La leggenda delle scarpe consumate della Madonna Annunziata

Annunziata Buggio
La leggenda delle scarpe consumate della Madonna Annunziata
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Una leggenda popolare racconta che la Madonna Annunziata ha scarpe consumate perché cammina di notte sfamando i poveri e gli orfanelli. Nel giorno della sua festa c’è l’usanza di sostituire le scarpette alla statua.

«A Santa Annunziata, tutto ‘o popolo è saziàt»

Questo detto popolare accostato al giorno 25 Marzo, celebra la festa dell’Annunciazione del Signore: una delle principali feste mariane più sentite in tutta la storia del cristianesimo che annuncia al mondo la nascita di Cristo per opera dell’Altissimo incarnatosi nel grembo della Vergine Maria, che si appresta a ricevere la notizia dall’Arcangelo Gabriele.
L’ Incarnazione del Verbo, il primo mistero gioioso che contemplata la nascita di Gesù; il più elevato, il più nascosto.

In questo giorno, secondo l’antico proverbio, il popolo napoletano (i ceti più poveri e bisognosi) è sfamato dall’intervento provvidenziale della Santissima Annunziata; la Madonna a cui si attribuisce un culto devozionale molto importante a Napoli grazie alla prima storica istituzione della Real Casa Santa dell’Annunziata, dedicata all’accoglienza e all’assistenza dei neonati abbandonati.

La Real Casa Santa dell’Annunziata

Una pietra miliare della nostra città è la Real Casa Santa dell’Annunziata, l’istituzione che da oltre seicento anni ha ricoperto un ruolo molto importante su Napoli, diventando un punto di riferimento per l’accoglienza di tanti neonati, spesso frutto di amori illeciti, ragazze madri, donne economicamente disagiate. Ha svolto una funzione sociale preziosa per arginare l’abbandono minorile (all’epoca molto frequente) per offrire assistenza all’infanzia abbandonata e alle ragazze povere o prive di famiglie a cui si prestava aiuto.
L’Istituzione venne fondata nel 1304 per volere di due galantuomini napoletani, due fratelli, Nicolò e Jacopo Scondito molto sensibili al fenomeno dell’abbandono minorile e patrocinata in seguito dalla Congregazione della Santissima Annunziata, fondata nel 1318.
Negli anni successivi, mentre prendeva il via il progetto nel 1343, i fratelli Scondito si procurarono il sostegno della regina Sancia di Majorca moglie del Saggio Roberto d’Angiò, che diede alla congregazione una veste giuridica e riconosciuta, tramutandosi in Real Casa dell’Annunziata di Napoli.

La Ruota degli esposti

La prima chiesa dedicata all’Annunziata, sorse nel XIII secolo per volere degli Angioini, e poi ampliata nel 1513 quando si progettò una chiesa per accogliere i fedeli; nel Settecento a causa di un’incendio devastante, la chiesa fu affidata all’opera di grande architetto Luigi Vanvitelli, donandole lo stile tardo-barocco. Durante la seconda guerra mondiale, l’edificio fu gravemente danneggiato dai bombardamenti a cui seguirono scrupolosi interventi di restauro, per riaverla ancora oggi splendente e maestosa, carica di storia e fascino in Via dell’Annunziata n.34.
Tra i monumenti degni di nota: la Cappella del Tesoro e la Cappella Carafa con altrettanto sepolcri di nobili famiglie napoletane del cinquecento tra cui i Caracciolo, e la statua della Madonna dei Repentiti con Bambino, una scultura lignea risalente alla fine XIV secolo, detta affettuosamente «Mamma Chiatta» l’essenza della maternità incarnatasi nella Vergine che accoglieva gli orfanelli.

Insieme alla chiesa, l’elemento più caratteristico legato al nome dell’Annunziata è certamente la «Ruota degli esposti» un pertugio, una sorta di tamburo di legno scorrevole di forma cilindrica, dove si adagiavano i neonati «gli esposti» abbandonati alla nascita dalle madri che affidavano i loro figli alla provvidenza divina e all’intervento caritatevole delle suore, auspicando per loro un futuro migliore.

