La lingua napoletana: una voce autentica nella storia del cinema Italiano
Un viaggio nella lingua napoletana sul grande schermo, da "Ricomincio da Tre" a Gomorra".
La lingua napoletana, nella storia del cinema, ha avuto e continua ad avere una presenza sempre più importante e significativa. Ad analizzare questo fenomeno, è stato il Comitato scientifico per la valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano nell’ambito di una rassegna organizzata dalla Fondazione Campania Festival, sotto la guida di Ruggero Cappuccio.
Da Troisi a Garrone, un viaggio nella lingua napoletana sul grande schermo
Un vero e proprio viaggio nella lingua napoletana sul grande schermo, raccontato anche in un interessante servizio del TGR Campania. La prima vera svolta significativa si ha con Massimo Troisi nel 1981, con il suo indimenticabile “Ricomincio da tre“. La particolarità del parlato di Troisi, un misto di lirismo e humor surreale assolutamente riconoscibile, ha dato vita a memorabili citazioni e ha promosso un utilizzo creativo del dialetto che ha reinterpretato la realtà quotidiana attraverso il grande schermo.
Un’ulteriore evoluzione, si è senza dubbio registrata negli anni 2000, con “Gomorra” di Matteo Garrone che, forse per la prima volta, ha portato all’attenzione del cinema anche internazionale le varietà dialettali napoletane, presentate in modo grezzo e diretto, con un approccio quasi documentaristico. Questa rinnovata attenzione alle radici linguistiche trova origine già nei film muti di Elvira Notari, la prima donna regista in Italia, che utilizzava didascalie in napoletano, evidenziando un interesse storico per la valorizzazione del patrimonio linguistico locale.
La tradizione del napoletano nel cinema si è poi consolidata con il Neorealismo e, in particolare, con “Paisà” di Roberto Rossellini, dove l’uso di dialoghi in presa diretta ha contribuito a una maggiore autenticità narrativa. Questa tendenza si è perpetuata nel tempo grazie al lavoro di registi come Mario Martone, Antonio Capuano, Pappi Corsicato e il premio Oscar Paolo Sorrentino, fino a raggiungere il mondo dell’animazione con opere come “Gatta Cenerentola“.
Infine, il dialetto napoletano, evocato nei romanzi dell'”Amica geniale” di Elena Ferrante, ha trovato nuova vita nella serie televisiva di Rai1 basata sugli stessi libri, dimostrando ancora una volta l’importanza e la versatilità di questa espressione linguistica nel racconto di storie profondamente radicate nella cultura e nella società italiane.

