu testimone del primo grande prodigio: il sangue rappreso improvvisamente ribollì e divenne liquido. Il Vomero fu, quindi, il primo spettatore del grande miracolo di San Gennaro, il primo di una lunga serie che accompagna tuttora la città napoletana tra rito e devozione.

 

Due le cappelle che rendono vivo il ricordo di questo evento prodigioso, la prima San Gennariello al Vomero e poco distante da lì, la seconda, San Gennaro ad Antignano. Molti, però, ancora dubitano della veridicità della vicenda e rimandano il primo miracolo di San Gennaro ad un evento successivo, ampiamente documentato e datato 1389, nel giorno della festa dell’Assunta. Durante la manifestazione in onore della Madonna, furono esposte le ampolle che rivelarono il prodigio della liquefazione del sangue. Alla luce di questo miracolo, le due cappelle precedentemente citate, sarebbero state edificate come semplice ricordo della tappa vomerese del corteo e del passaggio delle ampolle dalle mani di Eusebia al vescovo.

Il prodigio del sangue di San Gennaro oggi

Oggi il miracolo di San Gennaro è un evento che si ripete tre volte l’anno, il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre. Il giorno più sentito è certamente quello che ricorda il suo martirio: vicine all’altare, le “parenti”, ossia le donne anziane, pregano e cantano invocando il miracolo. Queste, secondo credenze popolari, sono le dirette discendenti del Santo e di Eusebia.

 

Non resta che appellarci al suo aiuto anche in questo periodo di pandemia: “San Gennà miettece a mana toja!”

 

Fonte foto: internapoli.it



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu