La mammazezzella: un mestiere al femminile di cui si fa memoria nei Quartieri Spagnoli

Mariangela Martoccia

In vico Speranzella, nei Quartieri Spagnoli, c’è un murales fatto di carta, colla e vernice.  Rappresenta una donna sorridente, in salute, dalle guance rosee, le  formose pronunciate e dai grandi seni scoperti. Tiene amorevolmente stretti tra le braccia forti due voraci pargoli mentre li allatta:è una mammazezzella.

 

Potrebbe essere una delle contadine che anticamente venivano dalle campagne o dalle isole del golfo per nutrire e accudire i bambini della città. O forse una nutrice che viveva nello stesso quartiere.

 

L’opera è firmata da Salvatore Iodice, artista del laboratorio artigianale “Miniera Quartieri Spagnoli”. Alla sua mammazezzella ha affidato un compito importante: ricordare a chi la osserva un momento della storia e un aspetto ormai dimenticato della cultura napoletana attraverso la sua carnalità e vivida maternità.

 

Il murales si inserisce perfettamente nel contesto dei Quartieri Spagnoli: un microcosmo antico, popolare, nel cuore della città. E non a caso, nel basso accanto ad esso, si dice sia vissuta l’ultima mammazezzella dei Quartieri, sostituita dall’artificiosità americana del secondo dopoguerra: il latte in polvere e il biberòn.

Chi era la mammazezzella?

Le mammazezzelle erano professioniste di un mestiere praticato dalle madri del popolo per contribuire all’economia della famiglia.

 

Per molte donne era una figura professionale indispensabile. le madri sceglievano la donna che avrebbe accudito e allattato i propri figli in cambio di denaro: per i loro bambini quindi era una seconda madre a tutti gli effetti.

 

Non esitavano ad allattare fino allo svezzamento i figli di molte donne che non avevano abbastanza latte oppure erano tanto blasonate da esserle vietato dall’etichetta dell’aristocrazia di provvedere personalmente al nutrimento dei propri rampolli.

 

Come si dice? Dove mangia uno, può mangiare anche un altro.

 

Non era poi tanto insolito essere “figli della stessa mamma senza essere fratelli, allattati con lo stesso latte, dalle stesse mammelle”, come cantava Biagio Antonacci sottolineando la naturalezza di questa usanza tutta al femminile, divenuta solo successivamente  un mestiere svolto in cambio di soldi.

 

Nonostante ciò, il legame che nasceva tra i bambini e la loro mammazezzella poteva essere così profondo da andare ben oltre quello dello stesso sangue.

 

Poi arrivò la guerra…e Napoli cambiò. Ad oggi è sopravvissuta la professione della cosiddetta “balia asciutta”, ovvero colei che provvede solo all’accudimento dei bambini, escludendone l’allattamento. Si chiama tata o babysitter.

 

Photo credits: Mariangela Martoccia



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu