La Fontana degli Specchi o degli innamorati. Un monumento perduto e una leggenda d’amore

Annunziata Buggio

La Fontana degli Specchi fu una delle tante opere ornamentali che il viceré aragonese donò alla città di Napoli come simbolo di magnificenza. Una leggenda storica narra che la fontana fu protagonista dell’amore tra un cuoco di corte e la viceregina di Napoli.

 

La Fontana degli Specchi fu una delle tante opere monumentali e ornamentali più belle che il Regno di Napoli, sotto il viceregno aragonese, potesse godere nel Seicento; si hanno notizie della fontana nel 1636 voluta dal viceré Manuel de Acevedo y Zuniga y Fonseca conte di Monterrey, innalzata lungo gli spalti di Castel Nuovo (Maschio Angioino) vanto di bellezza e di potere. Per l’effetto luminoso che produceva l’acqua scendendo generosa nelle quattro vasche sovrapposte fu chiamata la «Fontana degli Specchi» con il suo gioco sfaccettato provocato dalla luce del sole diretta sulla fonte, ammirato persino in lontananza; fu il gioiello più caro al nuovo viceré aragonese appartenente ad una delle famiglie più illustri e potenti della Spagna che rimase in carica nel viceregno di Napoli dal 14 Maggio 1631 fino al 12 Novembre del 1637, facendosi promotore di tante attività culturali.

 

Da fonti storiche si apprende che la Fontana degli Specchi si rese protagonista di un idillio d’amore, una leggenda o solo un pettegolezzo dell’epoca che trapelò a corte e divenne in breve di dominio pubblico. Si narra che il cuoco di corte un certo Corbusone si invaghì perdutamente della viceregina di Napoli Leonor Maria de Guzman y Pimentel moglie del conte di Monterrey; Corbusone alla sua regina preparava piatti prelibati e ardite conposizioni gastronomiche tanto da conquistare il suo palato ma soprattutto il suo cuore poiché profondamente ricambiato.
Un breve ritratto della viceregina ci restituisce l’immagine di una donna determinata:
“…Leonor Maria de Guzman y Pimentel (1590-1654), sorella del Conte di Olivares , Viceregina di Napoli. Donna di gran carattere e forte spiritualità, influenzò il marito nella sua carriera politica, prima a Roma e poi a Napoli, seguendo le orme di sua madre Maria Pimentel. (www.academia.edu/27962301/LEONOR_MA…DE_N%C3%81POLES).

 

Il luogo d’incontro preferito dagli innamorati fu proprio la Fontana degli Specchi dove in gran segreto, il cuoco e la viceregina si scambiavano bigliettini e sguardi intensi, ogni qual volta che il viceré si allontanava da Napoli.
Il loro amore fu talmente appassionato e rischioso che spesso la viceregina lasciava cadere un bigliettino destinato al suo amante, all’interno di una fessura ricavata dalla fontana, un pertugio segreto conosciuto solo da entrambi; a calar della sera, quando il cuoco terminava il suo gran lavoro, ritirava il biglietto e ne lasciava un altro in segno di risposta.
La fontana per questo uso clandestino fu chiamata Fontana degli Innamorati (da non confondere con altre fontane postume) fonte d’amore galeotto fra Corbusone e la viceregina.

 

Quando gli incontri divennero sempre più assidui e caddero sotto gli occhi della corte, la vicenda fu consegnata nelle mani del viceré che in preda al disonore (secondo la leggenda) diede ordine di far smontare la fontana e di consegnarla direttamente alla Spagna insieme alla sua viceregina; entrambe senza far più ritorno.
Quanto al cuoco, al povero Corbusone si narra che fu fatto prigioniero nelle carceri di Castel Nuovo e di lui non si seppe più nulla.
Secondo la credenza popolare quando il cuoco vedeva la fontana dal carcere splendere sulla piazza del Castello, in ricordo della bella regina, le sue lacrime andavano ad alimentare la fonte e questa si tramutava in lacrime d’amore … e da qui la leggenda delle lagrime di Corbusone o Corbussone come cita Matilde Serao in ”Leggende napoletane”
« E tutte le fontane di Napoli sono lagrime … »

 

Dalla leggenda alla storia

Secondo fonti storiche la Fontana degli Specchi faceva parte di un gruppo di tre fontane che decoravano gli spalti di Castel Nuovo; la sorgente centrale, detta di Venere, fu costruita da Domenico Fontana nel 1597 chiamata così per l’inserimento della statua di una Venere giacente ad opera dello scultore Girolamo Santacroce. La scultura per la sua bellezza fu portata via dal viceré Pietro Antonio d’Aragona e sostutuita da una copia di qualità minore.
La seconda fontana collocata alla desta della fontana di Venere, più semplice di realizzazione fu chiamata Fontana di Olivares voluta dal viceré Enrique de Guzmán, conte di Olivares che restò in carica a Napoli dal 1595 al 1599. L’ultima fontana detta Fontana degli Specchi per il suo bel gioco luminoso fu collocata in piazza Castello, voluta da Manuel de Acevedo y Zuniga y Fonseca conte di Monterrey nel 1636.
Con Ferdinando I di Borbone, vennero costruite nei fossi del castello alcune fabbriche e per tali lavori, le tre fontane furono sistemate intorno alla piazza. La Fontana degli Specchi fu sistemata all’altezza del Teatro La Fenice di Napoli tra via Santa Brigida con via Verdi, alla destra di Palazzo San Giacomo, ed ebbe la sua permanenza a Napoli fino alla fine dell’Ottocento dopodiché fu demolita per i lavori di Piazza Municipio.

 

Solo grazie ad un ritrovamento fortuito nel sottosuolo, nel luogo in cui esisteva la fontana, fu rinvenuta una statua acefala di marmo attribuita alla leggendaria Fontana degli Specchi.
Una fonte d’acqua, una fonte storica, una fonte d’amore.

 

Fonti consultate

  • Le Fontane di Napoli di Aurelio De Rosa- La Napoli Tascabile de Il Mattino – Newton & Compton Editori
  • Storia de’monumenti di Napoli e degli architetti che gli edificavano … Di Camillo Napoleone Sasso
  • www.sovranitapopolarenapolitana.it/la-fontana-degli-specchi-un-opera-tolta-a-napoli-e-donata-alla-spagna/


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