La Leggenda dell’Avvenire, quando Matilde Serao predisse l’epilogo di Partenope

Claudio Pezzella

Con la Leggenda dell’Avvenire, Matilde Serao predisse l’epilogo fiammeggiante della civiltà Partenopea, in un’esplosione di colori ardenti madida di nostalgica rassegnazione.

Scrittrice e figura storica amatissima tra i napoletani, Matilde Serao e la sua penna eclettica hanno accompagnato per decenni i partenopei che, grazie a lei, hanno letto di gioie e dolori, feste e tragedie sul Mattino, di cui fu fondatrice insieme a Edoardo Scarfoglio. Ad oggi, l’autrice viene ricordata con amore ed ammirazione sconfinati, che ne si parli tra i vicoli del centro storico o tra le cattedre universitarie. Con i suoi scritti, Matilde Serao ha raccontato di una Napoli sognante e da sogno, scrivendone con gioia, trasporto e passione. La Napoli della Serao è semplicemente meravigliosa, elegante per quanto misteriosa, indossando sempre un sottile velo di oscurità, da ricercare tra le leggende di sanguinosi amori proibiti, di diavoli incandescenti e demoni maliziosi. La Leggenda Dell’Avvenire, però, è una delle più scioccanti di Matilde Serao, raccontando l’epilogo di Partenope con struggente melancolia.

La Leggenda dell’Avvenire, Matilde Serao e la morte di Napoli

È al termine di Leggende Napoletane che, l’autrice, pone il lettore innanzi ad una verità profondamente segnante. Napoli è destinata a scomparire in un’esplosione di colori accesi, identici a quelli insiti nell’animo di ogni partenopeo. La profezia racchiusa nella Leggenda dell’Avvenire dà i brividi ogni qual volta la si rilegge. La Bella Napoli che fa innamorare e si innamora, che ammalia i viandanti con i suoi colori e che scandisce i ritmi delle giornate a colpi d’allegria, scomparirà in una coltre di fumo. Piogge ardenti di lapilli e cenere spazzeranno via una civiltà millenaria, lasciandone solo il ricordo commosso di storici, esploratori e curiosi.

 

“…Ma la divina città che amiamo deve morire; la crediamo immortale ed è sacrata alla morte; la crediamo eterna e la sua vita è tenue come quella di un bambino. Deve morire. Morrà; si dovrà dire al viandante penoso e malinconico: qui fu Napoli”. Profetica e solenne, la Leggenda dell’Avvenire di Matilde Serao stringe il cuore di chiunque. Ad oggi, ci risulta ancora impossibile pensare che una civiltà così straordinaria, intrisa di storia, arte e passione, possa soccombere, stroncata e distrutta dal cuore ardente che, per sempre, è stato un simbolo, un vanto ed un monito, al contempo, a non sprecare mai nessuno dei momenti che la preziosa gemma all’ombra del Vesuvio ci ha offerto.

La degna fine di Partenope

“… Lo dice la leggenda, ripetuta di bocca in bocca, che circola nelle vie, che entra nelle botteghe, che sale nei salotti della nobiltà. Verrà il novissimo giorno”. Rassegnata, straziata dalla sadica verità, la penna della Serao trasuda collera e inchiostro mentre mette al corrente la “fanciulla” sua lettrice del triste destino che attende alla città che, nel corso delle pagine, l’aveva fatta innamorare, sorridere e commuovere, nel tripudio emozionale che segna le sue leggende più evocative.

 

“…E che? Tu sorridi ancora, orgogliosa creatura? Ti comprendo: leggo nel tuo pensiero come in un libro dalle pagine aperte. Tu pensi quello che io penso; tu sorridi a quella morte, questa Napoli che fu creata dall’amore, che visse nella passione della luce, dei colori smaglianti, dei profumi violenti, delle notti innamorate, visse nel lusso grandioso della natura e nella espansione superba del sentimento, questa città appassionata morirà bene, morirà degnamente nell’altissima e fiammeggiante apoteosi di fuoco”.

 

Fonte: Leggende Napoletane, Matilde Serao.



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