La Madonna di Zi’ Andrea: leggenda miracolosa della Vergine del Rosario

Annunziata Buggio
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La Madonna di Zi’ Andrea, la Vergine del Rosario è una bellissima scultura del Seicento, situata nella Chiesa di San Domenico Maggiore, la cui leggenda prodigiosa è affidata alla storia di un frate chiamato Zio Andrea.

 

Nel cuore del centro storico, sorge il più vasto e ricco complesso conventuale di interesse storico-artistico di Napoli: la basilica di San Domenico Maggiore, casa madre dei frati Domenicani, l’antico monastero fra i più importanti del regno di Napoli, in cui soggiornò, vestendo l’abito dell’ordine del 1272 San Tommaso d’Aquino che fondò nel convento la Facoltà di Teologia. Altre personalità della cultura soggiornarono nel luogo, tra cui i filosofi Giordano Bruno, Giovanni Pontano e Tommaso Campanella.

 

La basilica di San Domenico Maggiore sorta per volontà di re Carlo II d’Angiò, spicca incontrastata nell’omonima piazza, al cui centro svetta il magnifico obelisco recante il santo; nel X secolo quest’area ospitava la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo a Morfisa che fu inglobata nella nuova costruzione, con funzione di cappella laterale.
Diversi stili si susseguono in San Domenico Maggiore, passando dalla delicatezza del Trecento al pieno Barocco napoletano del Seicento, per concludersi nei vari rimaneggiamenti del Settecento e Ottocento. Grandi nomi dell’arte hanno firmato opere senza tempo e gran rilevanza è data alla Sala degli Arredi Sacri o Sala del Tesoro che ospita le celebri Arche Aragonesi con le mummie dei sovrani. E’ una sede principale della cultura della città, che si apre alle mostre d’arte contemporanee, agli spettacoli teatrali, alle rassegne, dibattiti e incontri di maggior prestigio.

La cappella di Zi’ Andrea

Fra gli innumerevoli tesori che nasconde la basilica di San Domenico Maggiore, riportiamo la leggenda della Madonna di Zi’ Andrea, ovvero la storia di una statua lignea posta nella prima cappella sulla sinistra. In origine questa cappella apparteneva alla famiglia nobiliare dei Marchesi di Traviano della Casa Spinelli ed era dedicata a Santa Margherita, ma nel corso del Seicento, il patronato fu ceduto alla famiglia napoletana de’ Franchis. Con Tommaso de’ Franchis la cappella prosperò fino ad assumere lo stile attuale, impreziosita da forme barocche e ingrandendosi con l’annessione di una nuova cappella attigua, donata ai de’ Franchis da Ferdinando Gongaza.
I lavori iniziati nel 1637 terminarono nel 1652, furono affidati ai marmorari Andrea Malasomma e Costantino Marasi, che inscenarono il magnifico gioco barocco che si evince nella cappella, mentre gli affreschi (andati persi) furono realizzati da Belisario Corenzio.
Il marchese de’ Franchis, affamato d’arte, volle completare l’opera con un capolavoro, commissionando nel 1607 al grande Michelangelo Merisi, il Caravaggio, una tela d’altare raffigurante la Flagellazione di Cristo, una delle più belle realizzate dall’artista e oggi custodita al Museo di Capodimonte.

 

Lì dove un tempo era visibile l’opera del Caravaggio, fu aperta nel Seicento, una nicchia dove ancora oggi è custodita la leggendaria Madonna del Rosario detta in volgo di Zi’ Andrea, una statua lignea tipo manichino con arti snodabili, realizzata dall’artista Pietro Ceraso nel 1675, e in origine fra le braccia della Vergine vi era adagiato un bambinello, rubato nel 1977.

 

Sempre nella cappella, sulle pareti laterali è possibile ammirare i due armadi settecenteschi contenente reliquie di manifattura napoletana, mentre nella parete destra si nota il monumento funebre di Francesco de’ Franchis e difronte quello di Iacopo de’ Franchis, realizzato dallo scultore marmoraro Andrea Malasomma.
Lo scopo di questa cappella impreziosita da marmi, giochi di luci, sculture e ori, era quello di custodire le Sacre Reliquie dell’intera chiesa, come un piccolo scrigno devozionale.