Nei registri del XVI secolo si annotavano tutti i particolari morfologici del neonato: il giorno della venuta, l’ora, il peso del bambino, gli elementi distintivi, caratteristiche peculiari, e gli oggetti che venivano deposti nelle fasce, per poter risalire un giorno all’eventuale famiglia di nascita.
A questi bambini si dava l’appellativo i figli della Madonna o figli d’a Nunziata o gli Esposti da cui Esposito tipico cognome napoletano, originatosi dal termine «esposto» in quanto tutti i bambini ricevevano il nome di battesimo dalla balia che li aveva in custodia e il cognome, secondo il regolamento della casa, uguale per tutti: Esposito.

Per il sovraffollamento del brefotrofio della santa casa e il numero ridotto di personale accadeva che molti neonati non sopravvivevano alla prima settimana di vita mentre i più fortunati venivano affidate a balie esterne su compenso o adottati dalle famiglie più agiate che non avevano figli.
Questo mezzo di fortuna andò avanti fino al 1814 quando Gioacchino Murat volle l’abolizione di tale usanza e solo nel 1875 la ruota dell’Annunziata fu chiusa; ma la povertà e gli espedienti per tirare avanti non cessarono di esistere al meridione, che se pur di nascosto, la ruota assolse alla sua funzione ovvero quello di accogliere i neonati, spesso lasciati davanti ai gradini della chiesa e allevati dalle suore e salvati da un tragico destino.

La leggenda delle scarpe consumate

La Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, situata nel cuore del centro storico di Napoli, quartiere Pendino a pochi passi da Forcella, nasconde una singolare leggenda: alla statua della Madonna vengono annualmente cambiate le scarpe perché molto consumate, conservate come reliquie e prestate alle famiglie per guarire un figlio.
La credenza popolare sostiene che l’Annunziata, cammina di notte sfamando i poveri e gli orfanelli, portando conforto a tutti i suoi figli. Da qui le scarpe molto logore, un fatto prodigioso alquanto singolare, la prova evidente dell’amore mariano maturato per chilometri.
Questa credenza molto sentita, incontra l’interesse del popolo napoletano ma non quella della Chiesa che prende le giuste distanze dai fatti. Nessuno osa gridare al “miracolo” anzi la faccenda è definita puramente leggenda, credenza popolare. Ma rimane vera.

L’usanza comune vede coinvolte le donne del quartiere, le quali si recano in chiesa esprimendo un voto al fine di ottenere una grazia per i bambini; alcuni sono casi più difficili, altri per restituire la salute di un proprio caro. Come pegno per la promessa mantenuta, le donne rendono omaggio all’Annunziata regalandole i loro capelli e raccomandandole la custodia dei loro bambini; questo gesto molto semplice viene compiuto per ricordare tutte quelle donne che hanno perso in disgrazia i loro figli, a quelli che che sono stati abbandonati e per tutte quelle mamme che non riescono ad averne uno.

Molte madri sostengono che la Madonnina va in giro a visitare tutti i suoi figli, nome per nome, volto per volto.

La scultura della Madonna Annunziata è una piccola statua seduta in trono, inserita in una teca di vetro, collocata in un angolo della chiesa e non al centro, quasi a nasconderla dagli sguardi. Somiglia ad una bambola di porcella: giovane e bella con lunghi capelli dorati (capelli veri) che le cadono in una fluente chioma, su cui pende una corona dalle simbologie mariane. Un prezioso abito damascato bianco intrecciato con fili in oro, decorano il suo vestito, accompagnato dal mantello azzurro pregiato che le cinge le spalle; le mani aperte in segno di accoglienza esprimono l’amore di una mamma generosa e premurosa verso tutti i figli.
Ai piedi nascosti sotto l’abito, ci sono le piccole scarpette dorate (commissionate ad un artigiano del posto) che vengono sostituite il 25 Marzo, giorno della festa, la cui leggenda narra delle suole consumate a seguito delle uscite notturne della Madonna per sfamare gli orfani. La statua è curata con amore e devozione dalle suore che provvedono a tenerla sempre in ordine, pulita e sistemata. A lei si attribuiscono grazie e intercessioni per i propri figli.

La testimonianza più forte ci viene raccontata da Suor Maura con un’intervista rilasciata su IL Mattino ha raccolto tutte le esperienze dirette di chi ha ricevuto un segno dalla Madonna.
Leggenda o meno, miracolo o no, ci piaceva raccontare questa storia davvero singolare, ricca di fede e di devozione. 



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