La festa dell’Architiello a Miano. La devozione alla Madonna dell’Arco e i riti della Pasqua

Annunziata Buggio

La Festa dell’Architiello (o Archetiello) a Miano è stata una ricorrenza importante tramandata dal XVII secolo alla devozione per la Madonna dell’Arco con il suo santuario intriso di storia, fede, arte e mito. La Pasqua rievoca la festa popolare.

 

La festa dell’Architiello fu per lungo tempo, una ricorrenza molto sentita nell’antico casale demaniale di Mianella, oggi inglobato a Miano, dove un gran numero di persone e fedeli provenienti da diverse aree di Napoli si radunavano «abbascio a ’o Cavone» giù alle falde del torrente Cavone, per l’ascolto della santa messa nella piccola cappella cinquecentesca di Santa Maria degli Angeli (dove è molto venerata l’immagine della Madonna del Cavone) per poi dirigere i festeggiamenti del lunedì in Albis verso l’adiacente Bosco di Capodimonte tra bivacchi, baldorie, gozzoviglie varie e consumare i cibi rituali della Pasquetta con l’immancabile casatiello e la sublime pastiera napoletana, simboli della tradizione locale (ormai sdoganata) connotati di messaggi sacri e profani.

 

I festeggiamenti del Lunedì ”In albis” che nel linguaggio liturgico significa – in veste bianca – si riferiscono all’antica usanza dei fedeli di battezzare i bambini e di far indossare la veste bianca per otto giorni; a questo rituale religioso si accompagnava la classica e l’irriducibile scampagnata nelle zone collinari di Napoli.
Proprio per la sua popolarità, la festa dell’Architiello attirò l’attenzione di famosi autori del teatro appartenenti a tre epoche diverse: festività che ispirò la creazione di commedie popolari e commedie per musica intitolate ”La festa dell’Archetiello” che calcavano pienamente gli aspetti popolareschi napoletani.

 

 

Il termine Archetiello che sottintende un piccolo arco fa riferimento ad un’altra parte di Miano dove sorge l’ex stabilimento Birreria Peroni divenuto oggi un centro commerciale, presso il luogo in cui fu edificata la chiesa di Santa Maria dell’Arco che tramanda il culto devozionale della Madonna dell’Arco molto sentito su tutta la fascia settentrionale di Napoli prima qui che altrove, e dove i segni di riti più antichi si conservano nel territorio senza alterarne il significato originale.
Un’altra festa che viene indicata con lo stesso appellativo Archetiello, dai racconti dei residenti del quartiere di Miano, ricorreva nell’ultima domenica di agosto anche se meno nota della precedente e conosciuta soltanto dalla popolazione locale.

 

Dagli studi e dalle ricerche di Ciro De Novellis, poeta stimato e studioso di etnologia, autore di saggi di cultura popolare, riporto la sua esposizione della festa dell’Achetiello tratta dal volume ”Partenope. Maia La Partoriente” : «L’altra festa che abbiamo indicata, ricorreva nell’ultima domenica di agosto e, quantunque meno conosciuta della precedente per la minore partecipazione di gente e per lo più locale, non meno interessante risulterà essere quando ne avremo spiegato il significato; anche se, diciamo subito, cercheremo di far emergere dai due momenti folklorici soprattutto la derivazione antica del rituale e l’aspetto semantico dell’appellativo Archetiello, in virtù di un fatto importante, e cioè, che a costituirlo (meglio ancora a tramandarlo) hanno contribuito nel tempo tre fattori particolari: la presenza degli archi naturali che in età precristiana erano luoghi di preghiera, la successiva costruzione degli archi di fabbrica dell’acquedotto romano che entrava in Napoli passando proprio per Mianella, la più recente istituzione della chiesa Santa Maria dell’Arco, e la connessione, tramite il Percorso dei Canapi, con contrade anch’esse dette dello Archetiello.»