La leggenda della Madonna di Zi’ Andrea

Questa leggenda, prende corpo da un evento reale e suscita la curiosità di chi si appresta a far visita al luogo sacro per la prima volta e ne resta impressionato.
La Madonna di Zi’ Andrea è legata alla storia di un frate: il domenicano Andrea d’Auria di Sanseverino, un uomo rispettabile benvoluto dai fedeli e dai compaesani, tanto da attribuirgli affettuosamente l’appellativo Zi’ Andrea.

 

Andrea d’Auria di Sanseverino era figlio di un pittore locale ben apprezzato e l’ultimo di quattro fratelli, i quali seguirono le orme paterne apprendendo il mestiere in bottega, contrariamente al sogno di Andrea che desiderava sin da piccolo, prendere i voti sacerdotali. Andrea aveva rivelato a sua madre il desiderio di seguire la vocazione e ogni notte riceveva in sogno, le apparizioni di santi, beati e angeli che lo esortavano a proseguire nel suo cammino spirituale.
A 18 anni, nel 1534 abbraccia la regola di San Domenico e si dedica con devozione all’adorazione di Cristo; nello stesso anno suo cugino e amico fraterno Domenico, apprende il mestiere nella bottega dello zio Antonio, dedicandosi alla pittura anche se il suo vero talento si rivelerà nella scultura, incontrando i favori di Giovanni Meliano da Nola, il più celebre ed eclettico scultore del Barocco napoletano.

 

Trascorsi sedici anni dalla sua ordinazione, Andrea è il più amabile di tutta la comunità, ben disposto a prestare soccorso agli ultimi e senza mai spazientirsi, il ché gli valse il rispetto di tutti e special modo del priore Fra Gregorio che lo elogiava come esempio da seguire, in odore di santità.
Un giorno il priore lo convocò per affidargli un compito di estrema premura, quello di incaricare a suo cugino Domenico, la cui fama lo precedeva, la realizzazione di un’opera scultorea su volere del barone Spinelli, per onorare il matrimonio di sua sorella Donna Violante.
L’opera riguardava la realizzazione di una statua di pregevole marmo raffigurante la Madonna dal volto celestiale, recante un’anello nuziale al dito (in riferimento al matrimonio di Donna Violante) da inserire nella cappella intitolata in principio a Santa Margherita.
Zi’ Andrea, commosso da questo incarico molto importante, si precipitò in bottega da suo cugino Domenico con la commissione e un anticipo di venti ducati, raccomandandogli di terminare quanto prima il lavoro e di rendere la Madonna simile ad una visione angelica, l’incarnazione della Vergine del Cielo.

 

La leggenda vuole che completata la statua della Madonna, l’opera fu rifiutata da Donna Violante, poiché non fu soddisfatta del volto, giudicato sgradevole.
Zi’ Andrea amareggiato, decise di tenere con sé la Madonna e si narra che il giorno dopo la trovò con in viso più bello ben delineato come se fosse stata scolpita durante la notte da mani celesti che le avevano modellato un viso angelico, degno della Madre del Cielo.

 

A seguito dall’evento prodigioso, il domenicano Zi’ Andrea instaurò un rapporto devozionale profondo con la Madonna, parlandole, ricevendone visioni e cadendo in estasi spirituale ottenendo segni tangibili; si parlò tra l’altro della «sudorazione della statua».
Da quei fatti, si ritenne miracolosa la Madonna di Zi’ Andrea di cui si tramanda sia la sua leggenda che la sua devozione.

 

Curiosità: se la leggenda di Zì Andrea fa riferimento alla statua di marmo della Madonna del Rosario, perché nella famosa cappella troviamo una statua lignea tipo manichino con arti snodabili? Fu sostituita o è solo pura leggenda?…



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