La Facoltà di Teologia di Napoli avvia un corso di formazione per Esorcisti

Paola Palmieri
La Facoltà di Teologia di Napoli avvia un corso di formazione per Esorcisti
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Un corso su come imparare a riconoscere casi di possessione diabolica

 

La Facoltà Teologica di Napoli, ha deciso di inserire nel biennio di specializzazione in Teologia pastorale profetica, un seminario di approfondimento di Demonologia. Un corso su come imparare a riconoscere casi di possessione diabolica, e come capire quando è il caso di rivolgersi ad un esorcista.

 

Carmine Matarazzo, docente di Teologia pastorale e direttore dell’Istituto di Scienze pastorali spiega: «Esso si rivolge agli studenti (futuri sacerdoti o laici) che si troveranno ad affrontare domande, aspetti e problemi, riguardanti la realtà del peccato di Satana e dei suoi accoliti»

 

Invece il relatore del corso, padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti dice : «Il numero crescente di fedeli che chiedono l’intervento dei sacerdoti esorcisti implica la necessità da parte di vescovi e sacerdoti di acquisire quei criteri di discernimento fondamentali per capire se i fenomeni esposti siano effettivamente da ricondurre a un’azione straordinaria del demonio». Continua affermando «la presenza e l’azione di uno o più demoni in un corpo umano, che esercitano un controllo dispotico su di esso, costringendolo a muoversi o a parlare in determinati momenti, senza che il posseduto possa fare nulla per evitarlo, anche nei casi in cui mantiene la coscienza di ciò che sta avvenendo».

 

Per il presidente dell’Aie sono diversi i segnali da cogliere per capire se un soggetto è impossessato oppure no come la difficoltà nel recitare le preghiere, nel leggere il Vangelo, nel rispondere alle domande di rinuncia, soprattutto nel momento della preghiera silenziosa e dell’imposizione delle mani.

 

Mentre monsignor Salvatore Esposito, professore di Liturgia spiega: «Di fronte ad un fenomeno legato anche al clima di incertezza e di precarietà del nostro tempo,che trova rifugio nella magia, nelle sette sataniche, nella cartomanzia, nella superstizione, molti tentano di dare a queste manifestazioni un fondamento scientifico e persino medico. Da qui la necessità di individuare delle piste pastorali. Eccole, suddivise in punti; evangelizzare: perché la mentalità magica prospera più facilmente dove c’è un vuoto di fede. Vigilare: sui pellegrinaggi diretti a luoghi di presunte apparizioni o di fenomeni straordinari. Accogliere: con carità le persone cadute nella magia. Catechizzare: attraverso la parola, la preghiera, il servizio della carità. Santificare: donando la grazia attraverso i sacramenti. Benedire, con l’uso del benedizionale. E conclude affermando «È opportuno sottolineare  che l’esorcista (il cui incarico è conferito dal vescovo) non è uno “scalatore” solitario, né si improvvisa, deve sentire la vicinanza del vescovo, del presbiterio e della comunità ecclesiale nella quale opera. Sarebbe opportuno che le diocesi avessero dei centri di consulenza e di ascolto, ove sacerdoti ed esperti possano offrire un sostegno spirituale in questo settore così delicato. Necessita però, mettere da parte, far zittire e neutralizzare l’azione dei santoni di turno che ad ogni stagione sbocciano come i papaveri nel campo della Chiesa seminando sconcerto, illusioni, sofferenze e attese irrealizzabili in quanti li accostano».

 

(Fonte corriere del Mezzogiorno)



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