 

Determinante per la trasmissione della festa dell’Archetiello sono stati tre elementi: la presenza di archi religiosi precristiani, gli archi di fabbrica dell’acquedotto romano che entrava in Napoli attraversando Mianella, e la costruzione successiva della chiesa Santa Maria dell’Arco in connessione alle contrade vicine lungo la Via dei Canapi (dalle zone collinari fino ai Campi Flegrei) dette ”Archetiello”.
L’Arco, la costruzione architettonica o l’elemento naturale, il cui simbolo indica l’entrata e l’uscita da un periodo difficile o facile, segna il passaggio dal presente al futuro, è simbolo di protezione, di aiuto e di prosperità.

 

Fonti inesatte e confuse riportate da scrittori e saggisti pongono la localizzazione della festa dell’Architiello in due posti nelle immediate vicinanze, tra Miano-Mianella e località Pigna, l’antico borgo del Vomero. Le indagini e gli studi mettono in rilievo due fattori importanti: da un lato i reperti toponomastici con la denominazione Archetiello si riscontrano in località Pigna mentre la tradizione orale della festa è più viva e sentita a Miano. Un’altra connessione a favore del borgo Pigna è la presenza della settecentesca Chiesa dell’Architiello (Santa Maria ab arcu) o di San Giacomo dell’Architiello con l’annessa Masseria dell’Architiello, eretta in Via Case Puntellate. Ma è Miano a trasferire ai posteri il ricordo della festa con il pellegrinaggio giù al Cavone e ad alimentare il culto della Madonna dell’Arco.

La Chiesa di Santa Maria dell’Arco a Miano

 

Della Chiesa di Santa Maria dell’Arco a Miano che si erge in Piazza Madonna dell’Arco si conosce poco delle sue fonti storiche ma risulta già costruita nel 1542 nello stesso luogo in cui, secondo la tradizione, sussisteva un arco sotto al quale era affrescata un’immagine della Madonna col Bambino e ritenuta dai fedeli del posto, una effigie miracolosa.

…”Miano, Casale distante da Napoli due miglia in circa, possiede un prezioso tesoro, quale si è appunto la taumaturga Effige di S. Maria così detta dell’Arco, che quivi si venera entro la chiesa dei padri minori riformati”.
Tratto dal volume “Cenno storico della taumaturga effige di Santa Maria dell’Arco che si venera nella chiesa dei frati minori riformati in Miano” di Eusebio Partenico.

 

Nel 1624 la chiesa originale, dapprima curata ad alcuni monaci eremiti fu ampliata e affidata l’anno dopo ai padri domenicani a seguito di molti interventi prodigiosi compiuto dalla Vergine; la chiesa divenne poi santuario a tutti gli effetti, luogo di pellegrinaggio per ottenere grazie e guarigioni, affollato da centinaia di fedeli provenienti da ogni parte del regno.

 

Nel 1842 la chiesa subì degli colossali lavori di restauro voluti dai Frati Minori Francescani dopo che il complesso religioso, sviluppatosi con un convento e da un chiostro, versava in un forte stato di abbandono da ben 34 anni: i lavori di restauro furono avviati a seguito della costruzione del ponte di Bellaria che mise in comunicazione Capodimonte con Piazza Dante.
Recente è il nuovo restauro che ha riguardato l’intera facciata della chiesa e che ha restituito bellezza all’intero complesso religioso, conservando l’integrità delle poche e uniche tracce medioevali visibili all’interno, sopravvissuti nel tempo.
L’icona della Madonna dell’Arco è molto cara ai mianesi e non solo, il cui culto devozionale si allunga fino ai quartieri limitrofi a Nord di Napoli.

