La Fontana di Spina Corona, detta «delle Zizze»

Annunziata Buggio
La Fontana di Spina Corona, detta «delle Zizze»
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La memoria storica dei napoletani sta proprio nelle tradizioni e nella cultura popolare, specialmente se radicata nei luoghi, nella storia dei personaggi e dei monumenti, resi familiari e «ribattezzati» con un pizzico di ironia e spontaneità.

Una storia singolare è quella che riguarda la Fontana Spina Corona, nominata dal popolo semplicemente come «La Fontana delle Zizze» e la si nota passeggiando per il Corso Umberto, prima dell’ Università Federico II, su via Giuseppina Guacci Nobile; è addossata alle mura della Chiesa di Santa Caterina di Spina Corona, da cui trae il nome.
Perchè delle Zizze? L’allusione è molto chiara. Si riferisce alla scultura femminile che spruzza acqua dai suoi seni. Partenope, la Sirena alata.
L’opera scultorea che sembra di recente costruzione, in realtà è più antica di quanto pensiamo; quest’area era deputata al Seggio del Nilo (o Sedile di Nilo) e per volere di alcuni nobili, nel 1354, si eresse l’attuale Chiesa di Spina Corona denominata dei Trinettari, perchè qui si concentravano i maggiori artigiani e mercanti di seta che lavoravano merletti e trine per il regno. Successivamente la chiesa fu rifatta per desiderio del vicerè duca d’Alba don Antonio Alvarez di Toledo nel 1623, e trasformata in seguito in Arciconfraternita della Purificazione nel 1850 e restaurata nel 1870 da Errico Morrone.
Seguirono altri interventi di restauro sia per la chiesa che per la fontana, dove si decise infine nel 1925 di asportare la Sirena alata e custodirla al Museo di San Martino e inserire al suo posto una copia, incaricata allo scultore Achille D’Orsi, collocata definitivamente nel 1931.

L’origine della fontana

Consultando più fonti tra cui la celebre «Platea delle Acque» è documenta un’antica fontana che sorgeva nella stessa area che un tempo era alimentata dalle acque sorgive del pozzo di San Marcellino (acque del misterioso fiume Sebeto) preesistente già dal 1139 (anno dell’eruzione del Vesuvio). Dal altre fonti, non si esclude che la fontana prendesse nome dal dipinto posto sull’Altare maggiore della chiesa e che raffigurava il Crocifisso il cui sangue veniva colato in un vaso (manoscritto B. Capasso).
Fu Don Pedro de Toledo, insidiatosi a Napoli nel 1532, a volere il rimaneggiamento della fontana, aggiungendovi ricche decorazioni, esigendo lo scultore Giovanni Merliano da Nola nel 1540. Essa si presentava come oggi la vediamo; lavorata in marmo bianco con vasca rettangolare, scolpita da festoni floreali, frutti, fregi geometrici, abbracciati da vezzosi nastri ornamentali. Sono evidenti sulle lastre della vasca, lo stemma di Carlo V, lo stemma a scacchiera del vicerè spagnolo e l’altro bipartito della città di Napoli.
In alto, addossata alla parete della chiesa, vi è la Sirena alata personificazione di Partenope che proietta i flutti d’acqua dai seni sulle fiamme ardenti del Vesuvio, con ai lati, i due versanti di colate laviche.Su uno dei versanti si nota lo strumento musicale del violino che personifica l’irruenza del Vesuvio, e al di sopra si trovava una targa in marmo, ormai perduta, su cui era incisa chiara la frase “Dum Vesevi Syerena Incendia Mulcet” (La sirena mitiga l’ardore del Vesuvio).

La Fontana di Spina Corona o delle Zizze è stata restituita alla città, l’11 Luglio di quest’anno nell’ambito del progetto Monumentando, per riqualificare le bellezze di interesse storico ed artistiche contro il degrado ai danni del patrimonio monumentale.

E’ arrivato il momento di fare un salto nel centro storico e riscoprire un pezzo di storia della nostra città.



Comments to La Fontana di Spina Corona, detta «delle Zizze»

  • Non fa parte del sedile di Nido, ma quello di Portanova

    Annamaria Pisapia 20 maggio 2016 9:00 Rispondi

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