 

I tre importanti miracoli della Madonna dell’Arco a Miano

I principali eventi prodigiosi riguardanti l’effigie di Santa Maria (o Madonna) dell’Arco a Miano risalgono al XVII secolo da quando fu tramandato il primo miracolo: la guarigione di un giovane paralitico di nome Giuseppe.
Si narra che questo giovane si recava ogni giorno ai piedi della Madonna dipinta sotto l’arco, chiedendo l’elemosina ai passanti. Un giorno accadde che udì una voce a lui vicina che lo esortò ad alzarsi ma voltatosi per capire chi fosse, Giuseppe non vide nessuno. Allora la voce si fece più forte finchè alla terza esortazione, il giovane si alzò d’impeto e si ritrovò in piedi, guarito misteriosamente.
Da lì si gridò al «miracolo» e i prodigi si moltiplicarono di giorno in giorno facendo accorrere milioni di fedeli in cerca di grazie e di guarigioni alla Vergine dell’Arco.
Con i soldi ricavati delle offerte, i pellegrini eressero una piccola cappella e un ricovero di quattro stanze, affidando la gestione del sito religioso ad una piccola comunità di eremiti.
Nel 1624 la chiesa fu ampliata e fu costruito un convento, diretto nel 1625 dai padri domenicani su ordine dall’arcivescovo di Napoli, Decio Carafa; solo nel 1631 i domenicani entrarono in possesso della chiesa.

 

Il secondo miracolo risale al 16 agosto del 1640 e riguardò la grazia che ricevette un nobiluomo di Catanzaro di nome Fabrizio Sanseverino. Il nobiluomo affetto da una grave forma di febbre malarica che l’aveva portato quasi in fin di vita, su consiglio di un suo caro amico, tale Giovanbattista Confalone che aveva ricevuto anch’egli una grazia dalla Madonna prodigiosa di Miano, volle affidarsi con devozione alla Vergine per ottenere la guarigione. Pregata e invocata l’icona sacra, Fabrizio riuscì ad ottenere la grazie e guarì del tutto.

 

Del terzo miracolo si ha notizie nel 1641 e vide la guarigione un bambino paralitico di Lecce; si tramanda che un medico leccese di nome Giacinto di Masi aveva un figlio di nome Prospero, affetto sin dalla nascita da una forma di disabilità motoria.
Giacinto da buon medico aveva provato di tutto, rivolgendosi ai luminari della scienza pur di riuscire a curare suo figlio. Dopo invani tentativi e sconfortato, Giacinto e sua moglie si affidarono con intensità alla fede, pregando e chiedendo l’intercessione divina.
Una sera accadde qualcosa: il piccolo Prospero ricevette in sogno un messaggio dalla Madonna : “…fatti portare a casa mia che ti farò la grazia”.

 

Il bambino di soli 4 anni , all’indomani raccontò il sogno ai genitori supplicandoli di portarlo nella chiesa dove c’era quell’affresco miracoloso della Madonna. Prospero non sapendo indicare il luogo preciso che aveva veduto in sogno, affidò le ricerche a suo padre che cercò notizie di imagini miracolose. Dopo varie peripezie, il medico con la sua famiglia si recarono a Napoli, dapprima in una chiesa di Chiaia inutilmente e infine seppero della Madonna miracolosa di Miano. Giunti nel casale di Miano e veduta la chiesa, nel momento in cui il bambino vide l’affresco della Madonna trasalì dall’emozione, riconobbe la Vergine del sogno e le raccomandò di guarirlo come aveva promesso. Procolo tra l’incredulità di tutti, inizò a camminare e ottenne la grazia espressa dai suoi genitori.
Da allora si tramanda il culto devozionale della Mamma – Madonna dell’Arco a Miano.

 

La festa dell’Archetiello – come per la maggior parte delle feste popolari – ha avuto una matrice di origine pagana, derivata da culti religiosi evocanti miti di ispirazione rurale, connessi a pratiche sacre legate all’agricoltura, alla terra e al lavoro nei campi che ben si addicevano alla natura e all’identità storica del luogo ma di cui si è persa memoria.

 

Si ringrazia vivamente Ciro De Novellis per gli studi e le ricerche condotte sulla Festa dell’Architiello tratte dal volume PARTENOPE, MARIA LA PARTORIENTE



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